Categoria: Salute e Benessere

Tra le patologie più comuni del piede c'è l'alluce valgo: responsabile di semplici inestetismi ma anche disturbi estremamente invalidanti. Una possibile soluzione per alleviare i disagi è l'utilizzo di particolari tutori in silicone come, per esempio, FootFix.

Disturbi provocati dall'alluce valgo

L'alluce valgo è una patologia che si manifesta con maggior frequenza nella popolazione femminile ed è causa di forti disagi. Dal punto di vista medico si tratta di una deformazione ossea che provoca, come immediata ed evidente conseguenza, una pronunciata protuberanza nella parte esterna del piede.

Oltre al grave inestetismo, questo disturbo spinge l'alluce progressivamente verso le dita più piccole del piede causando lo spostamento del primo osso metatarsale e una perdita dell'allineamento articolare. Il soggetto, provando dolore durante la camminata, cerca sollievo trovando una posizione più confortevole ma modificando la corretta postura. Tutto questo porta alla comparsa di uno stato infiammatorio spesso cronico e l'insorgere di manifestazioni dolorose di intensità variabile a seconda dei casi.

Per chi soffre di alluce valgo il solo gesto di indossare delle scarpe può rappresentare un vero supplizio. Le donne il più delle volte devono dire addio a calzature strette e fascianti e preferire modelli aperti molto più confortevoli. Allo stesso modo i tacchi alti sono praticamente messi al bando e anche chi pratica attività motorie come la corsa, è spesso costretto a dedicarsi ad altri sport. Nei casi più gravi viene compromessa la deambulazione, con il soggetto che fatica ad effettuare anche brevi spostamenti.

Alluce valgo: i possibili rimedi

L'alluce valgo viene trattato solo se causa effettivamente fastidio. Molte persone hanno la fortuna di poter convivere con la patologia senza manifestare alcun dolore. In caso contrario si può intervenire in maniera conservativa oppure per via chirurgica. Quest'ultima soluzione riguarda le situazioni più gravi in cui subentrano complicazioni come forme di artrite dell'articolazione.

Tra i metodi conservativi migliori ci sono gli analgesici, cerotti, speciali plantari ma soprattutto i tutori in silicone medicale come FootFix: indossandolo attorno all'alluce si proteggono le zone sensibili, ottenendo immediati benefici e potendo calzare un paio di scarpe con minime sensazioni dolorose o di bruciore. Un utilizzo protratto nel tempo può aiutare a riallineare l'articolazione e correggere problemi posturali.

Come utilizzare correttamente un tutore per alluce valgo

Il tutore FootFix, come altri prodotti simili, si utilizza con estrema facilità. È sufficiente infilarlo attorno all'alluce come fosse un guanto, creando una protezione con i punti di contatto all'interno della scarpa. Può essere indossato da uomini e donne di qualsiasi età senza alcuna eccezione. Indipendentemente dalla grandezza del piede, il materiale gommoso aderisce perfettamente alla cute assicurando ottima stabilità durante prolungate camminate oppure svolgendo intensa attività fisica.

L'unica accortezza necessaria è provvedere ad un lavaggio periodico per igienizzare il tutore, soprattutto durante l'estate o in caso di attività che prevede una notevole sudorazione. Si consiglia di pulirlo semplicemente sotto acqua corrente e lasciato asciugare all'aria aperta evitando una diretta esposizione ai raggi del sole.

FootFix, come ogni rimedio conservativo, non è un prodotto miracoloso che cura un alluce valgo nel giro di pochi mesi. In casi molto gravi l'unico rimedio è sottoporsi ad un intervento chirurgico, tuttavia offre un immediato sollievo attenuando le sensazioni di bruciore e di dolore e riducendo lo stato infiammatorio. Nelle situazioni meno complicate un suo utilizzo costante e prolungato nel tempo può riallineare l'articolazione e restituire una buona mobilità.

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Ipnosi: partorirai senza dolore

di Manuela Pompas. Iniziamo questa nuova serie di inchieste sul parto dolce con  un’intervista al prof. Giampaolo Brunetti e a Giordana Nati di Roma

Giampaolo Brunetti e Giordana Nati.

Molti anni fa, quando lavoravo a Gioia, mi sono occupata a lungo di parto dolce, come il metodo Leboyer, il parto in acqua o in ipnosi. In molti ospedali queste pratiche sono quasi scomparse (scrivetemi che non è vero) e mi è venuta la voglia di indagare per sapere che cosa si fa ancora in Italia.
Qualche mese fa ho incontrato a un convegno sull’ipnosi il dottor Giampaolo Brunetti, che sta organizzando con l’ostetrica Giordana Nati il parto in ipnosi all’ospedale Villa san Pietro di Roma. Gli chiediamo come si è avvicinato a questa tecnica.

In ospedale si può piangere anche di gioia
«Mio padre era primario di chirurgia al san Pietro di Roma e io avevo scelto di fare il chirurgo plastico. Era già tutto deciso. Papà mi aveva preso la casa a san Paolo, in Brasile, per seguire un corso con Pitanguy. Ma poi è successo un imprevisto mentre ero in montagna con il suo miglior amico, che era primario di ginecologia; lui mi chiese se volevo andare a lavorare con lui e mi invitò ad assistere a un parto spontaneo di una gravidanza gemellare. Io ero abituato con mio padre – che aveva molti pazienti anziani, molti malati di tumore – a considerare ogni intervento come fonte di dolore.

Invece assistendo a questo parto vedo che quando i bambini sono nati padre e madre hanno incominciato a piangere di gioia, a baciarsi e abbracciarsi, scoprendo che in ospedale non si piange solo di dolore. Così ho accettato l’offerta di lavorare in ginecologia. Ho fatto anche un corso di PNL, che mi ha cambiato insegnandomi ad ascoltare le pazienti: prima non le facevo parlare… mi ritenevo bravo a dopo poche parole avevo la soluzione del problema. Ho imparato che ascoltando ed entrando nel suo linguaggio  riesci a potenziare dieci volte l’effetto delle tue parole, che poi permangono per più tempo. Mi è servito anche nella vita quotidiana, ho cambiato il modo di comunicare con le persone».

«Abbiamo scoperto l’ipnosi grazie a un film»

Emma Watson nel film “Regression”.

«La svolta è arrivata nel dicembre 2017, quando ho visto visto con Giordana il film Regression, la storia di un bambino che era stato abusato sessualmente, a cui hanno fatto rivivere il momento dell’abuso che lui ha visto in ogni più piccolo particolare.
Ero molto affascinato dalla possibilità di tornare indietro nel tempo, ma ero anche incredulo: però sono andato a cercare su Internet e mi è apparso il link “ipnosi in gravidanza”, di cui non conoscevo l’esistenza. Poco dopo siamo andati a fare un corso di tre week-end da una persona poco valida, in cui praticamente non ha insegnato molto, però  mi ha spinto a informarmi.
Ho approfondito tutta la letteratura che ho trovato e ho iniziato a sperimentare con alcune persone, quindi ho assemblato ciò che avevo studiato e anche sperimentato e ho creato un prodotto finito, che adesso applichiamo nei nostri corsi di preparazione al parto».

Con il parto in ipnosi ci sono meno complicanze
Come si svolge il corso di preparazione al parto?
«Finora abbiamo preparato almeno 200 donne. Mentre nel corso classico si inizia al settimo mese, mentre noi aiutiamo le donne ad affrontare fin dal primo trimestre  l’ansia e le paure legate alla gravidanza, il secondo è un periodo di quiete e il terzo l’ansia da parto, mentre come si partorisce si affronta verso la fine.
Col parto in ipnosi che faccio a pazienti selezionate ci sono meno complicanze: essendo tranquille, senza stress, c’è un sovraccarico di endorfine, un surplus di ossitocina naturale e, cosa più importante, non c’è produzione degli ormoni dello stress, come l’adrenalina (che viene usata per bloccare il travaglio nei parti prematuri). Inoltre non ci sono intoppi nella discesa nel canale di parto del bambino che, non trovando un ostacolo rigido determinato dalla contrazione del muscolo, scende e nasce più facilmente. Quindi, non essendoci tensioni mentali o muscolari, il tempo del parto si riduce della metà. Essendo più rilassata, la donna sa come gestire le contrazioni e soffre pochissimo».

Il dr. Brunetti mentre pratica l’ipnosi.

Le induzioni
Come avvengono le induzioni ipnotiche?
«Per evitare il panico che può prendere una gestante nel momento che le si rompono le acque, magari inaspettatamente mentre è fuori a cena con amici, le facciamo vedere cosa deve fare, ad esempio prendere la borsa, andare al pronto soccorso dell’ospedale, poi in sala parto, faccio rivivere il travaglio e poi il parto. Facciamo quindi visualizzare tutto ciò che può accadere, da un eventuale cesareo a quanto sarà felice quando le verrà messo sul ventre il bambino e lo sentirà piangere, a quando tornerà a casa col bambino».

Visualizzare il parto
E poi? «Per facilitare il parto, noi ricreiamo in sala parto sia durante una visualizzazione sia facendo portare gli oggetti più cari, tutto ciò che può ricordare alla partoriente la sua camera da letto, il cuscino preferito, la cuffietta per sentire la sua musica preferita e isolarsi dall’ambiente esterno. Inoltre istruiamo il personale per creare l’ambiente più idoneo, mantenendo le luci basse, poche persone, per non trattare la paziente come una malata, evitando certi termini – come epidurale – usare un linguaggio appropriato. Ricreiamo anche la famiglia, permettendo al marito – che ha già potuto partecipare al corso di preparazione imparando delle frasi di induzione per esercitarsi a casa – di entrare in sala parto e di sostenere la moglie».

Il marito entra in sala parto
Avete introdotto delle novità?
«Abbiamo delle sale parto di 45 mq, dove ci sono letti da parto regolabili simili a divani, permettendo al marito di abbracciare la moglie e di sostenerla durante travaglio e parto. Così la donna può partorire nella posizione più comoda», aggiunge Giordana Nati. «Sono molto contenta dei risultati, anche se ho molto da approfondire ancora.
Il marito partecipa in vari modi, già durante i corsi di preparazione al parto, che possono iniziare in qualsiasi epoca della gravidanza. Dopo ogni seduta la futura mamma dovrà  allenarsi a casa con dei compiti per riprodurre la condizione provata.

Ipnosi con il registratore
Poichè tutte le donne vorrebbero la nostra presenza e la nostra voce in ogni fase del parto, già alla 5a lezione insegniamo ai mariti a dare loro le induzioni durante il travaglio, o usando il registratore con le nostre voci preregistrate.
Inoltre se ci sono problemi durante la contrazione, nella fase espulsiva usiamo come aiuto il protossido di azoto, una tecnica usata soprattutto dai dentisti. Oppure diamo la possibilità di svolgere parte del travaglio in trance ipnotica, senza perdere coscienza, cosa che facilita e velocizza il parto».

Per saperne di più
Vedi anche il sito: www.ipnost.it

Fonte: Ipnosi: partorirai senza dolore

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Nella società moderna, probabilmente a causa della vita frenetica e sempre piena di aspettative che ci troviamo a vivere, sono sempre di più i soggetti che accusano un malessere interiore che impedisce loro di vivere e relazionarsi serenamente. Molti chiedono che quando questo accade, chiedere aiuto sia sintomo di debolezza o una perdita di tempo. Quando invece non riusciamo più a tenere insieme i pezzi della nostra esistenza, la scelta più giusta e anche più coraggiosa è proprio quella di affidarsi a qualcuno che ci affianchi nel processo della ricostruzione e che soprattutto ci aiuti a capire da dove iniziare a ricostruire. Potrebbe infatti accadere che vecchie e profonde ferite riemergano improvvisamente, oppure, che quello che fino al quel momento filava tutto liscio sia stato letteralmente stravolto da un’esperienza inaspettata e dolorosa come una morte, una malattia o un abbandono, lasciandoci da soli senza sapere cosa fare. Ecco è proprio in questa fase che è necessaria una scelta: restare immobili e passivi o reagire e cercare una via d’uscita.

E quando ci rendiamo conto che non abbiamo la forza di affrontare da soli un percorso tanto difficile, è il momento di cercare l’aiuto di un professionista, di un terzo neutrale con il quale sfogare il nostro dolore e le nostre frustrazioni fino a farli scomparire. In altre parole, quello che ci serve è la psicoterapia, ossia il sostegno psicologico che soltanto uno psicoterapeuta professionista è in grado di garantirci.

Trovare lo psicoterapeuta giusto

Lo psicoterapeuta ideale deve ispirarvi fiducia, prendere a cuore la vostra situazione, senza giudicarvi, e impegnarsi a capire insieme a voi il significato dei vostri sintomi. Ovviamente non si deve prescindere dalla preparazione, dalla competenza e dalla professionalità, tutte condizioni necessarie per considerare serio lo psicoterapeuta. Questo è quanto è in grado di garantirvi la dottoressa Maria Teresa Lenoci, laureata in Psicologia, presso la Facoltà degli Studi di Roma “La Sapienza, con indirizzo Psicologia Clinica e di Comunità e, successivamente, abilitatasi, con il massimo dei voti, alla professione di Psicoterapeuta. Dopo la specializzazione in Psicoterapia specialistica per lo Sviluppo e l’Adolescenza, con un approccio cognitivo-comportamentale, e anni di attività clinica presso le case famiglia, attualmente svolge la libera professione come psicologa-psicoterapeuta, ricevendo i propri pazienti a Roma in zona Eur, Laurentina e Montagnola. Il suo approccio è di tipo cognitivo-comportamentale (TCC), si tratta di una terapia pratica e tangibile che ha come fine ultimo quello di risolvere i disagi psicologici, riuscendo in tal modo ad eliminare diversi disturbi come la depressione e il disturbo bipolare, ansia, fobie, attacchi di panico e ipocondria, disturbi alimentari, disfunzioni sessuali, solo per citarne alcuni. La psicoterapeuta Lenoci riserva un’attenzione particolare al mondo dell’infanzia nell’ambito del quale la psicoterapia si svolge in un contesto dinamico e creativo, attraverso il gioco, il disegno e la drammatizzazione e mira a risolvere numerosi disturbi tra i quali quelli da deficit di attenzione e iperattività, dell’apprendimento, autismo e mutismo selettivo. È stato scientificamente provato che questo tipo di approccio rappresenta una delle metodologie più utili per risolvere i problemi psicologici.

Sito web: https://www.psicoterapeutalenoci.it/

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La radice etimologica del termine “ortodonzia” deriva dal greco antico e sta letteralmente a significare “dentatura dritta”. Quando infatti parliamo di ortodonzia ci riferiamo a quella branca dell’odontoiatria nata per diagnosticare, prevenire e curare le malocclusioni che si verificano quando l’arcata dentaria superiore, quindi la mascella, e quella superiore, la mandibola, non combaciano come dovrebbero. I fattori che causano queste malocclusioni sono il disallineamento dentale, che si presenta quando il posizionamento e lo sviluppo dei denti è avvenuto in modo anomalo, oppure, in presenza di eventuali alterazioni costituzionali che coinvolgono le ossa mascellari e mandibolari.

Curare una maleocclusione dentale è necessario per avere un benessere fisico generale. Questo perché, alterando, spesso in maniera significativa, gli equilibri tra la struttura dentale e quella ossea e muscolare alla stessa collegata e i sistemi neuromuscolare e osteoarticolare, potrebbero comportare delle conseguenze negative sullo stato della colonna vertebrale e del cranio che spesso sono causa di squilibri posturali, cefalee, disturbi della vista e dell’udito e anche delle algie vertebrali e cervicali.

L'obiettivo dell'ortodonzia

L’obiettivo della più moderna ortodonzia non è soltanto quello di correggere l’allineamento dentale ma è quello più ampio di assicurare il benessere generale del paziente che riuscirà a raggiungere un equilibrio ideale tra la salute e l’estetica dentale e una buona ed efficiente masticazione.

A seconda della fase di sviluppo del paziente, l’ortodonzia interviene in maniera diversa per trattare i problemi specifici propri di ogni età. Quando per esempio il paziente presenta ancora i denti da latte e quindi l’intero complesso maxillo-facciale è in piena fase di sviluppo, la terapia ortodontica interviene sugli squilibri strutturali per consentire il corretto sviluppo delle arcate dentarie. Tipiche di questa fase sono le conseguenze legate all’utilizzo del ciuccio o al succhiamento del pollice, la deglutizione atipica, oppure, la presenza di morsi incrociati, profondi e così via.

Se invece, il paziente ha già sviluppato una dentizione definitiva ma la struttura scheletrica deve ancora completare lo sviluppo, quindi l’età coincide con la fase della pubertà, allora la terapia ortodontica deve riuscire a favorire un adeguato equilibrio tra funzionalità ed estetica, quindi tra una masticazione efficace e un sorriso sano.

Nei pazienti adulti l’approccio ortodontico non potrà che essere di tipo correttivo, quindi la terapia mirerà ad assicurargli un’occlusione bilanciata e un’opportuna estetica del sorriso. In fase adulta, infatti, potrebbe verificarsi la perdita di denti, a causa di estrazioni o di malattie come la piorrea, che darebbe luogo ad uno spostamento dei denti e al conseguente cambiamento dei rapporti occlusivi, generando una malocclusione trattabile, in tal caso, soltanto con un intervento correttivo.

In ogni caso, l’ortodonzia oggi è più che mai in grado di intervenire in maniera efficace e risolutiva, con l’ausilio di tecniche e apparecchi che oltre alla funzionalità, rivolgono un’attenzione sempre maggiore all’estetica, mettendo il paziente nelle condizioni di curarsi senza imbarazzo e senza disagi.

Articolo offerto da: centroodontoiatricoprati.com/ortodonzia/

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Quanto sono importanti le nostre gambe? Senza di esse avremmo senza dubbio dei problemi di livello logistico e saremo molto meno indipendenti di quanto lo siamo normalmente. Sfortunatamente magari a causa di patologie ereditarie o di traumi dovuti magari ad incidenti stradali o qualsiasi altro tipo di infortuni, le gambe spesso si trovano a soffrire le pene dell’inferno.

Perché dovete continuare a lottare con questi continui dolori? Prendetevi un’ora della vostra giornata ed iniziate a rimettervi in carreggiata come prima. L’ortopedia è una disciplina medica fondamentale per l’uomo perché si occupa dell’intero sistema locomotore e di tutte le patologie che lo riguardano. L’apparato locomotore è composto da articolazioni, legamenti, muscoli, nervi, ossa e tendini. Il medico-chirurgo specializzato in ortopedia ha maturato anche una vasta conoscenza a livello teorico e sia a livello pratico. Qualsiasi tipologia di disturbo, patologia o magari altra problematica improvvisa che possano essere ricollegate a questo tipo di apparato locomotore, saranno di competenza del medico ortopedico. La professione dell’ortopedico è una figura molto vicina soprattutto a coloro i quali si occupano di sport a livello dilettantistico o agonistico. Spesso accade che ci si debba rivolgere ad un ortopedico per cercare di correggere degli errori dovuti ad infortuni del passato, magari giocando a basket, pallavolo o calcio.

L’ortopedico si occupa non sono delle gambe, ma si occupa anche della postura suggerendovi la giusta postura perché come ben sapete è tutto collegato e di conseguenza si occupa anche di correggere il vostro modo di camminare. Quest’ultimo punto per molti di voi potrà sembrare una banalità ma vi basteranno poche ricerche per capire l’importanza di mettere un piede dietro l’altro in maniera adeguata per non creare scompensi alla schiena.

Se avete necessità di prenotare una visita da un ortopedico che eserciti a Roma e provincia, vi suggerisco un sito internet che in qualche modo riuscirà a rispondere a molte delle vostre domande. L’indirizzo che dovrete andare a scrivere all’interno del vostro motore di ricerca in questo caso è www.dottoriroma.it/ortopedici/ ed entrerete fin da subito in una dimensione fatta di tanti nomi di professionisti in questo campo. L’utilità di questo sito non riguarda solo il ramo scientifico dell’ortopedia ma anche quella di altri medici specialisti di ogni genere come odontotecnico, infermiere, ottico, podologo, assistente sanitario, dietista, educatore professionale, igienista dentale, infermiere pediatrico, logopedista, massaggiatore capo bagnino stabilimenti idroterapici, operatore socio – sanitario, ortottista – assistente di oftalmologia, ostetrica o ostetrico, puericultrice, tecnico audiometrista, tecnico audioproteista, tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e profusione cardiovascolare, tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, tecnico di neuro fisiopatologia, tecnico ortopedico, tecnico di riabilitazione psichiatrica, tecnico sanitario di laboratorio biomedico, tecnico sanitario di radiologia medica, terapista della neuro e psicomotricità della età evolutiva, terapista occupazionale, dentisti medici chirurghi ed odontoiatri, medici generici, allergologi, andrologi, anestesisti, angiologi, cardiologi, chirurghi generali, chirurghi maxillo-facciali, chirurghi plastici e tantissimi altri.

Per scoprire gli altri medici visitate il sito. Mentre invece per coloro i quali vogliono entrare nel database del sito internet DottoriRoma non devono far altro che contattare lo staff.

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La medicina preventiva può essere considerata, attualmente, come la forma più ampia di interdisciplinarietà esistente in campo medico e sanitario; infatti, coinvolge ogni settore di cui la moderna scienza medica dispone, nel tentativo di impedire l’insorgere di patologie, individuandone preventivamente i fattori di rischio in determinate fasce di popolazione. L’obiettivo della medicina preventiva non è solo quello di impedire la comparsa di malattie ma anche di rallentare o fermare l’evoluzione di malattie già in atto. Nel primo caso si parla di prevenzione primaria o eziologica, in quanto si studiano le cause delle patologie e i fattori che aumentano il rischio di svilupparle: eliminando o ridimensionando i fattori di rischio, si può diminuire l’incidenza delle malattie corrispondenti; nel secondo caso si parla di prevenzione secondaria, in quanto lo scopo è quello di intervenire il più precocemente possibile sulle patologie che si sono già manifestate, migliorando la qualità di vita dei pazienti che ne sono affetti e prolungandone i tempi di sopravvivenza. Inoltre, la medicina preventiva non è volta semplicemente a prevenire l’insorgere di malattie ma è uno strumento valido per promuovere la salute e il benessere, monitorando lo stile di vita, l’ambiente, anche lavorativo, l’organizzazione sociale e ogni altro settore che possa presentare dei rischi per la salute umana.

Gli strumenti della medicina preventiva

La medicina preventiva dispone di mezzi differenti, dagli accertamenti effettuati attraverso l’anamnesi, a quelli biochimici e strumentali; tuttavia, questi mezzi non possono essere usati in maniera generalizzata, ma devono essere mirati allo studio di determinati tipi di popolazione: questo per il motivo evidente che non si possono estendere le indagini preventive ad ogni singolo individuo, anche perché si deve tenere conto del rapporto tra costi e benefici, quando si imposta un progetto di screening. Gli effetti della prevenzione si dimostrano più efficaci nel momento in cui essa è applicata a malattie che si manifestano frequentemente, in un gran numero di individui. Purtroppo, i dati statistici obbligano a prendere atto del fatto che, per determinate patologie, la diagnosi precoce non è in grado di aumentare la probabilità di sopravvivenza; si è visto, invece, che la prevenzione ha ottenuto i migliori risultati nei casi di malattie con un periodo più lungo di latenza clinica, come, ad esempio, nel carcinoma della cervice uterina: questo spiega la decisione di ricorrere allo screening di massa, come prevenzione secondaria. Attualmente, la medicina preventiva si è portata ancora più avanti; infatti, lo studio sui fattori di rischio, ha consentito di applicare una misura di prevenzione primaria in una certa fascia della popolazione sana: si tratta del vaccino, che costituisce il modo più efficace per combattere il rischio di infezione da papilloma virus (HPV), responsabile delle lesioni neoplastiche del collo dell’utero; allo stesso tempo, il vaccino contro il virus HPV protegge le persone vaccinate anche da altri virus oncogeni. In base al Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale 2017-2019, questa vaccinazione è stata inserita nel calendario vaccinale di tutti gli adolescenti, a partire dal dodicesimo anno di età.

L’importanza dell’alimentazione

Negli ultimi decenni, a causa delle mutate condizioni socio-economiche della popolazione, ha assunto notevole importanza lo studio dei fattori di rischio legati a malattie causate delle abitudini alimentari. Il modo di alimentarsi, in particolare l’attenzione alla nutrizione, rappresenta, tra i fattori che condizionano la salute, quello più importante nella fascia di tempo da dedicare a sé stessi, come si può leggere sul sito che illustra il Metodo Unica. Il Metodo Unica, messo a punto dal dott. Vignali, medico nutrizionista, coniuga lo studio della Medicina Occidentale con quello della Medicina Tradizionale Cinese: è fondato sull’idea che la salute e il benessere siano, prima di tutto, il risultato di uno stile di vita sano, che riconosce il valore fondamentale della prevenzione. A questo proposito, suggerisce di organizzare la giornata secondo uno schema che consente di attuare, in modo semplice, i comportamenti per mantenersi in salute: 8 ore per il riposo, 8 ore al lavoro, 8 ore dedicate a sé stessi. Su questi tre settori, si fonda l’idea di una medicina che agisce in maniera preventiva, attraverso la prevenzione sul lavoro, le tecniche di rilassamento, l’agopuntura oppure la nutrizione. Nel campo dell’alimentazione, il Metodo Unica fa riferimento alla nutrigenetica, che spiega la reazione differente di persone diverse ad alimenti diversi, e alla nutrigenomica, che cerca di chiarire come gli alimenti che vengono consumati abitualmente influiscano sull’espressione genica. In quest’ottica, viene affrontato il tema della dieta alimentare in funzione della prevenzione di malattie come, ad esempio, diabete, obesità o ipertensione, tutte correlate all’alimentazione, con l’obiettivo di conservare la salute il più a lungo possibile.

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Preoccupazione, sfiducia, paura, questo 2019 sembra essere foriero non solo di emozioni positive, ma, purtroppo, anche di insicurezza e ansia. Il nuovo anno, infatti, per la metà degli italiani potrebbe sembrare pieno di insidie e difficoltà. Quasi il 50% degli italiani si è affacciato a questo 2019 senza energie e un terzo ha paura per il momento economico molto difficile per il Paese. Ma non sono le sole ansie: il 34% ritiene che il periodo difficile possa ripercuotersi anche sulla vita di coppia, il 42% ha un atteggiamento di crescente sfiducia nei confronti del futuro e l 68% ha paura di perdere il lavoro. A dirlo è un sondaggio svolto dall’Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico (EURODAP), che ha intervistato persone tra i 18 e i 67 anni.

Salute, cosa sono le paure per il 2019

Le paure per il nuovo anno dipendono da noi. La positività, infatti, non si autogenera, ma dipende sostanzialmente dalle nostre scelte e da come ci poniamo nei confronti della vita. Se, ad esempio, nel corso del 2018 abbiamo dovuto affrontare dei momenti difficili o addirittura traumatici, come un lutto ad esempio rivolgendoci a una realtà del settore consolidata come Funerali Roma su www.funeraliroma.it, e abbiamo dovuto fronteggiare tutte le conseguenze del caso, è molto facile che questo nuovo anno non sia cominciato esattamente col piede giusto. Per questo, trovare motivazioni forti e valide è necessario e funzionale alla nostra riuscita.

I consigli per affrontare il 2019 senza paura

Cinque consigli fondamentali:

  1. poniamoci obiettivi aderenti alla realtà. Vanno bene le ambizioni e i progetti, ma se le nostre aspettative sono troppo alte, può risultare frustrante quando poi ci rendiamo conto di non avere le risorse giuste. Inoltre, impariamo a non rimandate e a imparare a gestire lo stress;

  2. cerchiamo stimoli nuovi senza paura, sia sul lavoro che nella vita privata. Cerchiamo, quindi, di non adagiarci troppo sulle cose che già conosciamo e che fanno parte della nostra zona comfort. Usciamo, esploriamo, mettiamoci alla prova.

  3. impariamo ad apprezzare ciò che siamo, quello che abbiamo raggiunto e chi ci sta attorno. Smettiamo, di conseguenza, di sottovalutarci e sminuirci e diventiamo consapevoli di noi stessi e delle nostre possibilità, senza necessariamente cercare l’approvazione degli altri.

  4. Mettiamo passione in qualunque cosa facciamo.

  5. Non dimentichiamo mai di essere umani, accettiamo quindi il fallimento, mettiamolo da parte e riproviamoci.

Un esercizio utile contro l’ansia

La psicologa Eleonora Iacobelli, vicepresidente Eurodap, suggerisce un esercizio molto utile per imparare a vincere l’ansia e la paura. Prendiamo un foglio bianco e dividiamolo in tre colonne. su ognuna di queste colonne risponderemo a una domanda sul 2018: cosa voglio fare? Chi voglio essere? Cosa voglio avere? Facciamo questo esercizio, magari accompagnato alla pratica meditativa.

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Il mal di schiena rappresenta un disturbo diffusissimo che talvolta potrebbe essere prevenuto con uno stile di vita adeguato. Trattandosi di un problema multifattoriale, prima di trattare il mal di schiena sarà opportuno comprendere le cause che lo determinano e soprattutto stabilire eventuali patologie sottostanti che andranno adeguatamente trattate al fine di ottenere una rapida attenuazione dei sintomi.

Parliamo, come riportato anche su CurarsiBene.it innanzitutto di come prevenire il mal di schiena. Una delle prime cause che determina l’insorgenza del disturbo in assenza di patologie è il riposo notturno. Contrariamente a ciò che crediamo, infatti, durante la notte la muscolatura tende ad irrigidirsi e contemporaneamente a ricevere meno sangue ossigenato. Questa duplice causa può provocare al risveglio una sensazione di dolore lombare che può durante anche per giorni. In questo caso è importante non solo scegliere un materasso adeguato che non sia troppo rigido o troppo morbido ma anche avere cura di rigirarlo periodicamente per evitare che alcuni avvallamenti formatisi col tempo possano disturbare la posizione della schiena.

Altro aspetto di cui tenere conto per prevenire e combattere il mal di schiena è senza dubbio l’eventuale sovrappeso, in particolare se concentrato all’addome/basso ventre. In questi casi, infatti, oltre ad aumentare il rischio di seri problemi cardiovascolari, la schiena è estremamente sollecitata durante i movimenti e si possono arrecare danni sia alla struttura scheletrica, soprattutto per persone in età avanzata, sia alla muscolatura.

Inoltre, anche se sempre troppo poco considerato, c’è la scelta del letto. In pratica, non ce n’è uno “giusto” in senso assoluto, ma è importante avere una base sufficientemente rigida che impedisce posture scorrette. Stessa considerazione e consiglio anche per il materasso : il tipo migliore per sé è quello accoglie le fisiologiche curve senza far sprofondare troppo e senza dare eccessive controspinte.

Per combattere invece una lombalgia che, nonostante l’accortezza, ha ormai già fatto capolino rendendoci difficile affrontare i vari compiti giornalieri, è possibile ricorrere sporadicamente all’utilizzo di antidolorifici ed antinfiammatori, la cui posologia andrà in ogni caso opportunamente concordata col proprio medico di base o ortopedico.

Sebbene si pensi che per guarire dal mal di schiena sia necessario il riposo assoluto, in più casi di quanti si crederebbe l’assoluto immobilismo è un danno. Soprattutto quando il mal di schiena è causato da un’ipotonia muscolare o da poca elasticità, rimanere fermi troppo a lungo potrebbe indebolire ulteriormente la zona rendendo più lenta, e probabilmente non risolutiva, la guarigione.

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Il grandissimo progresso scientifico-tecnologico che, oggi non conosce sosta, ha posto spesso e volentieri la parola fine a mali che per certe epoche sono stati realmente incurabili.
Le soluzioni, alcune volte seppur in ritardo, sono quasi sempre arrivate ma il tempo ha purtroppo allontanato dalla vita terrena tantissime persone.

Una delle malattie più infime e cattive, più atroci e devastanti tra quelle mai esistite è sicuramente il vaiolo. Basti pensare che fino al 1977, in alcune parti dell’Africa, ha colpito donne, uomini e bambini senza distinzione alcuna. Da quel momento, però, la malattia è stata definitivamente sconfitta grazie all’invenzione del vaccino che prepara il sistema immunitario dell’uomo a respingere gli assalti di questa malattia che nel 50% dei casi colpiva in modo funesta.

Cenni storici della malattia

Come detto ormai esistono vaccini tesi a sconfiggere a priori il male. Per poter tenersi informati basta recarsi in un qualsiasi centro di vaccinazioni e Roma, Milano, Torino, Palermo o qualsiasi altra città d’Italia e saremo informati a dovere su cosa dovere fare e come farlo.

Il virus, in ogni caso, si localizza tra la faringe, i cavi orali e la piccola circolazione della cute. Purtroppo la metodologia di contagio era elementare: bastava infatti entrare in contatto con un oggetto infetto e il danno era fatto.
Dal punto di vista estetico la prima sintomatologia è la presenza su quasi tutta la totalità del corpo di macchie cutanee ricche di liquidi: che sia volto, braccia, gambe, busto e zone intime non vi era zona che rimaneva ‘immune’ al virus.

In genere il periodo di incubazione non superava le due settimane (la media era dodici giorni effettivi).

Le varie tipologie di vaiolo

È stato comunque possibile distinguere nel corso del tempo cinque tipologie di vaiolo che hanno colpito l’uomo fino alla seconda metà del secolo precedente. Andiamo a vedere, con ordine, tutte le sue forme:

  • Forma ordinaria: colpisce generalmente il 90% delle persone che non hanno fatto i vaccini e nel corso di qualche giorno la totalità del volto viene ricoperta da pustole ripiene di un particolare liquido. Meno densa la presenza in altre zone del corpo;
  • Forma modificata: è una forma più lieve rispetto alla precedenza ed in genere il livello di mortalità si riduce in modo esponenziale. A volte la si confonda con la varicella;
  • Forma maligna: quasi sempre fatale porta alla setticemia nel giro di qualche giorno. La temperatura corporea si alza in modo eccessivo e una volta contagiati le possibilità di guarire sono minime;
  • Forma emorragica: l’ultima variante dell’infezione da vaiolo e si sviluppava nel 2% degli adulti. Portava a numerose emorragie interne che compromettevano il sistema umano in modo inesorabile.
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In linea con il suo impegno sul fronte del trattamento completo per lictus cerebrale, Stryker ribadisce limportanza di riconoscere i segni dellictus cerebrale e di iniziare subito un trattamento. L”ictus cerebrale è un”importante causa di mortalità a livello globale che determina ogni anno il decesso di sei milioni di persone, mentre altri cinque milioni di individui vanno incontro a disabilità permanenti.[1] Un ictus provoca la morte di circa 1,9 milioni di neuroni al minuto, un fattore che rende essenziale riconoscere i suoi segnali di allarme per procedere a un trattamento tempestivo e ridurre il rischio di effetti a lungo termine.

Per vedere la multimedia news release clicca qui: https://www.multivu.com/players/uk/8433051-stryker-act-fast-witnessing-signs-of-stroke/

Lictus richiede di agire tempestivamente con i segni F.A.S.T.
L”ictus presenta quattro segni di allarme comuni che sono noti con l”acronimo ‘FAST’, ovvero Face, Arms, Speech, Time (viso, braccia, linguaggio e tempo). ‘Face’ indica un emivolto cadente o la linea della bocca irregolare. Quanto ad ‘Arms’, un individuo colpito da ictus può fare fatica a sollevare le braccia alla stessa altezza e a mantenere questa posizione. ‘Speech’ si riferisce alla difficoltà a pronunciare le parole, a dire frasi di senso compiuto o a seguire le istruzioni date. Il tempo (‘Time’) è un fattore fondamentale: se un individuo dovesse evidenziare questi sintomi, è fondamentale chiamare immediatamente i servizi di emergenza medica.

Campagna di sensibilizzazione 

La Giornata mondiale contro l”ictus cerebrale organizzata dalla World Stroke Organization (WSO) è una campagna annuale per la sensibilizzazione sulla prevenzione dell”ictus e sul suo trattamento. Stryker si augura che i segni dell”ictus cerebrale diventino inconfondibili in tutto il mondo.

‘Siamo orgogliosi di sostenere attivamente la Giornata mondiale contro l”ictus cerebrale. L”ictus cerebrale è una patologia devastante che colpisce più di 17 milioni di persone ogni anno’ ha affermato Mark Paul, Presidente della divisione neurovascolare di Stryker. ‘La nostra speranza è che attraverso le costanti campagne di sensibilizzazione sull”ictus cerebrale riusciremo un giorno a ridurre la mortalità e le disabilità correlate a tale patologia’.

Per ulteriori informazioni sull”ictus e per contribuire a far conoscere i suoi segnali di allarme, è possibile visitare il sito http://www.somesignssavelives.com. Il sito è disponibile in otto lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, portoghese, spagnolo, mandarino e giapponese.

Informazioni su Stryker 

Stryker è una delle aziende di tecnologia medica leader al mondo. In collaborazione con i suoi clienti, è estremamente motivata a migliorare il settore sanitario. Stryker offre prodotti e servizi innovativi nel campo dell”ortopedia, delle attrezzature medico-chirurgiche, delle neurotecnologie e della colonna vertebrale che consentono di migliorare i risultati per i pazienti. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito http://www.stryker.com.

[1] World Stroke Campaign, https://www.worldstrokecampaign.org/learn.html [Ultimo accesso il 1° ottobre 2018]

     (Photo: https://mma.prnewswire.com/media/774267/Act_FAST_Infographic.jpg )

Video: 
     https://www.multivu.com/players/uk/8433051-stryker-act-fast-witnessing-signs-of-stroke/

KALAMAZOO, Michigan, October 25, 2018 /PRNewswire/ —

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