Categoria: Salute e Benessere

La casa può influire sul nostro stato di salute?

Oggi giorno si sta sempre più attenti al proprio stato di salute. Si presta attenzione all'alimentazione, all'attività fisica al peso, alla naturalezza di quello che mangiamo, indossiamo o utilizziamo per la nostra cura della nostra persona. Stiamo attenti allo smog e ci documentiamo sulle cure mediche che facciamo. Quello che però molti di noi non ricordano è come anche anche la casa in cui viviamo può andare ad influire sul nostro stato di salute.

Insieme all'azienda ABC Costruzioni, che si occupa di case prefabbricate in Friuli realizzate in cemento armato, andremo a vedere come una casa ben strutturata possa influire sul nostro stato di salute.

Una casa umida e con una qualità dell'aria scadente, frutto di un cattivo isolamento e di problemi arieggiamento minano la salute ed il benessere di tutta la famiglia. L'umidità può presentarsi in tante forme come la condensa, le infiltrazioni, i muri umidi, la risaluta capillare ed ancora la presenza di muffa o acari. Tutti elementi che possono causare gravi infezioni respiratorie soprattutto nei soggetti più deboli come bambini ed anziani.

Una casa umida spesso e volentieri è colpita dalla muffa. La muffa, che colpisce muri, mobili e perfino tessuti per l'arredo, oltre ad essere antiestetica è alla base di svariati problemi di salute. La muffa ed in particolare le spore che rilascia nell'aria, possono causare diverse affezioni polmonari come asma, infiammazioni, reazioni allergiche o riniti. Vivere in una casa con muffa è considerato particolarmente pericoloso per i bambini.

Oltre alle patologie respiratorie appena elencate una casa umida è anche alla base dei reumatismi, particolarmente deleteri nel caso degli anziani e della congiuntivite. La congiuntivite che rappresenta una forte infiammazione della membrana sotto la palpebra e della cornea, può essere peggiorata da un ambiente umido in cui tipicamente proliferano i batteri. Si è verificato che depurando un ambiente da acari, inquinamento ed umidità il rischio di congiuntivite si abbassa notevolmente.

Per evitare tutte queste patologie è fondamentale che la casa sia ben isolata attraverso muri ben coibentati che non favoriscano spifferi, dispersioni di calore così come l'umidità di risalita. È altrettanto importante che gli ambienti si possano arieggiare completamente e non si formino ponti termici.

L'efficienza energetica di queste case inoltre, consente di abbattere decisamente i costi necessari al riscaldamento ed al condizionamento di queste case. Il minor dispendio energetico connesso alle bollette di luce e gas consente di risparmiare in modo considerevole ogni mese e se questo non fa bene alla salute decisamente fa bene all'umore.

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Salute, quali sono i rischi dello smartphone

Smartphone, tablet e pc rappresentano una fonte poco sicura per la nostra salute, sia dal punto di vista degli occhi, che del cervello. La luminosità degli schermi, i continui stimoli visivi che riceviamo vanno a colpire la vista e la testa in modo costante affaticandoci molto più di quello che pensiamo e percepiamo. Consideriamo soltanto questi dato: ognuno di noi, soprattutto se lavora in un ufficio, potrebbe sedere davanti a un pc per almeno 6 ore al giorno, il resto del tempo lo trascorriamo con lo smartphone in mano. Questo significa che non facciamo altro che bombardare il nostro cervello, con ripercussioni negative importanti. Va benissimo, allora, acquistare uno smartphone facile da usare e performante, basta leggere la recensione Samsung Galaxy J5 2017 per averne uno di esempio, ma attenzione sempre alla salute.

Smartphone e salute, i campanelli d’allarme

Cominciamo dai primi segnali d’allarme, in primis, quindi della nostra vista. Quando passiamo molto tempo davanti a uno schermo i nostri occhi tendono a seccarsi molto di più, a sbattere di meno e a irritarsi più facilmente. Secondo una ricerca del 2017 chi trascorre gran parte del suo tempo davanti allo smartphone o al tablet soffre spesso della sindrome dell’occhio secco. Inoltre, la luce blu dello schermo non riesce a essere filtrata o bloccata dalla cornea e va a colpire la retina. Questo vuol dire che negli anni possono esserci anche dei danni importanti alla vista.

Qualche regola salva vista davanti allo smartphone

Cosa fare allora per ridurre i rischi legati a una sovraesposizione da schermo? Sicuramente fare una visita oculistica e magari prediligere degli occhiali da vista o anche non graduati con le lenti dotate di filtro luce blu, così da evitare che i nostri occhi si affatichino eccessivamente. Se invece si indossano delle lenti a contatto, meglio optare per quelle giornaliere o comunque lenti molto morbide, avendo cura di utilizzare delle lacrime artificiali per idratare gli occhi. La dipendenza dallo smartphone può essere sostituita o allentata con qualche alternativa? Sicuramente sì, basta adottare delle piccole nuove buone abitudini. Se ad esempio lo teniamo sempre in mano sulla metro, potremmo prendere la buona abitudine di leggere un libro e lo stesso discorso vale anche per la sera prima di addormentarci. L’importante è provare a cambiare, lentamente e senza fretta, facendo caso a quello che facciamo in modo automatico e correggendo le cattive abitudini.

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Gonartrosi: il dr. Michele Massaro spiega quando non serve la protesi

La gonartrosi (artrosi del ginocchio) resta la patologia articolare più frequente e diffusa tra le varie forme di artrosi ed è per questo che abbiamo rivolto alcune domande al dr. Michele Massaro, chirurgo ortopedico specialista in chirurgia protesica mini invasiva ginocchio e anca che opera presso le Cliniche Humanitas di Bergamo.

Sappiamo che, in senso generale, l’artrosi (o osteoartrosi) sintomatica colpisce, solo in Italia, circa 4 milioni di persone per un costo sanitario complessivo di 6,5 miliardi di euro. Senza contare che il 10-15% delle visite ambulatoriali eseguite dai medici generici riguardano proprio l’artrosi.

La gonartrosi rappresenta la prima causa di dolore al ginocchio nel mondo occidentale per pazienti di età superiore ai 65 anni con una certa prevalenza di donne, soggetti in sovrappeso e che seguono uno stile di vita sicuramente da correggere” spiega il dr. Massaro Michele.

Come tutte le forme di artrosi, la gonartrosi è una malattia degenerativa cronica che compromette la cartilagine articolare, l’osso subcondrale, legamenti e tendini ma può essere scatenata anche da traumi sportivi.

Quando è possibile evitare l’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva?

Con quali terapie, accorgimenti e trattamenti si può intervenire sulla patologia artrosica?

Il dr. Massaro ha risposto a queste ed altre domande permettendoci di pubblicare un articolo che potrà essere di aiuto a molti di voi.

 

Gonartrosi: perché Michele Massaro, chirurgo ortopedico, ha scelto l’approccio mini invasivo

Per la gonartrosi (artrosi del ginocchio), come per la coxartrosi (artrosi dell’anca) avanzata, dolorosa e invalidante, la soluzione più sicura, rapida ed efficace è la chirurgia mini invasiva che permette di impiantare una protesi di ultima generazione per ripristinare la corretta funzionalità dell’articolazione.

Ho scelto la chirurgia mini invasiva perché è l’unico trattamento chirurgico risolutivo, che funziona davvero sia in termini di risultati, successo e rapidità sia per i minori rischi post-operatori ed il maggior rispetto per il corpo. Come suggerisce il nome, è meno invasiva, l’incisione è minore, risparmia le parti sane salvando (se possibile) i legamenti crociati anteriore e posteriore, conservando il più possibile anche i tessuti molli” spiega Michele Massaro.

La protesi ginocchio mini invasiva, di sicuro successo nel 95% dei casi, è decisamente meno rischiosa (in termini di eventuali infezioni e lussazioni) e più risolutiva rispetto alla protesi tradizionale.

Può essere totale o parziale (o monocompartimentale): nel secondo caso, è possibile sostituire solo uno dei tre compartimenti che costituiscono il ginocchio (mediale, laterale o femoro-rotuleo).

Si tratta di una protesi più piccola che consente di incidere meno tessuto durante l’intervento permettendo, quindi, una perdita ematica e traumi post-operatori (dolore, gonfiore) ridotti.

Sia l’intervento sia il recupero sono molto più rapidi rispetto alla tecnica chirurgica tradizionale.

 

Gonartrosi: le alternative all’intervento chirurgico, quando si può

I grandi risultati ottenuti grazie alla chirurgia mini invasiva sono stati dimostrati e documentati da anni, ormai, anche nel nostro Paese. Si tratta, pur sempre, di un intervento che specialisti e professionisti del settore come il dr. Michele Massaro, chirurgo ortopedico esperto di mini invasiva, consigliano solo in extremis, quando è strettamente necessario ovvero nei casi in cui terapie farmacologiche o fisioterapiche non offrono gli effetti sperati.

In quali casi si può evitare l’intervento? Cosa fare in alternativa?

Il dr. Massaro Michele è pronto a risponderci.

I trattamenti non chirurgici sono il primo approccio terapeutico che interviene sui sintomi della gonartrosi (dolore, gonfiore, rigidità). In assenza di lesioni cartilaginee conclamate, anomalie biologiche o meccaniche che interessano l’articolazione del ginocchio, l’intervento chirurgico non è necessario.

Prima di decidere per l’intervento, eseguo valutazioni e verifiche molto accurate. Insieme al paziente, dopo averlo informato a 360 gradi, decido di ricorrere ad un intervento per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva soltanto se la gonartrosi è avanzata, il danno articolare è grave, invalidante, provoca un importante irrigidimento doloroso che condiziona pesantemente la qualità della vita”.

Se la gonartrosi non è invalidante, non scatena dolore o gonfiore eccessivi e non causa un danno preoccupante alla cartilagine, il dr. Michele Massaro consiglierà al paziente una terapia conservativa o parzialmente curativa. Vediamo in che consiste.

 

Gonartrosi: terapia conservativa per evitare l’intervento

Nei casi meno gravi di gonartrosi, si ricorre a diverse terapie o soluzioni alternative di vario tipo per intervenire sui sintomi (dolore, gonfiore).

Ecco quali sono:

  • Terapia farmacologica con assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), antidolorifici (paracetamolo), condroprotettori, infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi o di acido ialuronico);

  • Trattamenti di fisioterapia ed esercizi fisici finalizzati a potenziare la resistenza, il tono e l’elasticità dei muscoli che sostengono l’articolazione del ginocchio:

  • Riduzione del peso corporeo se il soggetto è obeso o in sovrappeso;

  • L’utilizzo di stampelle per la deambulazione;

  • Nutraceutici orali, prodotti derivati alimentari a cui si attribuiscono diversi effetti benefici per l’omeostasi articolare. Tra questi, glucosamina (zucchero amminico) e condroitin solfato (un glicosaminoglicano solfato) che rappresentano alcuni tra i componenti principali della matrice cartilaginea extracellulare;

  • Cellule staminali onnipresenti nel corpo, prelevate soprattutto da midollo osseo e tessuto adiposo periombelicale per la rigenerazione della cartilagine e per intervenire sull’osteoartrosi. Diversi studi hanno mostrato buoni risultati e miglioramenti sia in termini di dolore sia di funzionalità articolare.

In tutti i casi, il potenziamento muscolare è importante: serve a velocizzare i tempi di recupero e riabilitazione.

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Come ritrovare l’equilibrio e il benessere fisico

Essere in forma, ritrovare il benessere fisico e riuscire a mantenere un ottimo stato di salute è molto importante, non solo per prevenire problemi e patologie di diverso genere, ma anche per raggiungere l’equilibrio psicofisico e incrementare di conseguenza la qualità della vita.

Per tutelare la propria salute e contrastare i problemi legati alla naturale ossidazione dei tessuti, la soluzione migliore è quella di seguire uno stile di vita regolare, prestando attenzione all’alimentazione e praticando una moderata ma regolare attività fisica.

Dieta salutare e alimenti freschi

Una dieta equilibrata è di fondamentale importanza per ritrovare il benessere psicofisico, inoltre contribuisce a prevenire numerosi problemi e patologie piuttosto comuni: dai disturbi gastrointestinali, alla ritenzione idrica, alla formazione di depositi adiposi e cellulite.

Scegliere alimenti freschi e naturali, privilegiare ortaggi, verdure, cereali integrali e prodotti di stagione significa aiutare il proprio organismo a disintossicarsi e a mantenere quello che può essere considerato il peso ideale,

Mantenere la forma fisica

Un regolare esercizio fisico è utile per rafforzare le funzioni cardiocircolatorie, aumentare la massa muscolare, proteggere le articolazioni e incrementare il sistema immunitario. Inoltre, è indispensabile per prevenire il problema del peso in eccesso e le relative conseguenze.

Integratori alimentari e prodotti anti cellulite possono essere efficaci, ma solo se affiancati da abitudini di vita corrette ed equilibrate, evitando la sedentarietà e le situazioni stressanti. Qualora fosse necessario ricorrere a cosmetici specifici, ad esempio per la favorire la micro circolazione e contrastare gonfiori e cellulite, si consiglia di scegliere prodotti di comprovata affidabilità, a base di principii attivi naturali.

Ricorrere quando possibile alla medicina alternativa

Per ritrovare e conservare il benessere fisico può essere necessario sottoporsi a regolari controlli clinici, soprattutto per chi rientra nelle fasce di età a rischio per alcune patologie specifiche e per chi soffre di problemi di natura congenita, malattie autoimmuni intolleranze, allergie e patologie croniche.

Tuttavia, per risolvere gran parte dei disturbi più comuni, esistono rimedi omeopatici e fitoterapeutici e prodotti a base di estratti naturali molto efficaci e praticamente privi di effetti collaterali. Attenzione però, questo non significa che si possa abusare di questo tipo di rimedi senza rivolgersi ad uno specialista. Per evitare problemi dovuti a intolleranze e ipersensibilità, che possono verificarsi anche nei confronti di alcuni prodotti naturali, si raccomanda sempre di chiedere consiglio al proprio medico di fiducia o ad un esperto in omeopatia e medicina alternativa.

Imparare a conoscere i farmaci e i loro effetti

I rimedi naturali sono efficaci per risolvere molti problemi, ma spesso può divenire necessario ricorrere ad un prodotto farmaceutico tradizionale. Dai problemi più comuni, come influenze e disturbi della digestione, alle patologie croniche più o meno serie, ai farmaci talvolta è necessario ricorrere.

Per tutelare la propria salute, ottenere i migliori risultati dalla terapia farmacologica in corso ed evitare problemi ed effetti collaterali, è molto importante conoscere le caratteristiche dei farmaci, le eventuali controindicazioni e interazioni. Inoltre, anche per i farmaci da banco e per i prodotti di uso comune, compresi quelli di origine naturale, si raccomanda di chiedere sempre consiglio al proprio medico di fiducia e di attenersi alle sue indicazioni.

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PECHINO, 26 giugno 2018 /PRNewswire/ — JA Solar Holdings Co., Ltd. (Nasdaq: JASO), un produttore leader mondiale di prodotti per energia solare a elevate prestazioni, ha annunciato oggi di aver vinto il premio ‘Top Brand PV Seal 2018’ (Miglior marchio FV sigillo di garanzia 2018) dell”EuPD Research in Australia.

L” EuPD Research è un ente molto conosciuto nell”industria del fotovoltaico. Basandosi su indagini complete tra le aziende che si occupano di installazione di fotovoltaico e utenti finali in Australia, l”EuPD Research conferisce un sigillo di garanzia alle aziende eccellenti che ottengono buoni risultati sotto ogni aspetto. I risultati del sondaggio sono un”importante referenza per i clienti che selezionano prodotti fotovoltaici di alta qualità. Da quando la JA Solar è entrata nel mercato australiano nel 2013, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e feedback positivi in merito ai suoi prodotti ad alte prestazioni e grazie al suo eccellente servizio clienti. Le spedizioni di JA Solar sono sempre state in una posizione di rilievo. Nel 2017, JA Solar ha coperto il 15,3% del mercato FV in Australia.

In quanto possessori del brevetto PERC, i prodotti PERC di JA Solar ad alte prestazioni hanno successo nel mercato australiano, in particolare i moduli bi facciali a doppio vetro e i moduli PERC semi cella. Attraverso anni di lavoro, JA Solar ha stabilito cooperazioni a lungo termine con molte società famose in Australia.

Cao Bo, Vicepresidente di JA Solar, ha commentato: ‘JA Solar ha aperto una sua succursale in Australia nel 2013. Abbiamo inoltre aperto punti vendita locali e una piattaforma di supporto per poter garantire ai clienti dei servizi puntuali, di alta qualità e mirati. Con un”ulteriore espansione nel mercato australiano, JA Solar continuerà ad aggiornare le tecnologie e migliorare le soluzioni di servizio, garantendo ai suoi clienti moduli solari di elevata affidabilità e di servizio superiore.’

Richieste dei media:

Xiaorui Sun
+86-10-6361-1888 x1698
bj.sunxr@jasolar.com  

 

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LONDRA, 7 maggio 2018 /PRNewswire/ — GI Supply, Inc. ha annunciato oggi che il suo Tatuaggio endoscopico Spot® Ex ha ricevuto il marchio CE ed è ora disponibile in Europa.  Spot Ex® viene utilizzato per contrassegnare endoscopicamente il tessuto canceroso, le lesioni sospette e i polipi per un”identificazione futura più semplice nelle procedure di colonoscopia di follow-up o durante l”intervento chirurgico.  Si tratta dell”unico tatuaggio endoscopico ad avere indicazioni di sorveglianza clinica di lungo termine che danno ai gastroenterologi la possibilità di implementare le nuove linee guida ESGE

‘I progressi nello screening e nelle terapie stanno aiutando a ridurre i decessi da tumore del colon-retto in tutta Europa. La polipectomia e l”EMR sono ora competenze comuni per i gastroenterologi e consentono ai pazienti di curare i tumori senza la necessità della chirurgia tradizionale’, ha affermato il Professor Cesare Hassan, Primario dell”unità di endoscopia dell”Ospedale Nuovo Regina Margherita di Roma.  ‘Le nuove linee guida ESGE formulate dagli esperti più riconosciuti al mondo raccomandano il followup di lungo termine dei pazienti che sono stati sottoposti a queste procedure, per rilevare e trattare le recidive in modo da ridurre il rischio di tumori di intervallo’.  Il Professor Hassan inoltre ha aggiunto: ‘Sono molto lieto di avere Spot Ex perché si tratta dell”unico tatuaggio indicato per la sorveglianza clinica di lungo termine’.

Le nuove linee guida ESGE raccomandano il tatuaggio di tutte le lesioni che necessitano di follow-up in occasione di colonoscopie o interventi chirurgici futuri (Ferlitsch 2017).  Spot Ex® è l”unico tatuaggio endoscopico ad avere indicazioni di sorveglianza clinica di lungo termine. 

Inoltre la nuova formulazione di Spot Ex è molto più scura del prodotto Spot attuale e questo rende il tatuaggio più facile da ritrovare e aiuta gli endoscopisti e i chirurghi a gestire le pressioni di tempo e produttività. Sono stati condotti due nuovi studi clinici per verificare la visibilità al 100% di Spot nelle procedure di follow-up fino a 11 anni più tardi. (Cano 2017 e Jackson 2017). 

‘La nostra missione a GI Supply è aiutare sempre più medici gastrointestinali ad eseguire procedure endoscopiche più avanzate in modo sicuro ed efficiente, e Spot Ex è un enorme passo in avanti per soddisfare tali esigenze’, ha affermato Luke Johnson, AD di GI Supply. ‘Siamo lieti di poter ampliare la disponibilità di Spot Ex in Europa e di fornire ai medici un passo in avanti nella lotta contro il tumore del colon-retto’. 

Informazioni su GI SupplyGI Supply, Inc., un”azienda privata con sede a Camp Hill, PA, è stata fondata quasi 30 anni fa dal Dott. Frank Jackson, un gastroenterologo e imprenditore, per aiutare a risolvere molte delle difficoltà cliniche affrontate nella pratica quotidiana.  Oggi i prodotti GI Supply sono utilizzati ogni giorno in tutto il mondo da gastroenterologi e chirurghi del colon-retto in oltre 50 paesi.

Maggiori informazioni su Spot Ex a http://www.spotextattoo.eu

Trovate un distributore europeo di Spot Ex

INFORMAZIONI DI CONTATTO

Media

Contatto: Caroline Abrego, Direttore di marketing europeo

Telefono: +44 7831482380

Email: c.abrego@gi-supply.com

 

Foto – https://mma.prnewswire.com/media/629087/GI_Supply_Spot_Ex.jpg

Logo – https://mma.prnewswire.com/media/629086/Spot_Ex_Logo.jpg

Per aiutare i gastroenterologi e i chirurghi a implementare le nuove linee guida della Società Europea di Endoscopia Gastrointestinale (ESGE).

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Perché seguire un corso di primo soccorso

Seguire un corso di primo soccorso è molto importante per entrare in contatto con la cultura della sicurezza che dovrebbe contraddistinguere tutti i nostri comportamenti quotidiani: grazie a questa opportunità, infatti, è possibile usufruire delle nozioni basilari che permettono di far fronte a eventuali situazioni di emergenza con cui si potrebbe avere a che fare sul posto di lavoro, in occasione di un evento sportivo o in qualsiasi altro contesto. Un corso del genere mette a disposizione i mezzi e le competenze che servono per prestare il primo soccorso pur non essendo medici qualificati.

Come ci spiega Life Academy che si occupa di corsi di primo soccorso a Udine, quando si parla di primo soccorso, infatti, si fa riferimento all'insieme di interventi che devono essere messi in atto nei confronti di chi ne ha bisogno mentre si aspetta l'arrivo di personale specializzato. Come si può facilmente intuire, in situazioni di questo tipo è fondamentale essere tempestivi. In alcuni ambiti, per altro, seguire un corso di primo soccorso è addirittura obbligatorio: per esempio in tutte le aziende con almeno un socio lavoratore o un dipendente. In tali imprese è necessario, sulla base di quanto previsto dal d. lgs. n. 81 del 2008, individuare un responsabile del primo soccorso, da cui dipendono la sicurezza e la salute dei lavoratori nelle emergenze.

Al di là degli obblighi di legge, chiunque dovrebbe prendere parte a un corso di primo soccorso, anche se non si lavora in un'azienda. Le tematiche che vengono affrontate mettono a disposizione una panoramica variegata e completa di tutti gli interventi che devono essere effettuati nelle emergenze: spesso si tratta di comportamenti che fanno la differenza tra la vita e la morte. Con lezioni di teoria e lezioni di pratica, si impara a riconoscere e identificare le emergenze sanitarie e ad attuare gli interventi di primo soccorso, oltre che ad allertare i sistemi di soccorso, sempre tenendo in considerazione i rischi specifici delle diverse attività.

Il primo soccorso può essere fondamentale in molteplici occasioni: di fronte a una persona in arresto cardiaco, per esempio, o quando si ha a che fare con un soggetto in preda a una crisi asmatica. Ancora, è necessario intervenire di fronte a una reazione allergica, a una crisi convulsiva, a uno shock, a un'emorragia esterna dovuta a un incidente, e così via. Sapere in che modo ci si deve comportare in tali circostanze permette anche di evitare manovre non corrette che possono rischiare di peggiorare lo stato di salute e le condizioni della vittima. 

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Prendersi cura della propria salute è una buona abitudine che inizia a tavola. E’ proprio attraverso l’attenzione che poniamo ai cibi che ingeriamo che possiamo iniziare a vivere una vita sana ed equilibrata, riuscendo ad apportare al nostro organismo le vitamine ed i sali minerali necessari per poter affrontare al meglio una giornata di studio o di lavoro. A tal proposito ricordiamo che un’ottima fonte di nutrienti utili al nostro corpo può essere rappresentata da porzioni di frutta e verdura, non sempre però essa viene consumata con facilità e nelle forme più adatte per reperire il massimo del potere nutritivo. Per ovviare a questo tipo di problema è stato inventato l’estrattore, un elettrodomestico che trova nel modello Siquri Juicepeace la sua massima aspirazione. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Quali sono le caratteristiche del Siquri Juicepeace?

Una delle caratteristiche peculiari di un estrattore è senza ombra di dubbio la possibilità di poter lavorare a freddo, permettendo così agli alimenti di conservare al 100% inalterate le proprie caratteristiche nutritive. L’estrattore produce in questo modo dei succhi che hanno come minimo comune denominatore la salubrità, non dimentichiamo infatti che oltre ad essere degli ottimi coadiuvanti per diete dimagranti, gli estratti sono anche ottimi prodotti per chi svolge attività sportiva. I prodotti che possiamo ricavare dalla spremiture a freddo con questo elettrodomestico sono succhi di corposità molto differente a seconda delle impostazioni che vengono date alla macchina, è però importante dire che attraverso la tecnologia Cold Press essi mantengono salvaguardati i sali minerali, gli enzimi e le vitamine presenti naturalmente nella frutta e nella verdura. Il grande potere estrattivo di questo macchinario è da attribuirsi alla sua potenza, con soli 32 giri al minuto infatti riesce a convertire rapidamente i vostri prodotti ortofrutticoli da solidi a liquidi lavorando attentamente sulla loro consistenza e privandoli allo stesso tempo di semi e scarti come possono essere ad esempio le bucce.

L’attenzione ai dettagli: una mission centrata in pieno.

L’estrattore SiQuri JuicePeace è particolarmente apprezzato perché riesce a preparare succhi in grado di mantenere la sicurezza alimentare e la tranquillità nei suoi utilizzatori, tutto ciò è reso possibile perché esso è stato progettato con materiali certificati BPA free studiati appositamente per garantire al cliente un alto livello di resa e una vita prolungata dell’elettrodomestico. Le contaminazioni esterne sono praticamente assenti, proprio per questo è stato inserita nel design, già accattivante di suo, la tecnologia del tappo antigoccia che ne rende facile la pulizia. L’igiene è una cosa molto importante, per questo motivo la pulizia di questo estrattore è facilitata dal sistema di smontaggio 3 in 1, ogni sua parte inoltre è lavabile in lavastoviglie, fatta eccezione per la parte centrale provvista di motore.

Energia pronta da bere.

Per poter godere appieno delle proprietà degli estratti è bene sapere che essi devono essere consumati subito, sarebbe inoltre meglio che essi venissero prodotti con frutta e verdura fresche di stagione prodotte da agricoltura biologica. I succhi hanno delle proprietà antiossidanti molto spiccate, per questo motivo vengono utilizzati da uomini e donne di tutte le età e che hanno deciso di optare per uno stile di vita sano. Il loro potere energizzante è particolarmente apprezzato dagli studenti e da chi svolge attività fisica intensa ed ha bisogno di reintegrare le sostanze perse con la sudorazione. Il succo è da considerarsi decisamente più indicato rispetto alla frutta e alla verdura fresca, questo perché, a parità di nutrimenti, è molto più facile da digerire e più facile da assimilare.

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I consigli per cuocere i cibi nel modo giusto e ridurre il rischio cancro

A partire dall’11 aprile 2018 i cuochi, i pasticcieri e le industrie saranno costretti a ridurre i livelli di acrilammide nei loro prodotti per rispettare il Regolamento (Ue) 2017/2158, che entrerà in vigore proprio in quella data. L’acrilammide è una sostanza genotossica e cancerogena, capace di provocare mutazioni del DNA, aumentando il rischio di cancro. Può venirsi a formare in modo naturale durante la cottura dei prodotti amidacei che contengono zuccheri e l’amminoacido asparagina come patate, cereali, caffè, pane, pizza, biscotti e fette biscottate. In particolare, si sviluppa soprattutto quando si frigge, si cuoce un cibo al forno, alla griglia, o comunque tutte le volte in cui la temperatura di cottura supera i 120 gradi. Ecco quali sono i consigli per ridurre al minimo la formazione di questa sostanza in cottura.

I consigli per ridurre la formazione di acrilammide.

Sbollentare le patate in acqua e aceto – Quando vengono cucinate, è necessario sbollentarle per 6-8 minuti in acqua e aceto per poi passare alla frittura o alla cottura al forno poiché l’ambiente acido rallenta la formazione di acrilammide. E’ consigliabile, inoltre, usare la carta forno per evitare che si brucino a contatto con la teglia.

Usare farine raffinate – La farina di segale e quelle integrali tendono a produrre maggiori quantità di acrilammide ed è dunque consigliabile utilizzare delle farine raffinate reperibili in erboristeria o in farmacia che contengono anche altre fibre come il bambù o l’inulina. Così facendo, non si rinuncia ai cibi ricchi di fibre.

Aggiungere del tè verde alla panatura – I cibi che vengono impanati e fritti vanno facilmente incontro alla formazione di sostanze cancerose durante la cottura. Per ridurre al minimo i rischi, è possibile aggiungere un 3% di foglie di tè verde al pangrattato, così da diminuire del 50% la formazione di acrilammide.

Usare farina di segale durane la cottura – Aggiungere farina di segale e di grano saraceno noce moscata, finocchio, anice e chiodi di garofano è il metodo ideale per ridurre la formazione di acrilammide. E’ un composto capace di contrastarne lo sviluppo del 20% circa.

Preferire i cibi a lunga lievitazione – I lieviti si nutrono degli zuccheri che si formano in seguito alla scissione dell’amido della farina e, chi vuole mangiare sano, farebbe meglio a preferire i cibi a lunga lievitazione. In questo modo diminuisce la quantità di zuccheri riducenti che formano l’acrilammide.

Fonte: I consigli per cuocere i cibi nel modo giusto e ridurre il rischio cancro

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La paura dei buchi in realtà è ‘solo’ schifo: sfatato il mito della tripofobia

La tripofobia, comunemente nota come “paura dei buchi”, si manifesta con una risposta fisiologica molto più vicina a quella del disgusto che a quella della paura. In altri termini, secondo gli scienziati dell’Università Emory di Atlanta (Stati Uniti) che hanno condotto la ricerca, la tripofobia non sarebbe una vera e propria fobia. Del resto questo disturbo, legato a un’avversione per le immagini e gli oggetti che presentano pattern circolari ripetuti – come un innocuo baccello di loto o le bollicine del caffè -, non è ancora riconosciuto ufficialmente nel “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” dell’American Psychological Association, tuttavia ne soffrono moltissime persone, e diversi studi sono stati condotti per inquadrarlo correttamente. Ora è stata osservata una risposta fisiologica – il restringimento delle pupille – che potrebbe finalmente far luce sulla condizione.

Gli studiosi, coordinati dagli psicologi Stella F. Lourenco e Vladislav Ayzenberg, hanno coinvolto due gruppi di studenti (da 41 e 44 partecipanti rispettivamente) e li hanno sottoposti alla visione di alcune immagini. Venti rappresentavano animali pericolosi come ragni e serpenti; venti erano in grado di suscitare repulsione nei tripofobici (come i suddetti baccelli del loto); altre venti erano invece immagini di controllo, con animali innocui e schemi ripetitivi ad alto contrasto non associati alla tripofobia. Durante l’osservazione delle immagini i partecipanti sono stati monitorati con una tecnologia di eye tracking, in grado di determinare anche l’ampiezza dell’apertura pupillare.

Com’è noto, le dimensioni della pupilla variano in base alla situazione, e quando si è impauriti e il corpo si prepara al ‘combatti o fuggi’ si dilata, in associazione a un aumento del battito cardiaco e ad altri parametri fisiologici. Questa reazione è guidata dal sistema simpatico, ed è stata rilevata nei partecipanti impegnati nell’osservazione delle immagini con animali pericolosi. I ricercatori si aspettavano che le immagini in grado di scatenare la tripofobia avrebbero innescato una reazione simile, ma in realtà la pupilla dei partecipanti si è ristretta e il loro battito cardiaco è diminuito; questo tipo di risposta è guidato dal sistema parasimpatico ed è compatibile con quella del disgusto. “In superficie, le immagini di animali pericolosi e i raggruppamenti di buchi suscitano entrambi una reazione avversa”, ha sottolineato il professor Ayzenberg. “I nostri risultati, tuttavia, suggeriscono che le basi fisiologiche per queste reazioni sono diverse, anche se l’avversione generale può essere radicata in proprietà visive spettrali condivise”, ha aggiunto il ricercatore.

In uno studio del 2013 chiamato “Fear of Holes” condotto dall’Università di Essex si propose una base evolutiva della tripofobia, che sarebbe stata legata dalla paura ancestrale verso pericoli come ragni, serpenti e alveari di calabroni, che presentano pattern ripetuti circolari. In una ricerca dell’Università del Kent, d’altro canto, gli scienziati hanno trovato un legame più stretto col disgusto e la repulsione, in particolar modo verso malattie infettive e raggruppamenti di parassiti che presentano anch’essi pattern circolari. La nuova indagine non ha fatto altro che mettere in luce la base fisiologica della tripofobia, che è appunto più vicina al disgusto e non alla paura. I dettagli dello studio americano sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PeerJ.

Se sei tripofobico ti sconsigliamo di guardare queste immagini, se non lo sai, scoprilo:

[Credit: Gellinger]

Fonte: La paura dei buchi in realtà è ‘solo’ schifo: sfatato il mito della tripofobia

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