Autore: admin

Oggi ci rivolgiamo a tutti coloro che possiedono un cucciolo di gatto e desiderano imparare a giocare con il proprio amico a quattro zampe.
Il gioco assume, per chi non lo sapesse, molteplici funzioni ed è fondamentale per il corretto sviluppo dell'animale: concorre al giusto rafforzamento dei muscoli, prepara il micio alla vita da adulti, sviluppa le capacità venatorie e i sensi. Vediamo quindi come divertirsi con il proprio gatto, ma soprattutto quali sono gli atteggiamenti da evitare.

1. Come e quando giocare con il proprio gatto

Il gatto gioca, solitamente, più volte al giorno per alcuni minuti e le attività ludiche possono essere così suddivise:

  • sessioni di gioco con il proprietario;
  • sessioni di gioco in solitudine lasciando a disposizione dell'animale alcuni oggetti dedicati;
  • sessioni di gioco dedicate alla stimolazione mentale.

L'ideale è avere a propria disposizione piccoli giochi per gatti che siano in grado di risvegliare l'istinto dell'animale da cacciatore; in commercio vi sono palline, topini di peluche, piume attaccate a un bastoncino e molto altro ancora (sono perfetti anche i giochini fai da te come, per esempio, i rotolini vuoti della carta igienica e le bottiglie piccole di plastica).
Il segreto, per coinvolgere il micio e catturare la sua attenzione, risiede nel modo in cui si muovono gli oggetti che vengono percepiti dal gatto come prede: questi devono, perciò, allontanarsi dall'animale ed essere spostati in modo imprevedibile e con velocità variabile (si consiglia di alternare movimenti rapidi e lenti e nascondere, se possibile, l'oggetto dietro il divano o un mobile). Tutto ciò senza mai dimenticare che il gatto deve sempre trionfare e per questo motivo è importante che riesca a 'catturare' il suo giochino (in caso contrario potrebbe, difatti, frustrarsi).

Un'alternativa molto interessante è quella di proporre all'animale delle specie di sfide (o problemi da risolvere): riuscire a trovare bocconcini sparsi per la casa, prendere le crocchette all'interno di una scatola, ecc….
Il padrone, in questi casi, deve limitarsi a osservare l'animale, ma deve essere il gatto a ingegnarsi per superare la prova.

2. Quando il proprietario diventa una preda

Alcuni gattini, durante il gioco, tirano fuori le unghie, mordono il padrone e attentano, nel vero senso della parole, alle mani e ai piedi dello stesso.
Questo atteggiamento, che non deve essere assolutamente sottovalutato, può essere imputato a due diversi fattori.

  • L'animale si eccita in modo importante e perde il controllo: in tal caso il proprietario deve fermare immediatamente il gioco e lasciare che il micio si rilassi.
  • Il gattino non riesce a controllare il morso perché non ha ricevuto adeguati insegnamenti dalla mamma. Ciò accade soprattutto quando i cuccioli rimangono orfani o vengono sottratti alla madre prima del tempo.

Il padrone deve, quindi, essere pronto a dire un no deciso, allontanarsi dal gatto e ignorare lo stesso per alcuni minuti.
Si consiglia quindi, in ultima analisi, di:

  • evitare qualsiasi gioco che comporta il contatto diretto con gli arti superiori e/o inferiori;
  • non farsi rincorrere in giro per la casa.

È, perciò, fondamentale che il gatto impari fin da piccolo a non giocare con gli arti superiori e inferiori del proprio padrone; l'animale da adulto potrebbe, difatti, continuare ad aggredirli.
Le mani devono, infatti, essere usate solo per esprimere affetto nei confronti del proprio micio (coccole e carezze).
Rapportarsi correttamente con il gattino durante il gioco è, perciò, essenziale e tale approccio deve essere spiegato anche ai più piccoli che, in caso contrario, potrebbero correre il rischio di essere morsi e/o graffiati.

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Il mal di schiena rappresenta un disturbo diffusissimo che talvolta potrebbe essere prevenuto con uno stile di vita adeguato. Trattandosi di un problema multifattoriale, prima di trattare il mal di schiena sarà opportuno comprendere le cause che lo determinano e soprattutto stabilire eventuali patologie sottostanti che andranno adeguatamente trattate al fine di ottenere una rapida attenuazione dei sintomi.

Parliamo, come riportato anche su CurarsiBene.it innanzitutto di come prevenire il mal di schiena. Una delle prime cause che determina l’insorgenza del disturbo in assenza di patologie è il riposo notturno. Contrariamente a ciò che crediamo, infatti, durante la notte la muscolatura tende ad irrigidirsi e contemporaneamente a ricevere meno sangue ossigenato. Questa duplice causa può provocare al risveglio una sensazione di dolore lombare che può durante anche per giorni. In questo caso è importante non solo scegliere un materasso adeguato che non sia troppo rigido o troppo morbido ma anche avere cura di rigirarlo periodicamente per evitare che alcuni avvallamenti formatisi col tempo possano disturbare la posizione della schiena.

Altro aspetto di cui tenere conto per prevenire e combattere il mal di schiena è senza dubbio l’eventuale sovrappeso, in particolare se concentrato all’addome/basso ventre. In questi casi, infatti, oltre ad aumentare il rischio di seri problemi cardiovascolari, la schiena è estremamente sollecitata durante i movimenti e si possono arrecare danni sia alla struttura scheletrica, soprattutto per persone in età avanzata, sia alla muscolatura.

Inoltre, anche se sempre troppo poco considerato, c’è la scelta del letto. In pratica, non ce n’è uno “giusto” in senso assoluto, ma è importante avere una base sufficientemente rigida che impedisce posture scorrette. Stessa considerazione e consiglio anche per il materasso : il tipo migliore per sé è quello accoglie le fisiologiche curve senza far sprofondare troppo e senza dare eccessive controspinte.

Per combattere invece una lombalgia che, nonostante l’accortezza, ha ormai già fatto capolino rendendoci difficile affrontare i vari compiti giornalieri, è possibile ricorrere sporadicamente all’utilizzo di antidolorifici ed antinfiammatori, la cui posologia andrà in ogni caso opportunamente concordata col proprio medico di base o ortopedico.

Sebbene si pensi che per guarire dal mal di schiena sia necessario il riposo assoluto, in più casi di quanti si crederebbe l’assoluto immobilismo è un danno. Soprattutto quando il mal di schiena è causato da un’ipotonia muscolare o da poca elasticità, rimanere fermi troppo a lungo potrebbe indebolire ulteriormente la zona rendendo più lenta, e probabilmente non risolutiva, la guarigione.

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Un corretto regime alimentare rappresenta un requisito fondamentale per assicurare al gatto un funzionamento ottimale del metabolismo.
Molti dati statistici concordano nell'affermare che molti proprietari non prestano la giusta attenzione a tale aspetto, ed incorrono in numerosi errori nutrizionali che comprendono generalmente un'insufficiente idratazione, un eccessivo consumo di carboidrati ed un surplus di cibi contenenti proteine di origine vegetale, a scapito di quelle di origine animale.
Una dieta scorretta può avere numerose conseguenze, anche gravi, sulla salute dell'animale.

Il metabolismo del gatto e l'alimentazione

– L'organismo felino non ha bisogno di carboidrati dato che possiede la capacità innata di regolare il metabolismo glucidico cellulare anche senza introdurre zuccheri con gli alimenti: pertanto, offrendo all'animale dei cibi contenenti tali sostanze, si rischia di farlo ingrassare e soprattutto di innescare dei pericolosi squilibri di natura ormonale riguardanti il metabolismo dell'insulina pancreatica, che potrebbero causare l'insorgenza di diabete mellito.
– Un altro aspetto metabolico tipico del gatto è rappresentato dal fatto che non comprende la necessità di assumere acqua, poiché i felini non avvertono lo stimolo della sete; tale situazione può causare, nel lungo tempo, l'insorgenza di gravi disturbi a livello renale, come cistite, calcolosi o blocchi urinari.
– Infine è necessario tenere presente che il gatto è un animale carnivoro, che, come tale, deve nutrirsi con alimenti contenenti proteine di origine animale, mentre mostra molte difficoltà a digerire quelle di origine vegetale. La carenza di aminoacidi contenuti nelle proteine animali può avere serie ripercussioni sul metabolismo organico dell'animale.

Alimenti umidi per l'alimentazione del gatto

Per la tendenza a non idratarsi in maniera equilibrata il gatto dovrebbe essere alimentato con una giusta quota di alimenti umidi che, contenendo elevate percentuali di acqua, rappresentano una scelta d'elezione per il suo nutrimento. Inoltre l'umido è costituito da proteine di origine animale e da pochi carboidrati, tutti requisiti indispensabili per assicurargli il benessere fisiologico.
Bisogna tuttavia tenere presente che esistono alimenti allergizzanti per l'animale, che sono la carne di agnello e di manzo, e che quindi devono essere esclusi dalla dieta. Un requisito indispensabile che il cibo umido deve possedere è quello di essere di buona qualità, è quindi consigliabile utilizzare prodotti garantiti da brand di comprovata esperienza ed affidabilità nel settore del pet-food.

Alimenti secchi per l'alimentazione del gatto

I croccantini, in linea di massima, non sono consigliabili per alimentare il gatto dato che contengono bassissime percentuali di acqua ed elevate concentrazioni di componenti vegetali; inoltre, per essere maggiormente appetibili, questi cibi vengono arricchiti con aromi ed altre sostanze di dubbia origine.
Si tratta quindi di prodotti non particolarmente sani e soprattutto poco adatti al metabolismo del felino. Nella vasta gamma di croccantini disponibili sul mercato sarebbe buona regola optare per quelli poveri di carboidrati e ricchi di sostanze lipidiche, che presentano un profilo nutrizionale abbastanza simile a quello della carne.

Dieta alternata tra umido e secco

Salvo particolari condizioni metaboliche dell'animale, per le quali sia necessario ricorrere a regimi dietetici specifici e controllati dal veterinario, la scelta migliore per la sua alimentazione consiste nell'alternanza tra prodotti umidi e secchi, in modo tale da garantirgli un corretto apporto di nutrienti e di acqua, e contemporaneamente da offrirgli cibi appetibili, variati, che siano in grado di sopperire ad eventuali carenze metaboliche facilmente presenti soprattutto negli esemplari molto piccoli.

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Le mani sono le parti del corpo più in vista e che possono raccontare molto della personalità di chiunque. La cura delle mani ha sempre interessato sia gli uomini che le donne, ma non vi è dubbio che le donne – oltre alla cura delle mani in sé – si dedicano anche ad abbellire e decorare le unghie, in particolar modo, rendendole in alcuni casi delle vere e proprie opere d’arte. La nail care e la nail art hanno conosciuto negli ultimi anni un boom di popolarità in tutte le fasce di età; un posto rilevante è occupato dalla ricostruzione delle unghie che richiede, però, abilità e precisione al punto che esistono dei veri e propri corsi presso le scuole di estetica. La capitale è, insieme a Milano, una delle città in cui nascono persino le nuove tendenze, per cui non è affatto difficile trovare centri estetici per la ricostruzione delle unghie a Roma.

Breve storia sulla manicure

Fin dai tempi degli Egizi, si hanno testimonianze sull’abitudine di decorare le unghie. L’usanza di esibire unghie lunghe, colorate e mani ben curate era sinonimo di appartenenza alle classi sociali elevate, ma a partire dagli anni ’20 del secolo scorso – con l’avvento del cinema – si è diffusa la moda di avere unghie smaltate impeccabili, non particolarmente lunghe. È in quegli anni che si sviluppano le grandi industrie cosmetiche che lanciano linee dedicate alla cura delle mani, come Max Factor che già nel 1925 lanciò per primo sul mercato un esclusivo trattamento lucidante, mentre la Revlon, nel 1932, avviò la produzione in serie di smalti colorati abbinati ai rossetti. La vera e propria ricostruzione delle unghie comincia nel 1937 quando Harriet Fliegenbaum brevetta delle applicazioni – simili a quelle che sarebbero diventate le attuali tip – per allungare le unghie e molto utilizzate dalle dive del cinema hollywoodiano. L’introduzione della tecnica ad acrilico si deve, invece, al dentista Fred Slack Jr. che in seguito a un incidente che gli procurò la lesione di un’unghia provvide a “ripararla” con l’aiuto di un foglio di alluminio e un miscuglio di monomeri e polimeri per uso dentistico. Fino agli anni ’70, la tecnica di ricostruzione in acrilico era molto elitaria e diffusa tra le star. È solo a partire dagli anni ’80 e dalla produzione di nuovi prodotti in gel UV che il trattamento di ricostruzione delle unghie è diventato di uso comune e dai costi più contenuti, al punto da essere utilizzata sia come forma di bellezza estetica, sia come trattamento per la cura dell’onicofagia (chi si rosicchia le unghie).

Ricostruzione delle unghie: metodi, costi, pro e contro

Per ottenere un buon risultato e un’ottima resa nella ricostruzione delle unghie è bene affidarsi ad estetisti di professione come quelli della Scuola Estetica BSA. È bene, però, conoscere le varie tipologie e i metodi di ricostruzione prima di affidarsi a qualcuno. Le onicotecniche più diffuse sono:

  • Ricostruzione in acrilico: con resina acrilica attraverso la quale l’unghia viene rimodellata, ricostruita o allungata con l’applicazione di polveri acriliche e monomeri.
  • Ricostruzione in gel: l’unghia viene ricostruita con un gel speciale a UV che si catalizzano tramite luci a LED o ultravioletti;
  • Ricostruzione in acrigel: una soluzione di ultima generazione resistente come l’acrilico e facile da modellare come il gel, sempre con l’uso di apposite lampade a LED o UV.

Una ricostruzione completa presso un centro estetico affidabile ha costi variabili in base al trattamento e alla tipologia di unghia. I prezzi medi oscillano tra i 70 € e i 100 € la prima volta, mentre i “ritocchi” – con frequenze bi- o tri-settimanali, al massimo mensili – oscillano tra i 35 € e i 45€. Si consigliano ritocchi costanti nel tempo, perché la ricrescita – oltre a essere antiestetica – aumenta i rischi di spezzare anche l’unghia naturale.

Se da una parte la ricostruzione delle unghie ha aiutato uomini e donne a superare il problema dell’onicofagia e contribuire al benessere estetico e psicologico, dall’altra comporta dei pro e dei contro. La ricostruzione non permette di far respirare le unghie naturali che si indeboliscono nel tempo, per cui è bene lasciar trascorrere almeno un mese tra un trattamento e l’altro curando le unghie con prodotti idratanti e ri-mineralizzanti; mentre è assolutamente sconsigliata per chi soffre di unghie fragili, onicomicosi, pseudomonas e infezioni delle unghie (in questi casi occorre curare l’unghia piuttosto che nasconderla acuendone le problematiche).

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Più che una dieta la macrobiotica è una vera e propria filosofia di vita, da makros e bios, letteralmente lunga, grande vita. Come la quasi totalità delle grandi filosofie proviene dall’oriente, dove è radicata da almeno 5000 anni. Niente di nuovo sotto il sole, ma per noi europei ed il resto del mondo questo tipo di alimentazione è nota dai primi del ‘900 quando George Ohsawa la portò alla ribalta del grande pubblico. Alimenti base nella cucina macrobiotica sono i cereali, che devono essere non raffinati ed integrali, i grassi, tra i quali sono consentiti il burro di sesamo e l’olio extravergine di oliva (no a burro e margarina), i legumi, la cui acqua di cottura è consigliata come bevanda e le alghe.

Gli alimenti sono classificati in base alla loro componente Yin e Yang. Immaginiamo una scala graduata da 0 a 7, da una parte Yang positivo (da 0 a +7) dall’altra Yin negativo (da 0 a -7), ogni alimento avrà una sua classificazione in base al contenuto Yin e Yang. Sono Yin i cibi a componente acida, ad esempio latte, yogurt, frutta, tè, spezie.

Sono invece Yang gli alimenti con componente alcalina, come la carne, il pesce, pollo, uova, sale. Tutto ciò che è agli estremi è dannoso ma può essere utilizzato come “medicina” quando è necessario curare uno squilibrio nella componente opposta. Il concetto è un po’ difficile e non facilmente illustrabile in poche righe, per cui si rimanda alle centinaia di pubblicazioni specifiche per un approfondimento più completo. Occorre evitare tutti i tipi di cibo pesantemente trattati e conservati a livello industriale e le ricette di cucina a base di prodotti troppo lavorati, è necessario utlizzare prodotti quanto più possibile non lavorati e naturali, soprattutto biologici. E’ da eliminare tutto quanto dolcificato con zucchero e miele (crostate, torte, ecc), sono da evitare patate, pomodori, melanzane, latte e latticini in genere. E’ da preferire il consumo di pesce alla carne ed è sconsigliato l’utilizzo di sale comune e/o spezie a favore del solo sale marino naturale.

Un pasto sarà armonico se conterra conterrà il 50% di cereali integrali, il 25% di proteine di cui il 10% di origine animale e il 15% di origine vegetale, il 25% tra verdure (cotte e crude) e frutta. Per gli utensili da cucina sono consigliati il legno per i mestoli ed il bambù per i cestelli per cottura a vapore. Per le pentole e tegami è da utilizzare l’acciaio inossidabile o la terracotta. Da evitare gli utensili in alluminio perché andrebbero a modificare le proprietà ed il gusto dei cibi. Le cotture più indicate sono quella a pressione per cereali e legumi, e quella al vapore per i vegetali, pesce e carne, quelle sconsigliate sono quelle maggiormente elaborate quali sformati, torte salate, sughi grassi ed intingoli vari.

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Il grandissimo progresso scientifico-tecnologico che, oggi non conosce sosta, ha posto spesso e volentieri la parola fine a mali che per certe epoche sono stati realmente incurabili.
Le soluzioni, alcune volte seppur in ritardo, sono quasi sempre arrivate ma il tempo ha purtroppo allontanato dalla vita terrena tantissime persone.

Una delle malattie più infime e cattive, più atroci e devastanti tra quelle mai esistite è sicuramente il vaiolo. Basti pensare che fino al 1977, in alcune parti dell’Africa, ha colpito donne, uomini e bambini senza distinzione alcuna. Da quel momento, però, la malattia è stata definitivamente sconfitta grazie all’invenzione del vaccino che prepara il sistema immunitario dell’uomo a respingere gli assalti di questa malattia che nel 50% dei casi colpiva in modo funesta.

Cenni storici della malattia

Come detto ormai esistono vaccini tesi a sconfiggere a priori il male. Per poter tenersi informati basta recarsi in un qualsiasi centro di vaccinazioni e Roma, Milano, Torino, Palermo o qualsiasi altra città d’Italia e saremo informati a dovere su cosa dovere fare e come farlo.

Il virus, in ogni caso, si localizza tra la faringe, i cavi orali e la piccola circolazione della cute. Purtroppo la metodologia di contagio era elementare: bastava infatti entrare in contatto con un oggetto infetto e il danno era fatto.
Dal punto di vista estetico la prima sintomatologia è la presenza su quasi tutta la totalità del corpo di macchie cutanee ricche di liquidi: che sia volto, braccia, gambe, busto e zone intime non vi era zona che rimaneva ‘immune’ al virus.

In genere il periodo di incubazione non superava le due settimane (la media era dodici giorni effettivi).

Le varie tipologie di vaiolo

È stato comunque possibile distinguere nel corso del tempo cinque tipologie di vaiolo che hanno colpito l’uomo fino alla seconda metà del secolo precedente. Andiamo a vedere, con ordine, tutte le sue forme:

  • Forma ordinaria: colpisce generalmente il 90% delle persone che non hanno fatto i vaccini e nel corso di qualche giorno la totalità del volto viene ricoperta da pustole ripiene di un particolare liquido. Meno densa la presenza in altre zone del corpo;
  • Forma modificata: è una forma più lieve rispetto alla precedenza ed in genere il livello di mortalità si riduce in modo esponenziale. A volte la si confonda con la varicella;
  • Forma maligna: quasi sempre fatale porta alla setticemia nel giro di qualche giorno. La temperatura corporea si alza in modo eccessivo e una volta contagiati le possibilità di guarire sono minime;
  • Forma emorragica: l’ultima variante dell’infezione da vaiolo e si sviluppava nel 2% degli adulti. Portava a numerose emorragie interne che compromettevano il sistema umano in modo inesorabile.
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Esattamente come per l’uomo, un cane può soffrire di intolleranze alimentari. Quando l’animale perde il solito brio, appare inspiegabilmente stanco, privo di energia e manifesta problemi gastrointestinali, una possibile causa potrebbe essere una dieta non corretta con la presenza di alimenti intolleranti. In questi casi è necessario rivolgersi subito ad un veterinario che saprà indicare la via per ridare benessere e vivacità all’amato amico a quattro zampe.

Cos’è un’intolleranza alimentare?

L’intolleranza agli alimenti è l’incapacità di assimilare determinate sostanze che finiscono col causare disturbi, anche molto gravi, all’apparato gastroenterico. Tra i sintomi più frequenti c’è il gonfiore intestinale, diarrea e vomito. Un’intolleranza si manifesta solitamente quando il cane è ancora in giovane età, ma può colpire anche esemplari adulti. Non ci sono razze che si possono considerare più sensibili di altre a tale problema. Nei cuccioli un’intolleranza alimentare è particolarmente grave perché provoca seri danni fisici, compromettendo la regolare crescita dell’animale.

Le cause di questo disturbo alimentare sono da imputarsi principalmente a fattori genetici e all’assunzione di cibo di scarsa qualità che provoca difficoltà, da parte del cane, nell’assimilare i nutrienti (soprattutto la parte proteica).

I sintomi di un’intolleranza alimentare

Sappiamo bene come accorgersi dei problemi di salute di un cane non sia sempre una cosa semplice. È necessario avere un buon spirito d’osservazione e controllare attentamente tutti i comportamenti dell’animale, che manderà inequivocabili segnali del suo stato di disagio. Nel caso delle intolleranze alimentari sappiamo che colpiscono il sistema gastrointestinale, di conseguenza servirà prestare particolare attenzione all’appetito dell’animale ma soprattutto alla qualità delle feci.

I sintomi principali sono gonfiore intestinale, diarrea e vomito. Mentre il primo aspetto può anche sfuggire, negli altri casi è evidente come l’animale abbia dei problemi. Possono capitare fenomeni sporadici solamente per semplice costipazione, ma se le feci sono liquide o semiliquide con frequenza, è bene rivolgersi ad un veterinario per sottoporre il cane ad opportuni test clinici.

Sottovalutare il problema è un errore da non commettere. L’insorgenza della diarrea causa disidratazione e progressivo indebolimento, mentre il vomito di colore giallo o marrone (definito vomito gastrico) è spesso associato ad una gastroenterite acuta o una gastrite cronica. Tutte patologie che possono essere scatenate dalla continua assunzione di cibo intollerante.

Come combattere le intolleranze da alimenti?

Quando un veterinario decreta che il cane soffre di intolleranza alimentare, inizia un lungo percorso per cercare di capire quale sia l’alimento scatenante. Pur trattandosi di una malattia cronica si può curare attraverso una dieta controllata.

L’unica soluzione è eliminare dal cibo quotidiano la sostanza causa dell’intolleranza. Per raggiungere tale risultato è necessario applicare un regime alimentare ad esclusione della durata di almeno 6-10 settimane, introducendo un solo tipo di proteine. Basta osservare come reagisce il cane per comprendere immediatamente se il problema è stato risolto. Ovviamente in questo periodo è importante fare molta attenzione che l’animale non assuma cibo da altre fonti e che non sia libero di gironzolare. Un buon consiglio è tenere un diario in cui annotare la data di inizio della dieta e gli alimenti somministrati, per avere un quadro preciso del regime alimentare applicato.

Per rivedere il proprio cane con la consueta vitalità, basta eliminare gli alimenti colpevoli dalla sua dieta giornaliera. Una volta trovata la sostanza responsabile è necessario prestare la massima attenzione che il cane non la ingerisca nuovamente anche in piccole quantità: sarà la garanzia di avere un animale pieno di energia e sempre in ottima salute.

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I veterinari di una volta erano lavoratori solitari che non prendevano neanche in considerazione l’idea di avere un aiuto nella gestione del loro studio. Tuttalpiù potevano avere una segretaria, che li aiutava però solo ed esclusivamente nell’organizzazione degli appuntamenti e delle viste e nel disbrigo delle pratiche burocratiche ed amministratrice. Da quando l’amore per gli animali è diventato sempre più dilagante, qualcosa però è cambiato. I veterinari hanno sentito l’esigenza di avere nel loro studio qualcuno che li aiutasse durante le visite, sia perché gli appuntamenti giornalieri sono diventati sempre più numerosi, sia perché i padroni degli animali da compagnia hanno iniziato ad essere sempre più puntigliosi, sia perché spesso capita di avere a che fare con animali esotici che hanno bisogno di qualche piccola accortezza in più.

Il tirocinante veterinario

Inizialmente i veterinari hanno deciso di accogliere i tirocinanti nel loro studio, una scelta vincente considerando che si tratta di persone che stanno studiando, che anzi spesso sono alla fine del loro percorso di studi universitari, e che sono davvero molto preparati. Il problema però è che un tirocinante non resta nello studio veterinario a lungo, pronto infatti ad un certo punto a spiccare il volo, a diventare veterinario a sua volta. Non si tratta quindi della migliore scelta possibile, dato che il veterinario ha bisogno di un aiuto quotidiano, costante, continuo nel tempo e di una persona di cui riuscire a fidarsi davvero ciecamente. Qui entra in gioco l’assistente veterinario, una figura professionale che i veterinari di oggi vogliono dentro al loro studio, una figura professionale che gli amanti degli animali devono assolutamente prendere in considerazione per il loro futuro professionale.

Assistente veterinario corsi

Per trasformarsi in questa interessante figura professionale non è necessario un percorso di studi universitari, ma è sufficiente un corso di formazione per professionisti in animal care con master assistente veterinario come specializzazione. Tra le molte realtà che offrono un corso di questa tipologia, dobbiamo ricordare CEF – Centro Europeo di Formazione che consente di studiare anche in modalità e-learning. La formazione a distanza a cui è possibile accedere consente a chiunque di poter studiare al meglio, anche a coloro che hanno tempistiche di apprendimento un po’ più lente rispetto alla media, anche a coloro che già hanno un lavoro o che per altri motivi hanno poco tempo a loro disposizione.

Ma quali sono i compiti dell’assistente veterinario che è possibile imparare al meglio grazie ad un master di specializzazione di questo genere? L’assistente veterinario si occupa di accogliere i clienti al meglio, cercando di essere sin dal primo momento empatico nei loro confronti e nei confronti dell’animale che ha bisogno di una visita. Assiste il veterinario nella realizzazione degli esami di laboratorio più diffusi come ad esempio il prelievo dei campioni, la misurazione della temperatura corporea, le medicazioni. Si occupa anche di tenere l’animale fermo, in modo che il veterinario abbia la possibilità di intervenire al meglio. Inoltre l’assistente veterinario ha un ruolo importante anche al momento di un intervento chirurgico. È lui infatti a farsi carico della preparazione degli strumenti e delle apparecchiature necessari. È lui inoltre ad aiutare il veterinario in prima persona, monitorando l’animale, passando al veterinario ogni strumento di cui ha bisogno, medicando e simili. Negli studi veterinari in cui è presente anche un reparto degenza, l’assistente veterinario ha ovviamente il compito di prendersi cura di tutti gli animali presenti e di aiutarli a portare avanti al meglio la terapia che è stata loro prescritta. Ovviamente l’assistente veterinario ha anche il compito di occuparsi della segreteria e inoltre ha tutte le competenze necessarie per riuscire a dare consigli ai pazienti, sul modo migliore per aiutare i loro animali nei trattamenti, ma anche su benessere e alimentazione.

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BARF: molto più di una semplice moda

Biologically Appropriate Raw Food, o più semplicemente dieta BARF, significa alimentare il proprio animale domestico a base di cibi crudi.
Tale regime dietetico comprende di solito il 60-80% di ossa e carne triturate, e il 20-40% di verdura, frutta, cereali e visceri di animali; le proporzioni possono variare in funzione delle esigenze specifiche del pet, che sono rappresentate dal peso corporeo, dal tipo di attività fisica che esegue, dalla razza e dal suo stato di salute.

La dieta BARF si basa sul principio fondamentale di fornire al cane, che è un animale carnivoro, l'esatta alimentazione per cui la natura l'ha creato, ovvero una preda non cotta.
Questo "cibo crudo biologicamente appropriato" (di cui BARF è l'acronimo), ha l'intento di riprodurre il più possibile la dieta dei canidi selvaggi, come il lupo, da cui discende geneticamente il cane: l'animale allo stato brado, infatti, consuma un'altra creatura, inalterata.
La quota di vegetali e cereali starebbe proprio a simulare il contenuto gastrico della preda (che è erbivora, come ad esempio una lepre, o frugivora, come un volatile o un roditore).

Per essere più precisi, la dieta BARF considera dieci gruppi fondamentali di alimenti, e precisamente:

  • carne senza ossa;
  • ossa polpose;
  • organi;
  • trippa;
  • pesce ;
  • verdura;
  • frutta;
  • uova;
  • olii;
  • spezie ed erbe.

Questi cibi possono alternarsi tra loro, e spesso vengono miscelati per fornire all'animale tutti i nutrienti indispensabili alla sua salute.
Il risultato più evidente è rappresentato dall'elevata appetibilità: il cane sarà sicuramente e fortemente attratto dai nuovi sapori e dagli aromi intensi.

Dieta BARF, vantaggi e benefici

Questo regime alimentare, da alcuni considerato come una vera e propria filosofia di vita, presenta numerosi e importanti vantaggi.

Innanzitutto esso garantisce un'assoluta sicurezza riguardo alla qualità e alla salubrità di ciò che ingerisce l'animale, su cui il proprietario ha il massimo controllo. Al tempo stesso, trattandosi di cibo naturale, dovrebbe risultare particolarmente gradito al cane, grazie alla varietà di sapori.

Non presentando alcuna controindicazione, la dieta BARF è indicata per individui di ogni razza ed età: qualsiasi soggetto può tranquillamente cambiare la propria alimentazione, e non è necessaria una gradualità (di solito si sostituisce drasticamente il regime da un giorno all'altro, avendo eventualmente l'accortezza di far digiunare il pet per un giorno).

Altri vantaggi rilevati empiricamente sull'animale sono:

  • assenza di tartaro sui denti grazie alla regolare pratica di triturazione necessaria con le ossa;
  • scomparsa dell'alitosi;
  • rafforzamento del sistema immunitario;
  • benefici per tendini e muscolatura, con minore incidenza di artrite e problemi osteoarticolari in genere;
  • ridotta frequenza di torsione dello stomaco;
  • eccellente lucentezza del mantello.

Sarebbe stato osservato inoltre un miglioramento a livello comportamentale: alcuni esemplari avrebbero mostrato atteggiamenti più tranquilli e rilassati, probabilmente dovuti ad un minore apporto di carboidrati e ad una digestione più agevole e veloce.
Infatti un altro vantaggio di questa dieta è la possibilità di limitare se non eliminare dalla dieta i cereali, sostanze che spesso possono provocare sindromi allergiche da intolleranza; il carnivoro costretto a mangiarli potrebbe sviluppare anomale fermentazioni a livello intestinale, dato che il suo apparato digerente non è funzionale per la loro assimilazione.

Migliora anche la consistenza delle feci in quanto le ossa una volta nell'intestino miscelandosi con le feci le solidificano.
Non dimentichiamo che le vitamine sono termolabili e quindi con qualsiasi processo termico di cottura vengono perse; la dieta BARF, prevedendo tutto crudo, mantiene inalterato l'assetto delle vitamine, che sono un nutriente fondamentale per l'animale.

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I cinque consigli su come rendere felice il gatto

I gatti sono degli animali molto particolari che necessitano di numerose cure ed attenzioni per vivere sereni. Molto spesso però è difficile sapere cosa può rendere felice il proprio gatto dal momento che nella maggior parte dei casi questi animali tendono ad essere molto autonomi. Ecco quindi cinque semplici consigli per il benessere del tuo gatto.

Curare sempre l'alimentazione

Uno degli elementi a cui bisogna badare per curare adeguatamente un gatto è indubbiamente l'alimentazione. Se il tuo gatto mangia bene, automaticamente sarà felice e in salute. Ci sono persone che ancora oggi pensano che gli animali possano mangiare di tutto, in special modo i gatti. In realtà non è affatto così, anzi: è necessario che tali animali si alimentino in modo equilibrato e soprattutto con cibo di qualità eccellente. La scelta può ricadere su due opzioni: da un lato il cibo preparato in casa (sempre facendosi consigliare dal proprio veterinario) e dall'altro i cibi già pronti reperibili nei supermercati o nei negozi di animali. Qualsiasi sia la decisione comunque, è opportuno evitare di somministrare troppe dosi all'animale.

Far giocare il gatto in modo creativo

Solitamente i gatti hanno una natura giocosa poiché sin da quando nascono si divertono insieme agli altri cuccioli e sviluppano precocemente grande curiosità e interesse per la caccia. Proprio per tale ragione il gioco costituisce un elemento fondamentale nella vita del gatto: quest'ultimo infatti deve essere sempre stimolato ed ha bisogno di giocare molto frequentemente. Pertanto puoi far divertire il tuo animale domestico con dei giochi interessanti ed avvincenti che non solo renderanno il gatto felice ma contribuiranno anche a migliorare la relazione tra di voi.

Garantire relax e riposo al gatto

Sebbene il gioco sia una componente fondamentale per lo sviluppo del gatto, esso non è l'unica necessaria. I gatti infatti hanno bisogno anche di avere il giusto riposo e relax dopo il tempo trascorso a giocare. Cosa c'è di meglio quindi che godersi un meritato riposino? Elemento caratteristico dei gatti infatti è proprio quello di sonnecchiare in giro per la casa, magari appisolandosi comodamente su un mobile o su un morbido cuscino. Lascia dunque che il tuo gatto si goda questi momenti per poltrire in tutta tranquillità e dedicagli qualche spazio della casa che potrà diventare il suo angolo preferito.

L'ora delle coccole è sempre ben accetta

Nonostante siano in molti a credere che i gatti abbiamo un atteggiamento sfuggente e poco empatico con l'essere umano, tanti sottovalutano il fatto che questi animali hanno bisogno anche loro della giusta dose di coccole quotidiana. Tutti gli animali infatti adorano essere accarezzati dai propri padroni e non c'è niente di meglio per assicurarsi un legame solido e duraturo con il proprio gatto. Perciò dedica un pò del tuo tempo al micio, accarezzalo delicatamente con i palmi delle mani oppure pettina il pelo utilizzando una spazzola morbida. Spazzolare il gatto inoltre serve anche ad evitare che perda troppi peli nel corso del tempo.

Scegliere la lettiera giusta per il proprio animale

Quando si ha un gatto in casa, la scelta della lettiera è fondamentale per assicurare all'animale il benessere di cui ha bisogno. Oggigiorno in commercio sono presenti tante tipologie di lettiera tra cui poter scegliere: l'importante è che sia delle dimensioni adatte ad ospitare il micio e che non debba essere condivisa con altri gatti presenti in casa. Inoltre è bene ricordare che la lettiera deve essere svuotata quotidianamente per garantire pulizia e ordine nell'abitazione.

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