Categoria: Salute e Benessere

Le mamme di tutto il mondo parlano la stessa lingua: il maternese. Svelati i suoi segreti

Quando le mamme parlano ai bambini piccoli il timbro della loro voce cambia in un modo unico, che è indipendente dalla lingua d’origine. È una nuova caratteristica del cosiddetto Baby Talk, in italiano conosciuto anche col termine di maternese o madrese: è il metodo peculiare con cui i genitori – ma in generale tutti gli adulti – si rivolgono ai bambini piccoli, in particolar modo ai neonati. In linea di principio il Baby Talk prevede un’intonazione ben scandita, frasi brevi e una semplificazione del lessico e della sintattica, il tutto per favorire l’acquisizione del linguaggio al bambino, sebbene non esista alcuna prova scientifica che tale processo agevoli l’apprendimento del piccolo.

Studiando gli effetti e le sonorità del Baby Talk, i ricercatori del Baby Lab presso l’Università Princeton hanno voluto capire se tutte le madri allineano la propria voce in un modo specifico senza rendersene conto, determinando che è proprio il timbro – una sorta di ‘impronta digitale’ della voce – a variare in un modo specifico. “Noi usiamo il timbro, il tono o la qualità unica di un suono per distinguere costantemente persone, animali e strumenti”, ha sottolineato la dottoressa Elise Piazza, autrice principale della ricerca. “Abbiamo scoperto che le madri alterano questa qualità di base delle loro voci quando parlano ai neonati e lo fanno in modo molto coerente in molte lingue diverse”, ha aggiunto la studiosa.

Per determinarlo Piazza e colleghi hanno innanzitutto coinvolto 12 madri di lingua inglese, e dopo averle registrate durante conversazioni con i loro figli piccoli (dai 7 ai 12 mesi) e che con gli adulti ne hanno ottenuto una misura specifica del timbro. La sua variazione tra i due modi di parlare è così netta che un computer riesce a determinare con esattezza se ci si sta rivolgendo a un bambino piccolo o meno, anche per un solo secondo all’interno di una lunga conversazione. Partendo da questo dato gli studiosi hanno voluto capire se questa variazione del timbro avviene indipendentemente dalla lingua, così hanno coinvolto altre 12 madri, tutte di lingua diversa. Fra esse francesi, tedesche, cinesi, russe, polacche e via discorrendo.

Dall’analisi al computer è emerso che la variazione del timbro era presente in ogni lingua, inoltre il dato era perfettamente allineato con quello ottenuto dalle madri di lingua inglese. L’algoritmo al computer, ‘addestrato’ in inglese, era infatti perfettamente in grado di distinguere la variazione specifica del Baby Talk anche nelle altre lingue. Insomma, tutte le mamme del mondo si rivolgono ai propri figli con lo stesso timbro di voce, e molto probabilmente, spiegano i ricercatori, ciò avviene anche per i papà. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cell.

[Credit Neildodhia]

Fonte: Le mamme di tutto il mondo parlano la stessa lingua: il maternese. Svelati i suoi segreti

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Perdere 10 kg in meno di un mese

Haylie Pomroy questo il nome dell’ideatore della dieta definita del “Supermetabolismo”.

Ma cos’è il supermetabolismo?

Come si fa questa dieta?

Garantisce i risultati che diffonde e promuove?

Che rischi ci sono per l’organismo?

Come effettuarla?

Queste sono alcune delle domande che possono sorgere nella mente di coloro che sono incuriositi da una dieta che promette di far perdere 10 kg in meno di un mese.

Il fondamento della Dieta Supermetabolista

Nella sostanza questa dieta agisce come brucia grassi degli alimenti assunti.

Alcune specifiche che riguardano la dieta in questione sono:

  • La suddivisione in tre fasi della dieta stessa
  • Aiuto nell’accellerazione del metabolismo
  • Aiuto nel far perdere peso in minor tempo

La soglia è quella della perdita di 10 kg in poco meno di un mese, ovvero quasi 4 settimane, a seguire verrà illustrato un menù tipico di questa dieta ma non solo.

I benefici di questa Dieta

Quando si parla di benefici di un regime alimentare, viene subito in mente la riduzione della massa grassa, questo certamente viene confermato dalla dieta del Supermetabolismo, ma a tale risultato si aggiunge anche quello di una riduzione considerevole dei livelli di colesterolo cattivo (LDL) e anche un consolidamento del tasso glicemico.

Probabilmente sono queste le ragioni che hanno portato anche personaggi sportivi di un certo livello, a scegliere questo regime alimentare.

Come annunciato in precedenza a seguire riportiamo lo schema di questa dieta:

NOTE:

  • La dieta del Supermetabolismo ha durata complessiva di 28 giorni
  • La dieta del Supermetabolismo è divisa in tre fasi, alternate in 2 o al massimo 3 giorni
  • Tutte le fasi prevedono l’impiego di cibi diversi
  • La dieta si accompagna ad una costante attività fisica
  • Occorre effettuare invece che tre o quattro pasti al giorno, cinque e almeno ogni 3 o 4 ore.
  • Colazione entro 30 minuti da quando ci si alza dal letto la mattina
  • I cibi devono essere Biologici
  • Occorre bere almeno 30 cl di acqua per ogni chilo di peso che si ha
  • Accompagnare la dieta all’esercizio fisico che andrà svolto almeno tre giorni a settimana
  • Rispettare le tre fasi della dieta

Menù completo

1a Fase della Dieta:

Lunedì e Martedì i giorni della settimana in cui seguire questa prima fase, in questi giorni mangerete frutta, verdura, proteine e cereali.

Per la colazione occorrerà una porzione di cereali e frutta.

Poi ci saranno gli altri due pasti di 5 che saranno fatti di spuntini a base di frutta

Il pranzo e la cena verranno svolte con una porzione di cereali, una di proteine e molte verdure.

2a Fase della Dieta:

Questa fase riguarda i giorni di Mercoledì e Giovedì. In questi giorni cucinerete alle griglia verdure e assumerete proteine. Anche la cottura lessa o in umido si addice a questa fase.

Per la colazione e gli spuntini delle omelette di albumi vanno benissimo.

Il pranzo e la cena saranno svolte con carni bianche e magre e verdure grigliate.

3a Fase della Dieta:

I restanti tre giorni saranno quelli della terza fase di questa dieta.

In questa fase dovrete integrare i cibi grassi, cosa che fino al week end era mancata. Ovviamente si parla sempre di alimenti sani e non di junk food.

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È un semplice rullo, ma cambierà il vostro modo di allenarvi

Il foam roller è da sempre un attrezzo utilizzato in fisioterapia per il recupero muscolare, ma da tempo è diventato uno strumento irrinunciabile per gli amanti del fitness e gli sportivi, utilizzato soprattutto nella fase di riscaldamento, di stretching o di rilassamento post work-out, ma diffuso anche nelle palestre e utilizzato per l‘home fitness. Si tratta di un cilindro capace di sciogliere le contratture muscolari e di combattere il ristagno di liquidi che causa ritenzione idrica e cellulite. Ma scopriamo cos’è, a cosa serve, quali benefici apporta al nostro organismo e come utilizzarlo, con gli eserzici utili da fare a casa.

Cos’è il foam roller e a cosa serve.

Il foam roller è quindi rullo di “schiuma” (foam), che viene realizzato di solito in poliuretano; può essere di diverse dimensioni e con una superficie liscia o levigata, con delle zone rialzate per aiutare a sciogliere la muscolatura. Per cominciare è consigliabile utilizzare quello liscio e, per l’home fitness, meglio scegliere quelli più corti che sono anche più comodi da portare in giro. Ma a cosa serve? Questo benefico cilindro svolge un massaggio miofasciale e viene di solito utilizzato per prevenire contratture e infortuni, praticando un auto massaggio sulle diverse fasce muscolari, sia superiori che inferiori, inoltre è utile anche per riattivare la circolazione, come trattamento per chi soffre di ritenzione idrica, e a sciogliere i cosiddetti nodi della cellulite, che si formano soprattutto su addome, cosce, glutei e braccia. Viene utilizzato sia per lavori indoor che outdoor ed è ottimo anche per trattare il mal di schiena, dovuto spesso a una cattiva postura, o per chi soffre di rigidità muscolare. La particolarità di questo attrezzo è che viene utilizzato solo sui muscoli, e non sulle articolazioni, facendo lavorare solo le parti interessate senza rischi di fratture o lesioni.

Quale foam roller scegliere?

Nei negozi di fitness e online potete trovare diversi tipi di foam roller: in schiuma, in gomma, lisci, levigati e anche di diverse dimensioni. Gli esperti consigliano però di scegliere quelli più piccoli, che si possono maneggiare con facilità anche nelle zone più “difficili”, come l’interno braccia: soprattutto per il workout, quindi, è importante utilizzare un modello corto. È consigliabile poi preferire la superficie levigata che si è rivelata più efficace donando maggiore sollievo dopo l’esercizio. Il prezzo di un buon foam roll si aggira intorno ai 30-40 euro.

Tutti i benefici del foam roller e gli esercizi per utilizzarlo al meglio.

Ma quali sono i benefici del foam roller? Questo cilindro è in grado, grazie al movimeno di “rolling”, di rilassare la muscolatura, aiutando anche nella fase di riscaldamento, prima di cominciare l’allenamento in palestra o a casa. Inoltre questo automassaggio stimola la circolazione e combatte il ristagno di liquidi, rivelandosi molto utile per chi soffre di ritenzione idrica. Oltre quindi ad alleviare i dolori muscolari, aiuta a tonificare e rafforzare la muscolatura di addome, gambe, glutei e braccia, favorendo anche lo scioglimento dei nodi causati dalla cellulite. Il foam roller risulta molto benefico per la zona lombare: utilizzato correttamente allevia la tensione, procurando immediato benessere.

È possibile svolgere, con questo benefico attrezzo, dei semplici esercizi da fare a casa. Utilizzare il foam roller è semplice: una volta scelto l’esercizio da eseguire sistematevi sul rullo e scorrete lentamente in modo da massaggiare ogni zona del corpo. Andrà sistemato sotto la schiena per trattare la zona lombare oppure utilizzato a pancia in giù per l’addome, facendolo rotolare dal bacino in giù. Il principio è quello di far rotolare sul cilindro la parte del corpo dolorante. L’esercizio dovrà interessare solo la muscolatura e non le articolazioni, inoltre dovrà essere svolto lentamente proprio come se fosse un massaggio. È importante poi utilizzare il roll in modo graduale cominciando con brevi sessioni e con una leggera pressione, che sarà aumentata man mano. Una sessione di esercizi con il foam roller dovrebbe durare 20 minuti circa ma, secondo l’esperta di fitness Kayla Itsines, molto seguita su Instagram anche grazie ai suoi tutorial, possono bastare anche 5 minuti al giorno grazie alla versatilità di questo attrezzo che permette di stabilire la pressione da utilizzare e il tempo da dedicare a una specifica zona del corpo.

Esercizio per il mal di schiena: per alleviare dolori muscolari o per sciogliere contratture che interessano i muscoli della schiena c’è un semplice esercizio, che è consigliato anche a chi deve affrontare un allenamento, in quanto previene eventuali problemi muscolari. Posizionate il foam roller sotto la schiena e fatelo scivolare lentamente su e giù aiutandovi con il peso del corpo. All’inzio potrete avvertire un po’ di tensione che si scioglierà proseguendo con l’esercizio.

Esercizio per la cellulite: il foam roller aiuta quindi a riattivare la circolazione nei punti critici in cui si forma la cellulite. Fate scivolare il rullo seguendo il verso in cui si sviluppano le diverse fasce muscolari: posizionatelo prima sotto i glutei, appoggiandovi a terra con le braccia, e fate scivolare il roll fino alle ginocchia, fate lo stesso anche posizionando il rullo all’altezza del fianco in modo da massaggiare la zona laterale e anteriore della coscia: ricordate sempre di non far passare il cilindro sulle articolazioni. Eseguite l’esercizio per una decina di minuti in totale.

Fonte: È un semplice rullo, ma cambierà il vostro modo di allenarvi

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La noia spegne il cervello e ci fa addormentare

Il nostro cervello ‘rallenta’ quando ci annoiamo e per questo ci addormentiamo: i ricercatori hanno scoperto come mai la noia abbia questo effetto sul nostro corpo e i risultati della loro ricerca sono stati pubblicati all’interno dello studio intitolato “Slow-wave sleep is controlled by a subset of nucleus accumbens core neurons in mice” sulla rivista Nature Communications. Ma cosa succede all’interno del nostro cervello quando siamo annoiati?

Gli effetti della noia. Se si dice che solo le persone noiose si annoiano, si dice anche che quando facciamo qualcosa che ci interessa davvero non c’è sonno che possa coglierci di sorpresa: capitaa a tutti infatti di riuscire a passare una notte in bianco svolgendo un’attività di particolare interesse, ma di non riuscire a tenere gli occhi aperti durante un corso in università o una riunione infinita a metà mattinata. In questi casi a farci addormentare non è l’assenza di ore di sonno, ma la noia o, per meglio dire, l’assenza di stimoli.

Cervello stimolato. I ricercatori ci spiegano che, per quanto ancora non sia perfettamente chiaro come i meccanismi del cervello regolino il sonno in base a fattori cognitivi e emotivi, il loro nuovo studio mostra come una parte del cervello, associata alla motivazione e al piacere, riesca anche ad indurre il sonno: stiamo parlando del nucleus accumbens.

Lo studio. Per giungere alla loro conclusione, i ricercatori dello University of Tsukuba’s International Institute for Integrative Sleep Medicine (WPI-IIIS) e del dipartimento di farmacologia della Fudan University hanno utilizzato alcune tecniche ottiche per controllare da remoto le attività dei neuroni del nucleus accumbens e dei comportamenti per i quali entrano in gioco. Le analisi hanno dimostrato che questi neuroni sono molto abili ad indurre un sonno che è difficilmente distinguibile da quello a onde lente, poiché è caratterizzato da onde sia lente, sia ad alto voltaggio.

Sonno e adenosina. Ad indurre il sonno è anche l’adenosina, uno dei sui recettori infatti è particolarmente espresso nel nucleus accumbens.

Fonte: La noia spegne il cervello e ci fa addormentare

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Se vuoi essere felice, non pensare a quanti amici hai

Siamo portati a credere che gli amici abbiano una rete sociale – di persone reali – più grande della nostra, e ciò influenza sia lo stato emotivo che il benessere. È giunto a questa conclusione un team di ricerca composto da studiosi della Business School e della Medical School dell’Università di Harvard (Boston), che ha seguito con due distinti sondaggi 1.500 studenti iscritti al primo anno del prestigioso ateneo del Massachusetts.

“Sappiamo che la dimensione delle reti sociali ha un effetto significativo sulla felicità e il benessere, ma la nostra ricerca suggerisce che anche le semplice credenze sulle reti sociali dei coetanei hanno un impatto sulla felicità”, ha sottolineato la dottoressa Ashley Whillans, autrice principale dell’indagine. Nel primo sondaggio gli studiosi hanno chiesto a 1.099 studenti quante amicizie avessero stretto e quanti amici pensavano avessero fatto i coetanei, a partire dal mese di settembre, ovvero dall’inizio della carriera universitaria. Dai risultati è emerso che circa la metà (il 48 percento) pensava che gli altri avessero stretto un maggior numero di amicizie delle proprie, mentre il 31 percento ha pensato l’opposto.

In un secondo sondaggio, condotto su 389 studenti ‘mirati’ dai ricercatori, è emerso che chi credeva di aver stretto meno amicizie degli altri era anche il più infelice e con un livello di benessere inferiore. Curiosamente, chi pensava di essere meno ‘social’ degli altri all’inizio dell’anno accademico, col passare dei mesi ha ridotto questa valutazione, e gli scienziati suggeriscono che questo dipende dal fatto che si sente indietro proverà ad aggiungere nuovi amici per “pareggiare i conti”. Quando però il divario delle reti sociali è troppo grande, alcuni desistono e tendono ad abbandonare questa specie di ‘sfida delle amicizie’.

I ricercatori indicano che sovrastimare il numero degli amici dei propri coetanei, in un ambiente universitario, sia più semplice perché gli incontri sociali avvengono soprattutto in biblioteche e caffè pieni. Insomma, non si vedono facilmente le altre persone studiare o mangiare da sole. Si tratta dunque di percezioni che diventano più forti in determinate circostanze, ma che possono emergere anche in altri momenti della vita. Whillans e colleghi, che hanno pubblicato i dettagli della ricerca sulla rivista scientifica Personality and Social Psychology Bulletin, proveranno a valutarle anche in altri modelli, ad esempio tra persone che cambiano lavoro o si trasferiscono in una nuova città.

[Foto di Wokandapix]

Fonte: Se vuoi essere felice, non pensare a quanti amici hai

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Chili di troppo dopo le vacanze? Ecco la dieta del rientro per perdere peso in poco tempo

Durante le vacanze estive capita spesso di esagerare a tavola: aperitivi, grigliate, cene, spuntini calorici a base di gelati, dolci, pizzette, e si ritorna a casa con qualche chilo in più. Niente paura, vi basterà seguire una dieta del rientro per tornare in forma in poco tempo e perdere quel gonfiore che vi fa sentire come un palloncino: si tratta di semplici regole da seguire, per sentirvi di nuovo leggeri e in forma e disintossicare il corpo dalle tossine in eccesso.

Dieta del rientro: i consigli utili per recuperare la linea dopo le vacanze.

In vacanza si sa, tutto è concesso: pranzi, cene, sputini a base di cibi grassi o ricchi di zuccheri che mettono a dura prova la linea. Una volta tornati in città è importante riprendere i ritmi della vita di tutti i giorni e ritornare a darsi delle regole, anche a tavola, per eliminare i chili di troppo e depurare l’organismo. Non si tratta di fare grandi rinunce, ma basterà seguire dei consigli utili per ritrovare le buone abitudini con una dieta equilibrata e del sano movimento fisico.

1. Fissate obiettivi raggiungibili per perdere peso in modo graduale e duraturo.

Per perdere peso in modo graduale e duraturo fissatevi degli obiettivi raggiugibili: non più di 1 chilo a settimana, ad esempio. Evitate quindi le diete drastiche o quelle che promettono un dimagrimento veloce perché il risultato durerà poco e rimetterete in breve tempo tutti i chili persi. Seguire una dieta sana e disintossicante vi farà sgonfiare già dalla prima settimana in quanto comincerete a perdere i liquidi in eccesso.

2. Risvegliate il metabolismo fin dal mattino e concedetevi una ricca e sana colazione.

Già dal risveglio è importante mettere in moto il metabolismo: prendete un cucchiaino di olio extra vergine di oliva appena svegli e a digiuno, disintossicherete l’organismo favorendo anche le funzioni intestinali. In alternativa bevete un bicchiere di acqua tiepida con il succo di mezzo limone. Dopo concedetevi una sana e ricca colazione a base di cereali integrali, latte o yogurt, un frutto oppure 2 fette biscottate integrali con un po’ di marmellata e un succo di frutta senza zucchero, o una bicchiere di latte vegetale (di soia, riso o avena).

3. Spezzate la fame con dei sani sputini.

Tra i pasti principali concedetevi sempre sputino e merenda ma non scegliete pizzette o dolci, ma preferite cibi sani e con alto potere saziante come una manciata di mandorle, che aiutano anche la concentrazione, una banana o della frutta di stagione, yogurt, barrette di cereali integrali. Potete concedervi un gelato, a patto che sia alla frutta!

4. A pranzo e a cena moderate la quantità di carboidrati e riducete il condimento.

A pranzo e a cena limitate la quantità di carboidrati e moderate l’uso del condimento: usate al massimo due o tre cucchiai di olio extravergine d’oliva al giorno. Per condire le verdure e l’insalata preferite l’aceto e il succo di limone, limitate poi l’uso di sale, che favorisce la ritenzione idrica, e sostituitelo con le spezie e le erbe aromatiche. Per favorire la perdita di peso in modo sano e graduale, a pranzo consumate un piatto di pasta o di riso, meglio se integrali per aumentare il senso di sazietà, con verdure fresche. Per la cena preferite il consumo di carne bianca o pesce per assicurarvi il giusto apporto di proteine magre e grassi buoni, accompagnati da un contorno di insalata mista o verdure fresche, oppure formaggi magri da concedersi un paio di volte a settimana sempre abbinati a verdure crude o cotte, meglio se al vapore.

5. Tisane rilassanti per riposare bene e drenare i liquidi in eccesso.

Dopo cena concedetevi una tisana preferendo quelle a base di finocchio e liquirizia per favorire la digestione e drenare i liquidi in eccesso, oppure scegliete quella alla malva per favorire il giusto riposo. Cercate di dormire dalle 6 alle 8 ore a notte, andate a letto sempre alla stessa ora e svegliatevi presto al mattino, ciò sarà utile per recuperare i ritmi della vita di tutti i giorni e ritrovare la forma.

6. Concedetevi qualche strappo alla regola per favorire il buonumore.

Ogni tanto però è importante concedersi qualche strappo alla regola che fa anche bene all’umore, ad esempio due pasti liberi a settimana, magari nel week end, per sentirvi meno costretti e più sereni, senza però compromettere la dieta. Come comportarsi invece se ricevete un invito a cena durante la dieta? In questi casi scegliete cibi leggeri e mangiate un terzo in meno delle porzioni che consumate abitualmente.

7. Riducete il consumo di alcol e caffè e bevete tanta acqua per disintossicare l’organismo.

Almeno per un paio di settimane dopo le vacanze riducete il consumo di alcol e caffè, così da disintossicherete l’organismo dalle tossine in eccesso e sgonfiare la pancia. Cercate poi di eliminare del tutto le bevande gassate, ricche di zuccheri, in questo modo potrete raddoppiare la perdita di peso, seguendo un’alimentanzione sana e bilanciata. Idratate l’organismo bevendo almeno 1,5 litri di acqua al giorno, da integrare anche con tè verde o succo di pompelmo rosa senza zucchero.

8. Svolgete regolare attività fisica.

Fare movimento è un altro tassello fondamentale per ritornare in forma dopo le vacanze. Se non volete ancora ritornare in palestra, fate una passeggiata a passo svelto per almeno 40 minuti o, se siete allenati, una leggera corsetta, in questo modo vi sentirete da subito più leggeri e scattanti. Una volta riprese le abituali attività sportive, svolgetele con regolarità, almeno 3 volte a settimana così da fortificare i muscoli e ritrovare la forma in poco tempo.

Fonte: Chili di troppo dopo le vacanze? Ecco la dieta del rientro per perdere peso in poco tempo

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Tutte le regole (che forse non conosci) per acquistare pesce fresco

Il pesce è un alimento che non deve mancare sulle nostre tavole: è infatti povero di grassi e ricco di proteine e  Omega 3 ma, nonostante sia uno dei cibi più amati, non sempre è facile acquistarlo e capire se quello che troviamo in pescheria sia un prodotto fresco e genuino oppure no. A norma di legge il pesce è fresco fino a massimo 3 giorni dal momento della pesca, se viene conservato in condizioni favorevoli: un pesce appena pescato e tenuto ad alte temperature, per esempio, deperirà entro poche ore. Scopriamo allora come capire se il pesce è fresco con delle semplici regole per un acquisto consapevole e senza rischi per la salute.

Come capire se il pesce è fresco: le regole generali da conoscere per un acquisto sicuro.

Per riconoscere la freschezza del pesce che stiamo per acquistare ci sono dei segnali importanto da valutare, sia di tipo olfattivo che visivo: fondamentale è l’odore ma è molto importante anche osservare gli occhi, le branchie, le consistenza, la pelle, tutti elementi che possono aiutarci a capire se quello che stiamo acquistando è pesce fresco o andato a male. Ecco nello specifico ciò che c’è da sapere.

L’odore è il primo elemento da valutare.

L’odore è la prima cosa che bisogna valutare per accertarsi della freschezza del pesce, deve infatti profumare di mare e di salsedine: se invece sentite odore di marcio evitate di acquistarlo. Nonostante sembri facile però, non tutti hanno un naso esperto per capire quando, ad esempio, il pesce viene coperto con l’ammoniaca, che viene utilizzata per disinfettare il pesce ritardandone la putrefazione. Per questo è fondamentale riconoscere anche altri segnali visivi per capire se il nostro acquisto è sicuro.

Il corpo deve essere lucido e il suo colore brillante.

Il pesce fresco deve essere lucido e brillante, ricoperto da un muco cutaneo che lo rende luminoso e scivoloso al tatto. Nel pesce non fresco o decongelato, invece, la pelle risulta opaca. Quando acquistate il pesce azzurro, come alici, acciughe, guardate anche la pancia: in queste specie, infatti, le interiora si decompongono più velocemente e ciò causa un rigonfiamento, segno che il pesce non è fresco.

Il colore del pesce deve essere brillante e ricco di sfumature, rese più evidenti dalla luce, che riprendono i colori dell’arcobaleno. Non fidatevi dunque se il colore del pesce è monocromatico e se la pelle è opaca.

L’occhio deve essere vivo.

Gli occhi del pesce fresco, pur non essendo il massimo dell’espressività, devono essere vividi e ancora gonfi, o comunque sporgenti, con la pupilla nera. Se l’occhio è spento, grigio e incavato, allora è meglio non acquistarlo: valutate questi elementi anche per capire se il pesce è decongelato, anche in questo caso, infatti, gi occhi saranno opachi e concavi. Si tratta di pochi elementi da valutare ma che vi permetteranno di fare l’acquisto giusto, senza rischi per la salute.

Il corpo deve essere rigido e le branchie di un rosso acceso.

Anche il tatto è importante: toccare il pesce è un altro elemento importante per valutarne la freschezza. Il corpo del pesce dovrà essere rigido: il rigor mortis nei pesci, infatti, si rilascia più velocemente che nei mammiferi, per questo un pesce, subito dopo pescato ha già il corpo rigido. E se invece il corpo è floscio? Vuol dire che il pesce è lì da un po’ di giorni e quindi è meglio non acquistarlo.

Le branchie devono essere di un rosso acceso e umide: per valutare la freschezza del pesce apritele e, se trovate delle gocce di sangue, ancora meglio, significa che non ha avuto il tempo di coagularsi e che quindi è fresco. Le squame, invece, devono essere aderenti al corpo. Se il colore è marroncino o rosso scuro, vuol dire che il pesce è stato pescato già da alcuni giorni.

Consigli e trucchi per riconoscere il pesce fresco non solo in pescheria.

Scopriamo ora alcuni trucchi e consigli utili per capire quando il pesce è fresco, non solo quando lo acquistiamo in pescheria o al mercato, ma anche quando lo cuciniamo o dobbiamo mangiarlo al ristorante.

  • Anche a casa possiamo capire se il pesce è fresco: ve ne accorgerete soprattutto nel momento dell’eviscerazione: se le interiora sono liquefatte e l’odore è sgradevole, vuol dire che il pesce non è fresco. Se non volete eviscerarlo voi, fatelo fare al momento dell’acquisto, ma chiedete di poter guardare mentre svolge l’operazione, ne avete tutto il diritto.
  • Come riconoscerlo nel banco dei surgelati?: anche in questo caso valgono le regole dei banchi della pescheria. Di solito però nei supermercati troviamo in vendita pesci d’allevamento e, in questo caso, fate attenzione alla provenienza: quelli italiani sono più magri perchè sottoposti a regole più rigide, vengono infatti nutriti con mangimi a basso contenuto di grassi e antibiotici. preferite poi quelli allevati in mare, in quanto hanno più spazio per nuotare e si alimentano in modo più naturale.
  • Al ristorante chiedete di vedere il pesce che cucineranno: oltre a valutare l’odore, gli occhi e le branchie, valutate se i peschi che vi presentano sono quasi uguali per dimensione e peso, ciò significa infatti che si tratta di pesci di allevamento. Valutate poi anche il sapore, il pesce non dovrà essere secco e stopposo ma nemmeno troppo ricco di condimento: in questo caso può essere utilizzato per camuffare un pesce surgelato presentanto come fresco.
  • Imparate la differenza tra quello fresco e decongelato: il pesce decongelato ha l’aspetto simile al pesce non fresco, quindi ha tutte le caratteristiche negative di cui abbiamo parlato, tra cui corpo non rigido, occhi opachi, ecc…Da non demonizzare invece il pesce surgelato in quanto tutto dipende dalla qualità: molti ristoranti famosi infatti utilizzano, soprattutto gamberi, poli e seppie e ciò ne assicura una maggiore freschezza, in quanto si tratta perlopiù di prodotti pescati in mari lontani che altrimenti non arriverebbero freschi a destinazione.

Fonte: Tutte le regole (che forse non conosci) per acquistare pesce fresco

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Scritto da Giuseppe Capano il 23 giugno 2017 – 22:41

Fiore di sambuco 318Alzandosi un po’ di quota è ancora possibile procurarsi un po’ di fiori di sambuco, albero spesso conosciuto più che altro per le bacche nero-violacee che maturano nella tarda estate e che mescolate ad altri frutti di bosco come le more si utilizzano per preparare marmellate e confetture di frutta.
Gli affascinanti fiori a ombrella bianchi con lievi sfumature gialle sbocciano tra maggio e giugno e si rivelano molto utili per le loro proprietà emollienti delle vie respiratorie, un aiuto naturale ed efficace nei casi di febbre e raffreddore per favorire la guarigione.

Ma a noi interessa più che altro il risvolto in cucina e nell’ambito di pentole e fornelli possono essere usati in alcune tipiche preparazioni.
Purtroppo però sono spesso fritti e quindi si pregiudicano troppo con questo metodo di cottura le loro caratteristiche positive di partenza che sarebbe bene non sprecare troppo.
In alternativa si possono realizzare sciroppi dolci concentrati da usare con moderazione in pasticceria o bevande molto caratteristiche, tanto è vero che di recente una nota marca di bibite ha lanciato un prodotto da bere proprio a base di sambuco vantandone mille qualità!
Ma piuttosto che andare in un supermercato a prendere bevande i cui contenuti sono da verificare bene meglio camminare per colline e monti dove si trovano facilmente alberi di sambuco.
Una bella passeggiata nella natura dove vi consiglio di fare una certa scorta dei suoi fiori se non per le vostre chicche di cucina per portarvi a casa i vantaggi terapeutici.
Meglio se raccogliete le ombrelle dopo una giornata di pioggia in modo da evitare di lavarli successivamente compromettendo la conservazione corretta che avviene tramite essiccazione legandoli in mazzetti appesi in un luogo buio e secco o in un essiccatore elettrico a bassa temperatura dopo averli scossi un po’ per far uscire eventuali insetti. Quando saranno completamente secchi vi basterà separare le corolle diventate giallo scure dagli steli e conservare il tutto in barattoli di vetro o sacchetti di carta al buio.
Al momento del bisogno preparate un infuso con uno o due cucchiai di fiori essiccati per tazza d’acqua, da lasciare in infusione 15 minuti.
In cucina, invece, provate ad usarli come primo approccio in un risotto, mettetene una parte nel soffritto con la cipolla e una parte minoritaria verso fine cottura e gustatevi tutta la loro particolarissima bontà!!!
Altre valide alternative sono originali frittate ai fiori di sambuco, pane e ciambelle salate, intriganti biscotti mescolando i fiori con zenzero e cannella.

Fiore di sambuco 518

Tags: erbe di campo, fiori, sambuco
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Scritto da Giuseppe Capano il 19 giugno 2017 – 21:15

Orzo con pomodorini e ceci al rosmarino particolare 318Approfondisco oggi lo studio che citavo ieri sull’alimentazione dei bambini quando sono ospiti graditi dei loro nonni che spesso sono indecisi e titubanti su cosa è corretto somministrare ai loro amati nipoti quando sono a tavola e negli spuntini extra pasti.
Lo studio pubblicato su International Journal of Obesity evidenzia un problema non di poco conto che in precedenza era stato messo in risalto anche in ricerche condotte in Cina e Giappone, in tutti è stato chiaro che spesso i bambini con i loro nonni rischiavano di andare fuori regime e arrivare al sovrappeso.

Si tratta allora di fornire una serie di soluzioni e consigli pratici per aiutare i nonni nel loro, gravoso, compito in ambito alimentare che nel periodo estivo assume un importanza particolare.
Siamo sulla stessa linea dello sforzo di conoscenza adottato anche per i genitori a cominciare dalla sensibilizzazione verso il problema grave del sovrappeso che può sfociare in quello più grave dell’obesità infantile sfatando convinzioni ancora radicate come quella che vuole un bimbo in salute solo se “molto in carne”.
Stiliamo allora una serie di buoni consigli mettendo in evidenza quelli che, invece, sarebbero da dimenticare e non assecondare mai!
La prima buona regola è proporre in ogni pasto verdura e frutta di stagione giocando un po’ con la fantasia per stimolarne il consumo, il gioco è anche la chiave per allontanare dai bambini l’idea che a essere buoni sono solo i piatti e i cibi che sono abituati a mangiare senza recriminazioni e che spesso sono però inadeguati alle loro esigenze.
Qui è fondamentale non cadere nella paura che se non si assecondano le richieste dei piccoli in termini di cibi preferiti loro non mangeranno “abbastanza”.
Allo stesso tempo evitare che nell’arco della giornata ci siano spiluccamenti continui di cibo, i pasti devono essere regolari e costanti con orari lineari che poi è anche il modo per non fare sentire la fame fuori pasto.
Adeguiamo poi le porzioni alle loro esigenze fisiologiche senza pensare a quanto mangeremmo noi di quel cibo, introducendo nella dieta settimanale legumi, pesce, formaggi e uova a meno di problematiche specifiche.
A livello di sete soddisfare questa esigenza naturale particolarmente sentita in estate con sola e semplice acqua, non troppo fredda, bevuta in piccoli sorsi e frequentemente.
Fare attenzione alle quantità di dolci e gelati somministrati, in estate è particolarmente facile lasciarsi andare ad accontentare i bimbi con elementi dolci rinfrescanti, un buon espediente è anche quello di dirottare le scelte verso gelati e sorbetti alla frutta senza troppi dolcificanti aggiunti.
Ma siccome poi servono anche idee pratiche a tavola ecco entrare in campo il mio ruolo e la richiesta del Corriere di fornire una buona, bella e facile ricettina adatta ai bimbi come agli adulti.
Quella che trovate di seguito completa di dosi (basse perché riportate a dei bimbi), descrizione e foto!!!

Primo rinfrescante estivo con orzo

Orzo con pomodorini e ceci al rosmarino 518

Ingredienti per 4 persone:

  • 200 g di orzo perlato,
  • 250 g di pomodorini,
  • 200  g di ceci lessati,
  • 1 cucchiaino di rosmarino fresco tritato,
  • ½ cucchiaino di buccia di limone grattugiata,
  • olio extravergine d’oliva,
  • sale

Preparazione

  1. Lessare l’orzo in abbondante acqua bollente leggermente salata per 30 minuti circa, scolarlo e raffreddarlo bene in acqua corrente.
  2. Meglio però sarebbe cuocere l’orzo mettendolo in pentola con 600 ml abbondante di acqua fredda, portandolo a ebollizione e lasciando aspettare di far assorbire tutto il liquido (circa 30 minuti), in seguito salarlo poco e stenderlo in un vassoio sgranandolo con una forchetta fino a raffreddamento.
  3. Schiacciare parzialmente i ceci con una forchetta eliminando se si preferisce la pellicina esterna, condirli con 3-4 cucchiai di olio e il rosmarino tritato, saltarli in padella per 5 minuti e raffreddarli.
  4. Lavare e tagliare in piccoli spicchi i pomodorini, mescolarli con l’orzo freddo, la buccia di limone e i ceci freddi regolando di sale.

Tags: ceci, limoni, olio extravergine d’oliva, orzo, pomodori, rosmarino
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E’ davvero possibile aumentare le dimensioni del seno in maniera del tutto naturale senza l’aiuto dell’intervento chirurgico? Anche se potrebbe sembrare assurdo la risposta è sì. Le soluzioni, per avere un seno grande, sono tante. Quali sono?

Uno dei metodi per aumentare le dimensioni del seno sono i massaggi. Massaggiare il seno rappresenta un trucco molto utilizzato per accrescerne il volume. Bastano trenta minuti al giorno ed una buona dose di pazienza per ottenere il risultato tanto desiderato, anche in un mese.

Attraverso i massaggi la circolazione sanguigna aumenta portando una maggiore quantità di ormoni fitoestrogeni responsabili della crescita del seno. Con i massaggi aumenta anche la produzione di prolattina un altro ormone la cui azione è direttamente collegata alle dimensioni del seno.

Massaggi del seno: ecco come procedere

Il primo passo da fare è di strofinare le mani così da aumentarne l’energia ed il calore. Successivamente è possibile applicarle sui seni strofinando verso destra, sul seno di destra e verso sinistra sul seno sinistro. Un movimento semplice, ma da realizzare con la sufficiente energia per trecento volte.

E’ utile alternare, ogni quindici minuti, il massaggio con una pausa durante la quale sarà necessario strofinare le mani per aumentarne il calore e garantire l’energia necessaria.

L’alimentazione

Anche il cibo può rappresentare un metodo efficace per aumentare il seno. Un ruolo di fondamentale importanza quello dell’alimentazione visto che, molto spesso,uno dei motivi delle dimensioni insufficienti è la mancanza di estrogeni. Basta assumerne una dose sufficiente per risolvere il problema. Ma quali sono gli alimenti più ricchi di ormoni?

I semi di anice, i cibi a base di soia, il pollo, la frutta in generale, gli ortaggi, i semi di girasole e di lino rappresentano gli alimenti da consumare.

Ma sono i grassi sani a rappresentare un rimedio semplice per ottenere le forme desiderate. In questo caso  il burro di arachidi, l’olio di oliva, le noci, l’avocado e tutte le varianti di pesce, sono i cibi da consumare.

Naturalmente l’assunzione eccessiva di grassi può comportare anche ricadute tutt’altro che piacevoli sul corpo. Stare bene attenti ad evirare di ingrassare è quindi indispensabile. Ma se nemmeno l’alimentazione riesce a garantire i risultati sperati?

 SenoMax Gel: un seno più grande in poco tempo

Ottenere le dimensioni che hai sempre desiderato è possibile grazie ad una crema, del tutto naturale senza controindicazioni per la salute. Si tratta di SenoMax Gel, uno dei prodotti più utilizzati.

Gli ingredienti di SenoMax sono l’olio di germe di grano, un prodotto ricco di vitamina E, sostanza indispensabile per la rigenerazione della pelle. L’olio di germe di grano rende il seno  tonico stimolandone la crescita. L’estratto di liquirizia, invece, grazie a dei componenti simili agli estrogeni, agisce sulle dimensioni del seno mentre gli effetti antiossidanti renderanno la pelle liscia.

 

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