Gonartrosi: il dr. Michele Massaro spiega quando non serve la protesi

Gonartrosi: il dr. Michele Massaro spiega quando non serve la protesi

La gonartrosi (artrosi del ginocchio) resta la patologia articolare più frequente e diffusa tra le varie forme di artrosi ed è per questo che abbiamo rivolto alcune domande al dr. Michele Massaro, chirurgo ortopedico specialista in chirurgia protesica mini invasiva ginocchio e anca che opera presso le Cliniche Humanitas di Bergamo.

Sappiamo che, in senso generale, l’artrosi (o osteoartrosi) sintomatica colpisce, solo in Italia, circa 4 milioni di persone per un costo sanitario complessivo di 6,5 miliardi di euro. Senza contare che il 10-15% delle visite ambulatoriali eseguite dai medici generici riguardano proprio l’artrosi.

La gonartrosi rappresenta la prima causa di dolore al ginocchio nel mondo occidentale per pazienti di età superiore ai 65 anni con una certa prevalenza di donne, soggetti in sovrappeso e che seguono uno stile di vita sicuramente da correggere” spiega il dr. Massaro Michele.

Come tutte le forme di artrosi, la gonartrosi è una malattia degenerativa cronica che compromette la cartilagine articolare, l’osso subcondrale, legamenti e tendini ma può essere scatenata anche da traumi sportivi.

Quando è possibile evitare l’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva?

Con quali terapie, accorgimenti e trattamenti si può intervenire sulla patologia artrosica?

Il dr. Massaro ha risposto a queste ed altre domande permettendoci di pubblicare un articolo che potrà essere di aiuto a molti di voi.

 

Gonartrosi: perché Michele Massaro, chirurgo ortopedico, ha scelto l’approccio mini invasivo

Per la gonartrosi (artrosi del ginocchio), come per la coxartrosi (artrosi dell’anca) avanzata, dolorosa e invalidante, la soluzione più sicura, rapida ed efficace è la chirurgia mini invasiva che permette di impiantare una protesi di ultima generazione per ripristinare la corretta funzionalità dell’articolazione.

Ho scelto la chirurgia mini invasiva perché è l’unico trattamento chirurgico risolutivo, che funziona davvero sia in termini di risultati, successo e rapidità sia per i minori rischi post-operatori ed il maggior rispetto per il corpo. Come suggerisce il nome, è meno invasiva, l’incisione è minore, risparmia le parti sane salvando (se possibile) i legamenti crociati anteriore e posteriore, conservando il più possibile anche i tessuti molli” spiega Michele Massaro.

La protesi ginocchio mini invasiva, di sicuro successo nel 95% dei casi, è decisamente meno rischiosa (in termini di eventuali infezioni e lussazioni) e più risolutiva rispetto alla protesi tradizionale.

Può essere totale o parziale (o monocompartimentale): nel secondo caso, è possibile sostituire solo uno dei tre compartimenti che costituiscono il ginocchio (mediale, laterale o femoro-rotuleo).

Si tratta di una protesi più piccola che consente di incidere meno tessuto durante l’intervento permettendo, quindi, una perdita ematica e traumi post-operatori (dolore, gonfiore) ridotti.

Sia l’intervento sia il recupero sono molto più rapidi rispetto alla tecnica chirurgica tradizionale.

 

Gonartrosi: le alternative all’intervento chirurgico, quando si può

I grandi risultati ottenuti grazie alla chirurgia mini invasiva sono stati dimostrati e documentati da anni, ormai, anche nel nostro Paese. Si tratta, pur sempre, di un intervento che specialisti e professionisti del settore come il dr. Michele Massaro, chirurgo ortopedico esperto di mini invasiva, consigliano solo in extremis, quando è strettamente necessario ovvero nei casi in cui terapie farmacologiche o fisioterapiche non offrono gli effetti sperati.

In quali casi si può evitare l’intervento? Cosa fare in alternativa?

Il dr. Massaro Michele è pronto a risponderci.

I trattamenti non chirurgici sono il primo approccio terapeutico che interviene sui sintomi della gonartrosi (dolore, gonfiore, rigidità). In assenza di lesioni cartilaginee conclamate, anomalie biologiche o meccaniche che interessano l’articolazione del ginocchio, l’intervento chirurgico non è necessario.

Prima di decidere per l’intervento, eseguo valutazioni e verifiche molto accurate. Insieme al paziente, dopo averlo informato a 360 gradi, decido di ricorrere ad un intervento per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva soltanto se la gonartrosi è avanzata, il danno articolare è grave, invalidante, provoca un importante irrigidimento doloroso che condiziona pesantemente la qualità della vita”.

Se la gonartrosi non è invalidante, non scatena dolore o gonfiore eccessivi e non causa un danno preoccupante alla cartilagine, il dr. Michele Massaro consiglierà al paziente una terapia conservativa o parzialmente curativa. Vediamo in che consiste.

 

Gonartrosi: terapia conservativa per evitare l’intervento

Nei casi meno gravi di gonartrosi, si ricorre a diverse terapie o soluzioni alternative di vario tipo per intervenire sui sintomi (dolore, gonfiore).

Ecco quali sono:

  • Terapia farmacologica con assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), antidolorifici (paracetamolo), condroprotettori, infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi o di acido ialuronico);

  • Trattamenti di fisioterapia ed esercizi fisici finalizzati a potenziare la resistenza, il tono e l’elasticità dei muscoli che sostengono l’articolazione del ginocchio:

  • Riduzione del peso corporeo se il soggetto è obeso o in sovrappeso;

  • L’utilizzo di stampelle per la deambulazione;

  • Nutraceutici orali, prodotti derivati alimentari a cui si attribuiscono diversi effetti benefici per l’omeostasi articolare. Tra questi, glucosamina (zucchero amminico) e condroitin solfato (un glicosaminoglicano solfato) che rappresentano alcuni tra i componenti principali della matrice cartilaginea extracellulare;

  • Cellule staminali onnipresenti nel corpo, prelevate soprattutto da midollo osseo e tessuto adiposo periombelicale per la rigenerazione della cartilagine e per intervenire sull’osteoartrosi. Diversi studi hanno mostrato buoni risultati e miglioramenti sia in termini di dolore sia di funzionalità articolare.

In tutti i casi, il potenziamento muscolare è importante: serve a velocizzare i tempi di recupero e riabilitazione.

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