Categoria: Angolo Pet

La filaria o filarosi è una malattia parassitaria che colpisce soprattutto i cani, ma che può infettare anche gatti, furetti e altri animali domestici. Conoscere al meglio questa patologia, quindi, è fondamentale per scoprire in che modo prevenirla.

Filaria: che cos’è

Come anticipato, la filaria è una malattia molto pericolosa che manifesta il picco di trasmissione principalmente durante la stagione calda, perché viaggia da un animale infetto ad uno sano tramite una puntura di zanzara.

La filaria può essere di due tipi:

  • cutanea
  • cardiopolmonare

La filariosi cutanea è causata da un parassita chiamato Dirofilaria repens che si annida sotto la cute. Colpisce solo la pelle dell’animale, ma può trasmettersi anche all’essere umano. La filariosi cardiopolmonare è più pericolosa e viene trasmessa dal parassita Dirofilaria immitis. La patologia non colpisce l’uomo, ma per gli animali può essere fatale.

Filaria: come si trasmette

La filaria si trasmette quando una zanzara punge un animale infetto e in seguito uno sano. Succhiando il sangue, la zanzara porta con sé anche delle piccole microfilarie, che vengono rilasciate alla puntura successiva su un altro soggetto. Così le filarie si annidano nell’animale e iniziano a crescere e svilupparsi, spostandosi verso il cuore e i polmoni. In questi organi, in seguito, diventano vermi adulti e crescono notevolmente, fino ad arrivare addirittura a 30 cm di lunghezza. A questo punto continuano il ciclo riproduttivo dando origine ad altre pericolose microfilarie. I parassiti si concentrano soprattutto nell’arteria polmonare, nell’atrio destro del cuore e nella vena cava inferiore.

Le larve impiegano circa 5-6 mesi per raggiungere il cuore e i polmoni. Un animale infettato può contenere fino a 50 parassiti adulti. I vermi possono vivere sino a 7 anni, a meno che l’ospite non muoia prima a causa dei danni subiti.

Sintomi della filariosi

I sintomi della presenza della filaria riguardano soprattutto il cuore e il sistema respiratorio. I segni più comuni di una filariosi sono:

  • difficoltà respiratorie
  • affaticamento e difficoltà nel movimento
  • dimagrimento
  • tosse
  • insufficienza cardiaca

Se non curata, la filariosi può portare alla morte dell’animale. Nel caso si notino sintomi simili a quelli elencati, è quindi fondamentale contattare subito il veterinario. L’intervento tempestivo è necessario per salvare l’animale, perché alla comparsa dei sintomi potrebbero già esserci importanti lesioni al cuore o nei polmoni.

La prevenzione

La filariosi si può prevenire evitando che il nostro amico rischi di essere punto dalle zanzare o comunque, nel caso venga punto, che posso essere al sicuro dal manifestarsi della malattia a causa della presenza di filarie adulte. Esistono, infatti, diversi prodotti specifici da applicare, da somministrare per os o iniettabili che possono proteggere il cane dalla malattia.

Il veterinario

Non bisogna mai dimenticare che il nostro primo punto di riferimento deve essere il veterinario. Lo specialista può dare indicazioni specifiche su come proteggere l’animale dalla filaria e individuare la terapia per la cura.

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I nostri gatti vivono tra gli ambienti di casa e l’esterno e non è raro che finiscano per essere colpiti da parassiti come acari, pulci e zecche. Questi ospiti indesiderati possono danneggiare la salute dei pelosi, ma noi padroni possiamo fare molto per proteggerli.

La prevenzione e l’utilizzo di prodotti specifici, con il consiglio del veterinario, sono i tre migliori alleati che si possano avere nella gestione delle infestazioni parassitarie.

Vediamo di approfondire e di capire come scegliere i migliori antiparassitari per gatti.

 

Acari: piccoli, ma pericolosi

L’acaro è il parassita più comune nei gatti, tanto piccolo che non si vede ad occhio nudo. Nonostante le dimensioni ridotte, si tratta di parassiti molto pericolosi, perché possono causare la scabbia. Sulla cute del gatto possono presentarsi anche delle croste e intere aree con caduta del pelo.

Gli acari amano insediarsi nella zona del collo, delle orecchie e della testa. Quindi se il gatto si gratta spesso e noti la presenza di aree arrossate o con croste, rivolgiti subito al veterinario.

Per la prevenzione controlla periodicamente il pelo del tuo animale e mantieni la corretta igiene degli ambienti. In caso di infestazione è utile applicare prodotti specifici che possano interromperne il ciclo vitale e allontanarli.

 

Pulci: possono causare dermatite

Le pulci sono insetti ematofagi, piccoli e senza ali ma molto agili. Si sviluppano maggiormente in estate, ma le infestazioni possono verificarsi anche durante il resto dell’anno. Le pulci si stabiliscono sotto il pelo del gatto e si alimentano con il suo sangue.

La loro riproduzione è rapida e infestano casa con uova e larve.

Per prevenirle bisogna tenere gli ambienti ben puliti, ma per debellarle è necessario usare prodotti appositi. Alcuni gatti non accusano alcun sintomo, quindi è bene controllare periodicamente il pelo per individuarle. Altri gatti però, possono presentare sintomi come cambiamenti di umore, perdita dell’appetito, coliche con diarrea e caduta del pelo. Le pulci possono causare una dermatite allergica e dare origine a notevoli disagi per l’animale.

 

Zecche: dannose anche per il gatto

Spesso pensiamo che le zecche siano pericolose solo per il cane, ma non è così. Si tratta di parassiti ematofagi che si annidano tra i fili d’erba e che colpiscono l’animale non appena si avvicina. Seppur raramente possono provocare alcune patologie dannose anche per i gatti come la Malattia di Lyme, l’Anaplasmosi e la Babesiosi.

In caso di morso di zecca il gatto può arrivare a soffrire di perdite di sangue e di anemia. Per la prevenzione bisogna fare attenzione alla cura del giardino, mantenere l’erba corta ed eliminare l’erba infestante.

Le zecche si annidano prevalentemente sulle orecchie, sulla testa e tra le dita del gatto, ma possono colpire qualunque area del pelo. Per eliminarle è utile servirsi di prodotti appositi, in grado di allontanarle anche dagli ambienti di casa.

 

Come comportarsi in caso di infestazione

In caso di infestazione, il veterinario di fiducia deve essere sempre il nostro primo punto di riferimento. È l’unico professionista che può decidere la terapia specifica per la cura del nostro gatto e può aiutarci anche a scegliere l’antiparassitario più idoneo.

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Gli alimenti per gatti, specialmente negli ultimi anni, vantano un ricco assortimento sia per tipologia che per marchio, ma un prodotto con alto rapporto qualità/prezzo e che sia appetibile anche al palato dei gatti più esigenti, non è cosa facile. Ecco che arrivano in nostro soccorso i prodotti di Animonda Carny.

Animonda Carny propone varie tipologie di alimenti umidi per gatti, in pratiche scatolette o in comode buste.
Con gli alimenti proposti in confezioni di vario formato sarà facile adattare il pasto alle esigenze del proprio amico felino, dando ascolto a quelle che sono le sue esigenze: preferenze di gusto, preferenze di sporzionamento, età, razza e stile di vita.

 

Assortimento prodotti Animonda Carny

Molti gatti rispettano abitudini ben scandite nei propri rituali giornalieri, specialmente nell'alimentazione.
C'è chi preferisce alimenti misti, chi mangia solo un particolare gusto o chi detesta determinati tipi di consistenze, specialmente se parliamo di cibi umidi.

Ecco il motivo per cui Animonda Carny propone numerose soluzioni.

Nel dettaglio troviamo:

Scatolette in latta: presenti in formati più o meno capienti. Le varietà di gusto spaziano tra: pollo, selvaggina, merluzzo, tacchino, coniglio, gamberetti e manzo. La consistenza del composto è facile da assumere anche per i gatti più piccolini. Il packaging permette una facile conservazione.

Scatolette quadrate: tra i più conosciuti della categoria troviamo il patè per cuccioli, formulato scegliendo ingredienti e macinatura ideali per essere ingeriti e digeriti facilmente. I sapori proposti sono: pollo, manzo e agnello. Le dimensioni della confezione sono studiate per evitare sprechi e la scocca a vaschetta permette una corretta conservazione.

Bustine: solitamente da 100gr, contengono un composto consistente, creato con carni di qualità, arricchito da una deliziosa gelatina che rende l'alimento gustoso. Nei suoi ingredienti troviamo: Vitamina E e D, Omega 6 e Minerali. Le bustine sono prodotti perfetti per l'alimentazione quotidiana del gatto. Anche in questo caso sono presenti più varianti di gusto.

Latte in capsule: soluzione a base di latte, confezionata in piccole monodosi. Quest'ultime permettono una durata maggiore del prodotto e pertanto un miglior razionamento. Il punto di forza è il sapore dolce e fruttato che riesce a prendere per la gola anche il gatto meno mangione. Il prodotto risulta senza coloranti artificiali e senza conservanti. Ottimo da usare come premio o come spuntino, occupano poco spazio e possono essere portati comodamente anche in borsa.

La qualità degli ingredienti utilizzati è riscontrabile sulle tabelle nutrizionali, correttamente poste sulle confezioni, che dimostrano quanto il livello dei prodotti di cui stiamo parlando sia veramente sopra la media.
Una garanzia per chi ha gatti particolarmente delicati, cuccioli o anziani.

Inutile dire che la scelta ricadrà direttamente sui gusti e le esigenze del gatto, in quanto ogni animaletto peloso ha una propria identità e necessità da rispettare. Animonda Carny offre una vasta scelta proprio per sopperire alle esigenze di ognuno e accontentare ogni cliente. Molti dei prodotti sopra indicati sono proposti in scatole multi-gusto, ideali per far provare al proprio amico a quattro zampe tutto l'assortimento di gusti disponibili. Risultano ottimi anche miscelati con alimenti secchi.

Vi abbiamo appena illustrato solo una piccola parte dei vantaggi proposti da Aimonda Carny, che costantemente conquista e si aggiudica la fiducia e l'approvazione di migliaia di clienti.

 

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Doppia eclissi su Marte: le lune Phobos e Deimos ‘oscurano’ il Sole. Le immagini spettacolari
in foto: Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSS

Il rover Curiosity della NASA ha immortalato una doppia, spettacolare “eclissi” solare su Marte, con le due lune Phobos e Deimos che hanno attraversato il disco della stella a una decina di giorni – tecnicamente sol marziani – di distanza l’una dall’altra. Il primo satellite naturale a sfrecciare davanti al Sole è stato il piccolo Deimos il 17 marzo (Sol 2350); Phobos è invece passato il 26 marzo (Sol 2359). A catturare le spettacolari immagini è stata la Mast Camera (Mastcam) del rover NASA, equipaggiata con un apposito filtro che permette di puntare direttamente il Sole senza rischiare danni alle lenti e all’elettronica. La Navcams di Curiosity ha invece immortalato la riduzione della luce su un paesaggio marziano in occasione del passaggio di Phobos.

Phobos. Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSSin foto: Phobos. Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSS

Non vere eclissi. Poiché Deimos ha un diametro di soli 16 chilometri e Phobos di 26 chilometri, pur orbitando a una distanza molto inferiore rispetto a quella che separa la Luna dalla Terra (Deimos a 23.500 chilometri e Phobos a 5.800 chilometri da Marte) i satelliti non oscurano completamente il disco solare, dunque le loro vengono definite eclissi anulari. Ma si tratta di eclissi anulari insolite, proprio perché occupano una porzione limitata del disco solare. Quello di Deimos inoltre viene definito un transito, piuttosto che una vera e propria eclissi. Phobos orbita attorno a Marte ogni 7,65 ore, mentre Deimos ogni 30, 3 ore (la Luna impiega circa 27 giorni per orbitare attorno alla Terra), dunque le eclissi su Marte sono molto più comuni che sul nostro pianeta.

Deimos. Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSSin foto: Deimos. Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSS

Fenomeni da studiare. Immortalare questi affascinanti fenomeni marziani non serve solo a far diffondere video spettacolari dalla NASA, ma anche a comprendere meglio il moto di queste lune. Più eclissi vengono osservate, e più precisi diventano i dati sulla posizione di Deimos e Phobos. Basti sapere che quando gli scienziati provarono a osservare la prima eclissi di Deimos con un rover (Opportunity o Spirit), i calcoli sulla posizione del satellite erano sbagliati di ben 40 chilometri. Il moto di queste lune è influenzato anche da Giove, oltre che dalla loro reciproca interazione; si calcola che l’orbita di Phobos verrà alterata a tal punto che tra 50 milioni di anni si schianterà sulla superficie del Pianeta rosso.

Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSSin foto: Credit: NASA / JPL–Caltech / MSSS

Fonte: Doppia eclissi su Marte: le lune Phobos e Deimos ‘oscurano’ il Sole. Le immagini spettacolari

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Spray nasale combatte la depressione: rivoluzionario, rapido ed efficace

Un rivoluzionario spray nasale per il trattamento della depressione a base di esketamina è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo statunitense preposto alla regolamentazione dei farmaci, degli alimenti e delle terapie sperimentali. Si tratta di un passo in avanti enorme per il trattamento di questa patologia psichiatrica sempre più diffusa, poiché oltre ad essere efficace in quei casi dove i farmaci tradizionali falliscono (dal 33% al 66% dei pazienti), lo spray offre un’azione incredibilmente più rapida. Se infatti uno psicofarmaco standard della famiglia SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) impiega un mese o più per manifestare gli effetti benefici, il nuovo trattamento agisce in tempi sensibilmente più rapidi. Inoltre, tenendo presente che chi soffre di disturbo depressivo maggiore può manifestare tendenze suicide, l’utilizzo dello spray può salvare moltissime vite.

Credit: Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson&Johnsonin foto: Credit: Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson&Johnson

Sotto controllo. Come indicato, lo spray nasale è a base di esketamina, un anestetico generale analogo alla ketamina, una droga di moda negli anni ’90 che determina effetti allucinogeni e dissociazioni psichiche. A causa dei rischi di sedazione e dissociazione legati alla sostanza, che a differenza dei comuni antidepressivi agisce sul recettore del glutammato e non sui neurotrasmettitori della serotonina, della noradrenalina e della dopamina, la somministrazione dello spray nasale può avvenire solo sotto strettissimo controllo medico e in centri specializzati. I pazienti , in pratica, non potranno portare lo spray a casa, ma dovranno restare due ore sotto osservazione dopo il trattamento, per l’intera giornata non potranno guidare veicoli o usare macchinari da lavoro. La terapia è inoltre pensata soltanto per chi non ottiene benefici dagli psicofarmaci tradizionali.

Terapia e costi. Lo spray nasale a base di ketamina sarà commercializzato col nome di “Spravato” dalla casa farmaceutica Janssen/Johnson & Johnson. Il trattamento, della durata di sei mesi o un anno in base a quanto stabilito da medico e paziente, si basa su una iniziale somministrazione di due volte alla settimana per un mese, poi una volta a settimana e poi ogni due settimane. Poiché ogni sessione costa tra circa 600 dollari e circa 900 dollari, la spesa prevista per il primo mese di terapia può arrivare a quasi 7mila dollari, con un massimo di 3.500 dollari per quella di mantenimento. Insomma, negli Stati Uniti lo spray nasale sarà tutto fuorché a buon mercato, ma grazie all’approvazione della FDA, a seguito di studi clinici che ne hanno dimostrato la grande efficacia, è verosimile che il farmaco sarà coperto dall’assicurazione sanitaria. Per quanto concerne l’Europa e l’Italia non ci sono ancora informazioni sulla possibile distribuzione, ma tenendo presenti i risultati e l’approvazione dell’ente americano è verosimile che non ci vorrà molto prima di veder sbarcare lo Spravato anche da noi. I dubbi sullo spray sono relativi agli effetti sul lungo periodo e al rischio di abuso, tenendo presente che si tratta di una composto assai simile alla ketamina. I rigidi protocolli di somministrazione stabiliti negli USA dovrebbero comunque evitare questi rischi.

Fonte: Spray nasale combatte la depressione: rivoluzionario, rapido ed efficace

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Assurda tarantola con un lungo “corno” turgido sul dorso scoperta in Africa
in foto: Credit: Ian Enelbrecht

Nel bacino dell’Okavango, in Angola, è stata scoperta una nuova e assurda specie di ragno, una tarantola con una lunga e curiosa protuberanza turgida sul dorso. Gli scienziati che l’hanno scoperta hanno deciso di chiamarla Ceratogyrus attonitifer, dove il secondo epiteto latino si riferisce proprio allo stupore per la curiosa caratteristica. In realtà ragni con strutture anatomiche simili (appartenenti dello stesso genere) sono già noti da tempo, tuttavia la protuberanza della nuova specie è decisamente la più lunga e “gonfia” mai scoperta.

Credit: Midgley / Engelbrechtin foto: Credit: Midgley / Engelbrecht

A caccia di biodiversità. A scoprire il bizzarro Ceratogyrus attonitifer sono stati due scienziati del National Geographic Okavango Wilderness Project, un progetto di ricerca mirato alla classificazione della biodiversità nel meraviglioso bacino dell’Okavango, un fiume endoreico (senza sbocchi sul mare) che abbraccia Angola, Botswana e Namibia. I due biologi, John M. Midgley e Ian Engelbrecht, ricercatori presso il Museo KwaZulu-Natal, l’Università di Pretoria e altri istituti sudafricani, durante le spedizioni condotte tra il 2015 e il 2016 hanno raccolto diversi campioni di invertebrati, tra i quali figurava anche la curiosa tarantola.

Credit: Ian Enelbrechtin foto: Credit: Ian Enelbrecht

Funzione sconosciuta. Gli scienziati non sanno a cosa possa servire la strana protuberanza sul dorso del Ceratogyrus attonitifer, ma ipotizzano un ruolo nel meccanismo di alimentazione. I ragni, dopo aver iniettato il veleno nelle vittime, ne succhiano la poltiglia interna, che scaturisce proprio dall’azione degenerativa dei potenti enzimi inoculati. Per fare ciò sfruttano dei muscoli che attivano lo stomaco come una sorta di pompa. La protuberanza potrebbe servire a potenziare l’azione di questi muscoli, ma si tratta soltanto di un’ipotesi. La struttura si presenta turgida negli animali vivi, ma in quelli morti si affloscia su se stessa, come si può notare dalla fotografia di uno dei campioni raccolti dagli scienziati.

Credit: Kostadine Luchanskyin foto: Credit: Kostadine Luchansky

Ragni battaglieri. I ragni del genere Ceratogyrus, conosciuti col soprannome di “ragni unicorno” o “ragni babbuino cornuti”, sono noti per essere molto aggressivi con chiunque provi a entrare nella loro tana, e la nuova specie scoperta non fa differenza. Il veleno di questo ragno non è molto tossico per l’essere umano, e gli unici casi di decessi registrati sono legati alle infezioni di morsi non trattati (i cheliceri sono potenti e provocano ferite profonde e dolorose). Curiosamente, la popolazione che vive nei pressi dell’Okavango conosceva da tempo questi ragni: sono conosciuti col nome di “Chandachuly” in lingua luchazi. I dettagli su questa strana tarantola sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata African Invertebrates.

Fonte: Assurda tarantola con un lungo “corno” turgido sul dorso scoperta in Africa

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Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi
in foto: Credit: Gianluca Danini

Circa 250 milioni di anni fa, nel Triassico inferiore, viveva uno stranissimo rettile dall’aspetto molto simile a quello dell’attuale ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), un mammifero con caratteristiche uniche e affascinanti. Il rettile, appartenente all’ordine degli Hupehsuchia e scientificamente chiamato Eretmorhipis carrolldongi, era noto ai paleontologi fin dal 1991 e fu classificato per la prima volta nel 2015, tuttavia soltanto di recente è stato scoperto uno scheletro completo; tutti gli altri erano inatti privi di testa. È stata proprio questa scoperta a permettere agli scienziati di comprenderne più a fondo l’anatomia e soprattutto di ipotizzarne il comportamento.

Orgoglio italiano. La descrizione più accurata dell’Eretmorhipis carrolldongi è stata fatta da un team di ricerca internazionale guidato scienziati cinesi del Wuhan Centre of China Geological Survey, che hanno collaborato con i colleghi dell’Università della California, del The Field Museum di Chicago, dell’Università di Pechino e dell’Università degli Studi di Milano. Il contributo italiano è stato dato dal paleontologo Andrea Tintori, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo meneghino.

Credit: Gianluca Daniniin foto: Credit: Gianluca Danini

Un aspetto curioso. L’Eretmorhipis carrolldongi aveva un aspetto così peculiare che sono stati gli stessi paleontologi a definirlo “strano”. Lungo circa 70 centimetri, aveva una piccola testa, piccoli occhi e un curioso becco da ornitorinco. Al centro di esso si trova un foro analogo a quello presente nel vero ornitorinco, dove molto probabilmente si trovavano i recettori che permettevano al rettile di cacciare invertebrati nei fondali fangosi. Secondo Tintori e colleghi molto probabilmente si nutriva di piccoli invertebrati come gamberetti e vermi. Era dotato di uno scheletro piuttosto robusto e si ritiene non fosse un agile nuotatore, tuttavia poteva contare su una discreta potenza grazie alle quattro grandi pinne (evolutesi in maniera simile a quelle di altri rettili preistorici acquatici, come gli ittiosauri). Il corpo era sormontato da placche ossee triangolari (chiamate osteodermi) che gli donavano un aspetto ancor più rigido e peculiare.

Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019in foto: Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019

Un habitat enigmatico. Il fossile completo dell’Eretmorhipis carrolldongi è stato trovato nella stessa area di scavi dove i paleontologi hanno trovato tutti i membri degli Hupehsuchia. Sita nella Cina centrale nella provincia dello Hubei, all’epoca del rettile era un immenso mare profondo appena un metro, costellato da lagune più profonde. È proprio all’interno di esse che sono emersi i fossili del rettile-ornitorinco. Curiosamente gli scienziati non hanno trovato resti di altri animali, come pesci, crostacei o altro, dunque hanno pochissime informazioni su questo strano ecosistema preistorico. Probabilmente le varie specie di Hupehsuchia erano in serrata competizione fra loro e si dividevano il territorio di caccia in base agli orari del giorno. I dettagli della ricerca “Early Triassic marine reptile representing the oldest record of unusually small eyes in reptiles indicating non-visual prey detection” sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Fonte: Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi

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Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi
in foto: Credit: Gianluca Danini

Circa 250 milioni di anni fa, nel Triassico inferiore, viveva uno stranissimo rettile dall’aspetto molto simile a quello dell’attuale ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), un mammifero con caratteristiche uniche e affascinanti. Il rettile, appartenente all’ordine degli Hupehsuchia e scientificamente chiamato Eretmorhipis carrolldongi, era noto ai paleontologi fin dal 1991 e fu classificato per la prima volta nel 2015, tuttavia soltanto di recente è stato scoperto uno scheletro completo; tutti gli altri erano inatti privi di testa. È stata proprio questa scoperta a permettere agli scienziati di comprenderne più a fondo l’anatomia e soprattutto di ipotizzarne il comportamento.

Orgoglio italiano. La descrizione più accurata dell’Eretmorhipis carrolldongi è stata fatta da un team di ricerca internazionale guidato scienziati cinesi del Wuhan Centre of China Geological Survey, che hanno collaborato con i colleghi dell’Università della California, del The Field Museum di Chicago, dell’Università di Pechino e dell’Università degli Studi di Milano. Il contributo italiano è stato dato dal paleontologo Andrea Tintori, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo meneghino.

Credit: Gianluca Daniniin foto: Credit: Gianluca Danini

Un aspetto curioso. L’Eretmorhipis carrolldongi aveva un aspetto così peculiare che sono stati gli stessi paleontologi a definirlo “strano”. Lungo circa 70 centimetri, aveva una piccola testa, piccoli occhi e un curioso becco da ornitorinco. Al centro di esso si trova un foro analogo a quello presente nel vero ornitorinco, dove molto probabilmente si trovavano i recettori che permettevano al rettile di cacciare invertebrati nei fondali fangosi. Secondo Tintori e colleghi molto probabilmente si nutriva di piccoli invertebrati come gamberetti e vermi. Era dotato di uno scheletro piuttosto robusto e si ritiene non fosse un agile nuotatore, tuttavia poteva contare su una discreta potenza grazie alle quattro grandi pinne (evolutesi in maniera simile a quelle di altri rettili preistorici acquatici, come gli ittiosauri). Il corpo era sormontato da placche ossee triangolari (chiamate osteodermi) che gli donavano un aspetto ancor più rigido e peculiare.

Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019in foto: Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019

Un habitat enigmatico. Il fossile completo dell’Eretmorhipis carrolldongi è stato trovato nella stessa area di scavi dove i paleontologi hanno trovato tutti i membri degli Hupehsuchia. Sita nella Cina centrale nella provincia dello Hubei, all’epoca del rettile era un immenso mare profondo appena un metro, costellato da lagune più profonde. È proprio all’interno di esse che sono emersi i fossili del rettile-ornitorinco. Curiosamente gli scienziati non hanno trovato resti di altri animali, come pesci, crostacei o altro, dunque hanno pochissime informazioni su questo strano ecosistema preistorico. Probabilmente le varie specie di Hupehsuchia erano in serrata competizione fra loro e si dividevano il territorio di caccia in base agli orari del giorno. I dettagli della ricerca “Early Triassic marine reptile representing the oldest record of unusually small eyes in reptiles indicating non-visual prey detection” sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Fonte: Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi

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Robot umanoidi in ospedale per la cura e l’assistenza: avviata sperimentazione in Italia

Avviata all’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (Foggia) la sperimentazione di robot umanoidi progettati per assistere i pazienti e agevolare il lavoro del personale sanitario. Il progetto di ricerca è sorto grazie alla collaborazione tra la struttura sanitaria pugliese, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova – punta di diamante della robotica a firma italiana – e i laboratori di ricerca di Roma di Konica Minolta, multinazionale giapponese del settore tecnologico impegnata in diversi ambiti, compreso quello ospedaliero. L’obiettivo del progetto di ricerca è sviluppare tecnologie all’avanguardia – come le intelligenze artificiali – in grado di supportare con efficacia il lavoro non clinico negli ospedali.

Robot umanoidi. Alla base della sperimentazione c’è il robot umanoide R1 sviluppato dagli ingegneri dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Alto fino a 1 metro e 45 centimetri, pesante 50 chilogrammi e mosso da 28 motori, R1 è stato concepito come robot per l’ambito professionale e domestico, un personal robot umanoide in grado di afferrare oggetti, imparare dall’ambiente circostante e interagire con esso, oltre che naturalmente con le persone. La sua modalità di apprendimento è basata (anche) sull’esperienza, rendendolo più ‘umano’ di altri robot in sviluppo. Oltre a rispondere alle domande, R1 può intrattenere, giocare e fare da assistente personale; si tratta dunque di un vero e proprio ‘androide badante’, che potrà essere d’aiuto e di grande compagnia anche e soprattutto alla popolazione anziana.

Un occhio al futuro. Grazie alla collaborazione con l’ospedale pugliese e le tecnologie di Konica Minolta, gli ingegneri stanno provando a trasformare R1 in un perfetto assistente ospedaliero, in grado non solo di agevolare il lavoro non strettamente clinico di medici e infermieri, ma anche di ‘prendersi cura’ dei pazienti. Il robot può infatti comprendere il comportamento del personale sanitario e degli ospiti dell’ospedale, muovendosi in completa autonomia all’interno della struttura. “L’obiettivo finale è quello di coordinare un numero maggiore di sistemi robotici e integrarli con sensori e sistemi di Internet of Things: estendere la percezione e il controllo automatico dell’ambiente consentirà agli operatori sanitari una maggiore attenzione per la cura del paziente e per la gestione delle strutture ospedaliere”, ha dichiarato Filippo Silva, R&D Strategy and Technology Manager del laboratorio di Roma di Konica Minolta. “Le nostre soluzioni utilizzano robot con maggiori capacità cognitive. Il riconoscimento di attività e oggetti, l’analisi delle emozioni e del comportamento consentono ai robot di percepire l’ambiente, comprenderlo e comportarsi correttamente”, gli ha fatto eco Francesco Puja, collega presso il laboratorio romano.

Robot in sala operatoria. I robot hanno rivoluzionato l’approccio al trattamento di diverse condizioni cliniche, permettendo interventi meno invasivi, più efficaci e sicuri. Basti pensare alla recente rimozione di un tumore al polmone grazie all’ausilio del sistema robotico DaVinci Xi presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, o a quella di un tumore al retto ‘senza cicatrici’ col robot endoscopico sperimentale “Flex Robotic”. Oltre ai robot assistenti, gli scienziati di Konica Minolta stanno sviluppando intelligenze artificiali in grado di analizzare immagini, dati e altri documenti medici, al fine di supportare al massimo il lavoro degli operatori sanitari.

[Credit: Konica Minolta/IIt]

Fonte: Robot umanoidi in ospedale per la cura e l’assistenza: avviata sperimentazione in Italia

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Per anni siamo stati abituati ad alimentare i nostri cani con avanzi dal pranzo o della cena inconsapevoli dei danni che potevamo arrecare alla salute dei nostri fedeli amici a quattro zampe. Fortunatamente negli ultimi tempi si è sviluppata una nuova sensibilità che porta a considerare i cani sempre più parte integrante della famiglia, dei veri e propri membri di cui avere cura e riguardo. Ed ecco che i padroni più attenti non si limitano a far visitare periodicamente i propri pet, per accertarsi del loro stato di salute, ma scelgono un’alimentazione sana ed equilibrata affidandosi a brand specializzati nel settore, come Natural Trainer. Una corretta alimentazione infatti è alla base del benessere fisico del nostro animale domestico e questo noto marchio, leader nel settore del pet food, lo sa bene.

L'importanza di una alimentazione sana ed equilibrata

Il nostro amico a quattro zampe ha, proprio come noi, determinate esigenze dal punto di vista nutrizionale che variano a seconda della taglia e dell'età. Scegliere per il proprio cane un cibo sano vuol dire farlo vivere meglio e a più a lungo, senza contare poi gli innumerevoli benefici anche dal punto di vista estetico. Un pelo forte e lucente, dei denti sani e bianchi sono sicuramente dei chiari segnali di un cane che gode di ottima salute. E se finalmente molti si sono resi conto che è arrivato il momento di abbandonare la vecchia alimentazione casalinga per una più adatta alimentazione industriale, capace di rispondere in modo migliore alle esigenze nutrizionali del pet, rimangono ancora molti i dubbi relativi alla scelta tra cibo secco o umido.
Prima di analizzare i pro e i contro di ciascuno occorre sottolineare che, indipendentemente da quello scelto, l'ingrediente base deve sempre essere rappresentato dalle proteine animali da combinare poi con altre sostanze che variano a seconda dell'età, delle esigenze e di eventuali patologie di cui è affetto il pet. I principali vantaggi del cibo secco sono dati dal fatto di:
– contenere tutti i principi nutritivi necessari per una dieta sana e completa, senza la necessità di somministrare al proprio cane ulteriori integratori;
– si conserva più a lungo e non è soggetto ad un rapido deterioramento;
– svolge un importante funzione di pulizia dei denti e delle gengive, prevenendo così placca e tartaro.
L'unica nota negativa del cibo secco è data dalla totale assenza di liquidi al suo interno.
Mentre il cibo umido è decisamente più appetibile di quello secco ed, essendo ricco di acqua, è maggiormente digeribile. Ha però lo svantaggio di deteriorarsi facilmente e quindi una volta aperto deve essere consumato il prima possibile. Inoltre, occorre ricordare che rappresenta l'unica alternativa valida per i cani anziani e che soffrono di problemi ai denti.
Spesso si è molto indecisi tra cibo secco e umido ma in realtà la scelta migliore rimane sempre quella di alternare cibo secco a quello umido, in modo da abituare il proprio cane ad entrambi gli alimenti.

Natural Trainer: il brand che ha rivoluzionato il mondo del pet food

Il mondo del pet food è abbastanza complesso e sono diversi ormai i brand di cibo per cani che si vantano di offrire alimenti sani ed equilibrati. In realtà, un solo marchio ha effettivamente rivoluzionato il mondo del pet food ed è Natural Trainer. Il noto brand propone infatti una ricca linea di prodotti, che è il risultato di anni di studi e di ricerche, basata essenzialmente sull'utilizzo di soli prodotti naturali. Niente conservati artificiali, zero coloranti e nessun utilizzo di organismi geneticamente modificati: queste sono le caratteristiche fondamentali di un brand leader ormai nel settore del cibo per cani ed espressione di eccellenza del made in Italy. Oltre all'impegno costante nella scelta e nella selezione degli ingredienti da utilizzare, che ormai rappresenta anche il punto di forza della filosofia di questo noto marchio, c'è da ricordare che Natural Trainer ha studiato varie linee, ognuna della quali specificatamente volta a rispondere a specifiche esigenze nutrizionali del cane in relazione all'età, alla taglia e ad eventuali patologie di cui è affetto.
A seconda dell'età del cane si può scegliere tra la linea di prodotti Puppy, Adult e Maturity e a seconda della taglia tra Mini, Medium e Maxi. Occorre infine ricordare la linea Light dedicata ai cani che soffrono di obesità o sono in sovrappeso a causa di una vita eccessivamente stabile e sedentaria. Ognuna delle linee appena elencate associa alle proteine animali ingredienti specifici come la cicoria, i semi di lino, il lievito, l'alga spirulina e tanti altri, tutti volti a migliorare il benessere fisico dei nostri amici a quattro zampe.

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