Autore: admin

Come mantenere il benessere del proprio amico a quattro zampe? Premesso che il veterinario resta sempre il punto di riferimento per la cura e la prevenzione delle malattie, è importante seguire alcune buone regole per garantire la corretta crescita del cane. Del resto il pet merita le dovute attenzioni e il massimo rispetto. Si tratta di piccole accortezze che verranno ripagate nel tempo.

 

L’alimentazione prima di tutto

Il mantenimento del benessere di ogni cane comincia dalla somministrazione di un cibo che sia bilanciato e completo. Non si tratta solo di acquistare crocchette o umido qualitativi, ma è fondamentale abbinarli alle condizioni specifiche del pet. L’alimentazione, pertanto, deve essere associata alla taglia, al peso, all’età, alla razza e alle condizioni fisiologiche dell’animale. Nella scelta del cibo si dovranno tenere in considerazioni anche i cambiamenti stagionali ed eventuali intolleranze. L’acqua fresca e pulita non deve mai mancare e bisogna intensificarne l’apporto durante la primavera e l’estate.

L’attività fisica

I cani, soprattutto quelli dall’indole pigra e che sono abituati a vivere tante ore in appartamento, hanno la tendenza ad ingrassare. Esattamente come accade per gli esseri umani è fondamentale intervenire per mantenere il peso forma. Le belle giornate sono le occasioni giuste per iniziare a fare movimento. Giocare all’aperto, correre o fare lunghe passeggiate rappresentano momenti per intensificare il rapporto con il proprio cane, ma anche efficaci sistemi per smaltire il peso in eccesso.

Esercizi per la mente

L’attività fisica non basta. Un cane deve essere stimolato anche mentalmente, con esercizi mirati e divertenti. L’attivazione mentale è importante anche per prevenire o risolvere alcuni problemi comportamentali e compulsivi, come l’aggressività, l’eccessiva rumorosità, il farsi male o i dispetti. Un bravo padrone potrebbe, ad esempio, nascondere la pappa in modo da impegnare il proprio cane nel ritrovarla. Anche il rosicchiare è un valido sistema per calmare e rilassare l’animale. A questo proposito, in commercio esistono tanti giochi e attrezzi specifici, ma è possibile anche organizzare attività coinvolgenti a costo zero come il classico nascondino.

La corretta educazione

Il benessere del cane è strettamente legato all’educazione. Le regole devono essere impartite preferibilmente sin dai primi mesi di vita, ma è fondamentale usare sempre un tono fermo e rispettoso. Il cane deve essere messo in condizioni di capire cosa può fare e quello che è invece vietato. La comunicazione si deve basare su comandi e gesti semplici con esercizi frequenti. Inoltre, per favorire l’apprendimento bisogna premiare l’animale, ovvero ricompensarlo con piccoli snack e coccole quando fa qualcosa di corretto. Si consiglia di non utilizzare lo stesso cibo che viene dato abitualmente, perché il cane potrebbe confondere il premio con il momento della pappa.

La prevenzione

Le cure preventive devono avere la massima priorità, in modo da poter intervenire in tempo in caso di problemi. Si parte con le toelettature regolari che aiutano a mantenere il manto sano e a scoprire l’insorgenza di eventuali patologie o la presenza di zecche e pulci. Anche le vaccinazioni e le visite periodiche dal veterinario sono fondamentali per contrastare le malattie e proteggere il cane. Un padrone attivo che cura il benessere del pet si preoccuperà anche dell’igiene applicando, ad esempio, prodotti specifici contro i parassiti. Non solo. Quotidianamente occorre provvedere alla pulizia di zampe, occhi e orecchie ed eliminare la presenza di eventuali secrezioni. In caso di anomalie non bisogna esitare e chiamare il veterinario per ottenere ogni delucidazione.

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La casa può influire sul nostro stato di salute?

Oggi giorno si sta sempre più attenti al proprio stato di salute. Si presta attenzione all'alimentazione, all'attività fisica al peso, alla naturalezza di quello che mangiamo, indossiamo o utilizziamo per la nostra cura della nostra persona. Stiamo attenti allo smog e ci documentiamo sulle cure mediche che facciamo. Quello che però molti di noi non ricordano è come anche anche la casa in cui viviamo può andare ad influire sul nostro stato di salute.

Insieme all'azienda ABC Costruzioni, che si occupa di case prefabbricate in Friuli realizzate in cemento armato, andremo a vedere come una casa ben strutturata possa influire sul nostro stato di salute.

Una casa umida e con una qualità dell'aria scadente, frutto di un cattivo isolamento e di problemi arieggiamento minano la salute ed il benessere di tutta la famiglia. L'umidità può presentarsi in tante forme come la condensa, le infiltrazioni, i muri umidi, la risaluta capillare ed ancora la presenza di muffa o acari. Tutti elementi che possono causare gravi infezioni respiratorie soprattutto nei soggetti più deboli come bambini ed anziani.

Una casa umida spesso e volentieri è colpita dalla muffa. La muffa, che colpisce muri, mobili e perfino tessuti per l'arredo, oltre ad essere antiestetica è alla base di svariati problemi di salute. La muffa ed in particolare le spore che rilascia nell'aria, possono causare diverse affezioni polmonari come asma, infiammazioni, reazioni allergiche o riniti. Vivere in una casa con muffa è considerato particolarmente pericoloso per i bambini.

Oltre alle patologie respiratorie appena elencate una casa umida è anche alla base dei reumatismi, particolarmente deleteri nel caso degli anziani e della congiuntivite. La congiuntivite che rappresenta una forte infiammazione della membrana sotto la palpebra e della cornea, può essere peggiorata da un ambiente umido in cui tipicamente proliferano i batteri. Si è verificato che depurando un ambiente da acari, inquinamento ed umidità il rischio di congiuntivite si abbassa notevolmente.

Per evitare tutte queste patologie è fondamentale che la casa sia ben isolata attraverso muri ben coibentati che non favoriscano spifferi, dispersioni di calore così come l'umidità di risalita. È altrettanto importante che gli ambienti si possano arieggiare completamente e non si formino ponti termici.

L'efficienza energetica di queste case inoltre, consente di abbattere decisamente i costi necessari al riscaldamento ed al condizionamento di queste case. Il minor dispendio energetico connesso alle bollette di luce e gas consente di risparmiare in modo considerevole ogni mese e se questo non fa bene alla salute decisamente fa bene all'umore.

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Salute, quali sono i rischi dello smartphone

Smartphone, tablet e pc rappresentano una fonte poco sicura per la nostra salute, sia dal punto di vista degli occhi, che del cervello. La luminosità degli schermi, i continui stimoli visivi che riceviamo vanno a colpire la vista e la testa in modo costante affaticandoci molto più di quello che pensiamo e percepiamo. Consideriamo soltanto questi dato: ognuno di noi, soprattutto se lavora in un ufficio, potrebbe sedere davanti a un pc per almeno 6 ore al giorno, il resto del tempo lo trascorriamo con lo smartphone in mano. Questo significa che non facciamo altro che bombardare il nostro cervello, con ripercussioni negative importanti. Va benissimo, allora, acquistare uno smartphone facile da usare e performante, basta leggere la recensione Samsung Galaxy J5 2017 per averne uno di esempio, ma attenzione sempre alla salute.

Smartphone e salute, i campanelli d’allarme

Cominciamo dai primi segnali d’allarme, in primis, quindi della nostra vista. Quando passiamo molto tempo davanti a uno schermo i nostri occhi tendono a seccarsi molto di più, a sbattere di meno e a irritarsi più facilmente. Secondo una ricerca del 2017 chi trascorre gran parte del suo tempo davanti allo smartphone o al tablet soffre spesso della sindrome dell’occhio secco. Inoltre, la luce blu dello schermo non riesce a essere filtrata o bloccata dalla cornea e va a colpire la retina. Questo vuol dire che negli anni possono esserci anche dei danni importanti alla vista.

Qualche regola salva vista davanti allo smartphone

Cosa fare allora per ridurre i rischi legati a una sovraesposizione da schermo? Sicuramente fare una visita oculistica e magari prediligere degli occhiali da vista o anche non graduati con le lenti dotate di filtro luce blu, così da evitare che i nostri occhi si affatichino eccessivamente. Se invece si indossano delle lenti a contatto, meglio optare per quelle giornaliere o comunque lenti molto morbide, avendo cura di utilizzare delle lacrime artificiali per idratare gli occhi. La dipendenza dallo smartphone può essere sostituita o allentata con qualche alternativa? Sicuramente sì, basta adottare delle piccole nuove buone abitudini. Se ad esempio lo teniamo sempre in mano sulla metro, potremmo prendere la buona abitudine di leggere un libro e lo stesso discorso vale anche per la sera prima di addormentarci. L’importante è provare a cambiare, lentamente e senza fretta, facendo caso a quello che facciamo in modo automatico e correggendo le cattive abitudini.

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Epilatore e ceretta: le differenze

Che differenza corre tra l’epilazione e la depilazione? Partiamo dal presupposto che entrambi sono metodi finalizzati all’estirpazione dei peli superflui che ci condannano a sessioni dolorose e masochistiche delle quali, diciamolo, faremmo volentieri a meno. Grazie alla tecnologia in continuo avanzamento, però, la pratica si è nettamente semplificata rispetto al passato e gli strumenti sono diventati sempre più raffinati.

Per quanto riguarda la depilazione, si tratta del metodo più semplice, veloce e indolore, ma più carente, dal punto di vista della durata dell’effetto: depilandosi, si avranno gambe, zona bikini, viso e ascelle lisce per qualche giorno, tre al massimo. Con l’epilazione, invece, il nostro corpo sarà perfetto per almeno 4 settimane, o più a seconda della tipologia di trattamento.

I metodi più conosciuti e diffusi di epilazione, sono a base di crema depilatoria che puoi trovare su www.epilatoreelettrico.it, sconsigliata sulle zone più delicate, che agisce chimicamente, andando a tagliare il pelo; il rasoio, per nulla doloroso da utilizzare, ma poco durevole; le pinzette, ottime per prolabio e sopracciglia.

L’epilazione, particolarmente fastidiosa e molto dolorosa, avviene mediante ceretta a caldo, ceretta a freddo o epilatore. La ceretta ha un effetto che può durare fino a tre settimane, è abbastanza dolorosa, ma efficace; l’epilatore, ottimo da considerare per l’epilazione fai-da-te, viene solitamente fornito in confezione di vendita con una serie di accessori volti alla soppressione, in minima parte, del dolore (come rulli massaggianti e vibranti) e per la cura della propria pelle: alcune case produttrici forniscono guanti esfolianti, ottimi per prevenire la comparsa di peli incarniti, e rulli refrigeranti grazie ai quali potersi godere un po’ di sollievo una volta terminata l’epilazione.

Sicuramente, tra tutti i metodi elencati, l’epilatore è quello che spaventa di più: le amiche lo descrivono come uno strumento malvagio e crudele, in grado di procurare dolore e tormento perenni! In realtà, negli ultimi anni, gli epilatori si sono nettamente evoluti, arrivando a risultati davvero sorprendenti: funzionando tramite un rullo di pinzette che sradicano una buona porzione di peli in un’unica passata, le case produttrici hanno focalizzato la loro attenzione proprio in questa direzione. Ed ecco che oggi gli epilatori di fascia media hanno testine da 40 pinzette, che velocizzano il tutto, finendo per rendere il momento dell’epilazione rapido e..indolore? Questo aspetto dipende sicuramente dalla propria soglia di sopportazione: indagando fra le amiche che usano l’epilatore, ci scontreremo in pareri estremamente discordanti tra di loro. Qualcuna si riterrà incredibilmente soddisfatta, in grado di non provare alcun tipo di dolore o comunque pronta a sottolineare la velocità nell’abituarsi a quella sensazione. Qualcun’altra, sicuramente, sgranerà gli occhi e rabbrividirà al sol pensiero del suono emesso da un epilatore.

Il consiglio migliore che sentiamo di darvi, è di provarlo: probabilmente, una volta visti i sorprendenti risultati, non potrete più farne a meno. L’epilatore, grazie alla quantità di pinzette presenti, velocizzerà la sessione di epilazione, tenderà a far desistere i peli dal ricrescere velocemente e garantirà almeno un mese di spensieratezza.

Altre guide sull’epilazione da leggere su www.epilatoreelettrico.it

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Gonartrosi: il dr. Michele Massaro spiega quando non serve la protesi

La gonartrosi (artrosi del ginocchio) resta la patologia articolare più frequente e diffusa tra le varie forme di artrosi ed è per questo che abbiamo rivolto alcune domande al dr. Michele Massaro, chirurgo ortopedico specialista in chirurgia protesica mini invasiva ginocchio e anca che opera presso le Cliniche Humanitas di Bergamo.

Sappiamo che, in senso generale, l’artrosi (o osteoartrosi) sintomatica colpisce, solo in Italia, circa 4 milioni di persone per un costo sanitario complessivo di 6,5 miliardi di euro. Senza contare che il 10-15% delle visite ambulatoriali eseguite dai medici generici riguardano proprio l’artrosi.

La gonartrosi rappresenta la prima causa di dolore al ginocchio nel mondo occidentale per pazienti di età superiore ai 65 anni con una certa prevalenza di donne, soggetti in sovrappeso e che seguono uno stile di vita sicuramente da correggere” spiega il dr. Massaro Michele.

Come tutte le forme di artrosi, la gonartrosi è una malattia degenerativa cronica che compromette la cartilagine articolare, l’osso subcondrale, legamenti e tendini ma può essere scatenata anche da traumi sportivi.

Quando è possibile evitare l’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva?

Con quali terapie, accorgimenti e trattamenti si può intervenire sulla patologia artrosica?

Il dr. Massaro ha risposto a queste ed altre domande permettendoci di pubblicare un articolo che potrà essere di aiuto a molti di voi.

 

Gonartrosi: perché Michele Massaro, chirurgo ortopedico, ha scelto l’approccio mini invasivo

Per la gonartrosi (artrosi del ginocchio), come per la coxartrosi (artrosi dell’anca) avanzata, dolorosa e invalidante, la soluzione più sicura, rapida ed efficace è la chirurgia mini invasiva che permette di impiantare una protesi di ultima generazione per ripristinare la corretta funzionalità dell’articolazione.

Ho scelto la chirurgia mini invasiva perché è l’unico trattamento chirurgico risolutivo, che funziona davvero sia in termini di risultati, successo e rapidità sia per i minori rischi post-operatori ed il maggior rispetto per il corpo. Come suggerisce il nome, è meno invasiva, l’incisione è minore, risparmia le parti sane salvando (se possibile) i legamenti crociati anteriore e posteriore, conservando il più possibile anche i tessuti molli” spiega Michele Massaro.

La protesi ginocchio mini invasiva, di sicuro successo nel 95% dei casi, è decisamente meno rischiosa (in termini di eventuali infezioni e lussazioni) e più risolutiva rispetto alla protesi tradizionale.

Può essere totale o parziale (o monocompartimentale): nel secondo caso, è possibile sostituire solo uno dei tre compartimenti che costituiscono il ginocchio (mediale, laterale o femoro-rotuleo).

Si tratta di una protesi più piccola che consente di incidere meno tessuto durante l’intervento permettendo, quindi, una perdita ematica e traumi post-operatori (dolore, gonfiore) ridotti.

Sia l’intervento sia il recupero sono molto più rapidi rispetto alla tecnica chirurgica tradizionale.

 

Gonartrosi: le alternative all’intervento chirurgico, quando si può

I grandi risultati ottenuti grazie alla chirurgia mini invasiva sono stati dimostrati e documentati da anni, ormai, anche nel nostro Paese. Si tratta, pur sempre, di un intervento che specialisti e professionisti del settore come il dr. Michele Massaro, chirurgo ortopedico esperto di mini invasiva, consigliano solo in extremis, quando è strettamente necessario ovvero nei casi in cui terapie farmacologiche o fisioterapiche non offrono gli effetti sperati.

In quali casi si può evitare l’intervento? Cosa fare in alternativa?

Il dr. Massaro Michele è pronto a risponderci.

I trattamenti non chirurgici sono il primo approccio terapeutico che interviene sui sintomi della gonartrosi (dolore, gonfiore, rigidità). In assenza di lesioni cartilaginee conclamate, anomalie biologiche o meccaniche che interessano l’articolazione del ginocchio, l’intervento chirurgico non è necessario.

Prima di decidere per l’intervento, eseguo valutazioni e verifiche molto accurate. Insieme al paziente, dopo averlo informato a 360 gradi, decido di ricorrere ad un intervento per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva soltanto se la gonartrosi è avanzata, il danno articolare è grave, invalidante, provoca un importante irrigidimento doloroso che condiziona pesantemente la qualità della vita”.

Se la gonartrosi non è invalidante, non scatena dolore o gonfiore eccessivi e non causa un danno preoccupante alla cartilagine, il dr. Michele Massaro consiglierà al paziente una terapia conservativa o parzialmente curativa. Vediamo in che consiste.

 

Gonartrosi: terapia conservativa per evitare l’intervento

Nei casi meno gravi di gonartrosi, si ricorre a diverse terapie o soluzioni alternative di vario tipo per intervenire sui sintomi (dolore, gonfiore).

Ecco quali sono:

  • Terapia farmacologica con assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), antidolorifici (paracetamolo), condroprotettori, infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi o di acido ialuronico);

  • Trattamenti di fisioterapia ed esercizi fisici finalizzati a potenziare la resistenza, il tono e l’elasticità dei muscoli che sostengono l’articolazione del ginocchio:

  • Riduzione del peso corporeo se il soggetto è obeso o in sovrappeso;

  • L’utilizzo di stampelle per la deambulazione;

  • Nutraceutici orali, prodotti derivati alimentari a cui si attribuiscono diversi effetti benefici per l’omeostasi articolare. Tra questi, glucosamina (zucchero amminico) e condroitin solfato (un glicosaminoglicano solfato) che rappresentano alcuni tra i componenti principali della matrice cartilaginea extracellulare;

  • Cellule staminali onnipresenti nel corpo, prelevate soprattutto da midollo osseo e tessuto adiposo periombelicale per la rigenerazione della cartilagine e per intervenire sull’osteoartrosi. Diversi studi hanno mostrato buoni risultati e miglioramenti sia in termini di dolore sia di funzionalità articolare.

In tutti i casi, il potenziamento muscolare è importante: serve a velocizzare i tempi di recupero e riabilitazione.

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Sul mercato sono arrivati dei nuovi alleati per la postura corretta di chi vive in ufficio otto ore al giorno. Si tratta delle scrivanie elettriche per ufficio, utili perché si adattano alla persona che li ci lavora (e quindi non è più la persona che deve adattarsi alla scrivania) e perché lo fanno in maniera rapida, anche più volte al giorno.

Sappiamo che esistono dei piccoli accorgimenti da seguire per salvare la nostra schiena. Come ad esempio la regola dei 90 gradi, ergo testa allineata al collo e muscolatura del collo non in tensione; spalle che devono essere il più rilassate possibile e braccia appoggiata ai braccioli o alla scrivania in modo tale che il gomito formi un angolo di 90 gradi. Le gambe non dovrebbero essere accavallate e la schiena dovrebbe seguire le curve fisiologiche della colonna con l’osso sacro ben appoggiato allo schienale della sedia.

Tecnologia pratica ed ergonomica per le scrivanie per ufficio

Abbiamo sempre pensato che fosse la sedia per ufficio a fare la differenza, oltre alla nostra postura. Oggi invece la differenza la possono fare anche le scrivanie. Come? Con nuovi meccanismi meccanici o elettronici che permettono di alzare o abbassare la scrivania per adattarsi nel miglior modo possibile a chi quella scrivania la vive tutti i giorni. La scrivania dovrebbe essere alta circa 80 cm e la cosa ideale sarebbe fare dai 2 ai 4 cambi di posizione all’ora, stando anche in piedi non più di 20 minuti.

Stare in piedi in ufficio infatti sarebbe un toccasana per la schiena e non solo. Chi lavora in piedi davanti a una scrivania infatti sarebbe più energico e più produttivo, almeno stando agli studiosi del British Journal of Sports Medicine per cui bisognerebbe lavorare al computer anche stando in piedi.

Le standing desk non sono altro che un piano di lavoro con mouse e tastiera, mediamente da terra a 130 cm, con tastiera rialzata e inclinata di 15° e lo schermo all’altezza degli occhi in modo che la testa di chi lavora stia in asse non si pieghi in avanti. Scrivanie che possono alzarsi o abbassarsi nell’arco della giornata grazie a comandi meccanici o elettronici.

Gli standing desk potrebbero diventare effettivamente il modus operandi del futuro per tutti: in Scandinavia, secondo una stima, il 90 per cento dei colletti bianchi hanno accesso a postazioni di questo tipo. Ma nel Regno Unito ne dispone per ora soltanto l’1 per cento dei lavoratori e in altri paesi occidentali la percentuale è ancora più bassa

 

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Il misuratore di pressione, detto anche sfigmomanometro, è uno strumento finalizzato a misurare la pressione in casa. Sempre più persone fanno ricorso al misuratore di pressione per tenere sotto controllo la circolazione del sangue. L’alternativa è recarsi presso una farmacia o il proprio medico di base, ma questo non è sempre possibile soprattutto per le persone anziane o per chi ha difficoltà di movimento. Esistono sul mercato diverse tipologie di misuratori di pressione, alcuni manuali ed altri digitali, adatti alle esigenze ed alle necessità di ogni utente. Bisogna quindi tener conto anche delle caratteristiche e delle modalità di funzionamento di questo utile articolo.

Come scegliere il miglior misuratore di pressione? Innanzitutto è opportuno capirne il funzionamento. Il misuratore di pressione serve per monitorare la pressione sanguigna, calcolando la forza di sangue nel cuore, dove la pressione è più alta. La pressione arteriosa viene quindi controllata mediante lo sfigmomanometro, che indica i valori di minima e di massima. Ipertensione o pressione alta sono patologie che possono provocare infarti o ictus, quindi è bene tenerle sempre sotto controllo abbinando uno stile di vita sano ed un’alimentazione equilibrata e salutare. Al momento della misurazione è opportuno misurare la conferenza del braccio o del polso, in modo da ottenere una misurazione precisa. Per essere sicuri della buona qualità del prodotto bisogna controllare che abbia la certificazione EHS, rilasciata dalla Società Europea dell’Ipertensione.

Per il corretto utilizzo del misuratore di pressione è opportuno tenere a mente alcuni utili consigli. Per accertarsi del funzionamento dell’articolo bisogna confrontarlo annualmente con i valori di un apparecchio professionale, recandosi in farmacia o presso uno studio medico. Il misuratore di pressione contiene diversi componenti elettronici, quindi potrebbe essere molto sensibile ad interferenze da parte di altri strumenti come telefonini, forni a microonde, tablet, ecc. Per questo motivo è opportuno eseguire l’operazione in una stanza che sia priva di qualsiasi altro dispositivo elettronico, in modo da poter garantire il corretto funzionamento del misuratore di pressione.

In alcuni casi il misuratore di pressione, se non utilizzato in maniera corretta, potrebbe dare dei valori sfalsati. Per questo motivo è consigliabile effettuare due misurazioni a distanza di 5 minuti, e se i valori sono vicini sarà sufficiente effettuare una media. Per evitare di ottenere valori sballati, prima di sottoporsi alla misurazione della pressione è opportuno non assumere caffè o tè, che potrebbero alterare i valori corporei. Il prezzo del misuratore di pressione può oscillare da 20 a 100 euro, e varia in base alle sue funzionalità ed alle opzioni aggiuntive.

 

 

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Quando si sente parlare di dieta vegetariana, la paura più diffusa è che, eliminando la carne, la dieta non sia equilibrata e non abbia il corretto apporto di proteine e di ferro. In realtà si tratta di una paura infondata, dal momento che una dieta vegetariana equilibrata apporta la giusta quantità di tutti i nutrienti.
La prima regola, come in qualsiasi altra dieta, è quella di variare i cibi il più possibile.
Se si è deciso di cambiare il proprio stile alimentare e di diventare vegetariani, per prima cosa è fondamentale evitare le tentazioni. Siccome non si tratta di una scelta semplice e immediata, bisogna evitare di andare dal macellaio, cercare il più possibile di non entrare in contatto con carne e alimenti simili, evitando anche di comprare carne e pesce per altre persone.
La motivazione per avere successo è importante: perché si vuole diventare vegetariani? Solo credendo in se stessi e avendo sempre ben presenti le proprie motivazioni è possibile riuscire a portare avanti questa scelta.
Non per tutti le soluzioni drastiche sono quelle vincenti. Per alcuni il corpo ha bisogno di abituarsi a un nuovo regime alimentare. In questi casi bisogna pianificare la propria dieta, cominciando con il diminuire le quantità di carne, per arrivare con il tempo a eliminarla completamente.
L’assistenza di un esperto nutrizionista come www.dietologafalcieri.it può aiutare a stabilire un piano d’azione che si adatti alle nostre esigenze senza il rischio di superare limiti o di mancare obiettivi.
Quali alimenti non devono mai mancare in una dieta vegetariana?
Innanzitutto frutta e verdura , quest’ultima è meglio consumarla cruda, perché conserva i minerali, che vanno invece persi nella cottura.
Inoltre devono esserci ogni giorno legumi e cereali integrali: pane e pasta integrali, fagioli e lenticchie, ma anche quinoa, orzo, cous cous, per avere varietà.
Le proteine che di solito vengono ingerite con la carne devono essere compensate con proteine di origine vegetale, per questo i legumi sono importanti. La soia è un alimento che non può mancare in una dieta vegetariana: da sola contiene lo stesso apporto proteico della carne.
La frutta da sola non contiene tutte le vitamine necessarie, in particolare la B12 non è presente nella frutta. Come fare? Semplice: i latticini e le uova assunti settimanalmente permettono di integrare la vitamina nella propria alimentazione.
Anche il ferro è un componente importante e in una dieta vegetariana si trova in lenticchie, fagioli secchi, cicoria, spinaci, e frutta secca come fichi, mandorle e arachidi. In pochi, inoltre, sanno che il cacao amaro è l’alimento vegetale che contiene la maggior quantità di ferro.
Bisogna ricordarsi anche che l’assorbimento di ferro è agevolato dalla vitamina c, ma è inibito dal calcio e dai tannini.
Infine ecco due alimenti che non possono mancare in una dieta vegetariana, perché contengono moltissimi nutrienti fondamentali: il tofu e le alghe.

 

 

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Se stai seguendo un programma per la perdita di peso, è importante conoscere l’utilità delle fibre nell’ambito del dimagrimento. Mangiando fibra alimentare infatti il percorso di riduzione del grasso risulta più rapido e meno stressante, grazie ad un maggiore senso di sazietà che agevola il raggiungimento o la conservazione del tuo peso ideale.

Chi consuma cibi crudi e integrali, poco lavorati e preferibilmente insieme alla buccia, ha la capacità di tornare in forma più rapidamente anche nel caso in cui dovesse prendere qualche chilo.

Le fibre quindi sono un ‘ingrediente’ assolutamente da non sottovalutare nell’ambito di una dieta dimagrante: ma dove si possono trovare? Ogni vegetale contiene una parte di fibre che sono composte da una frazione insolubile che ha il compito di ripulire l’intestino in profondità e una frazione solubile che assume la consistenza del gel in presenza di acqua e migliora il metabolismo dei grassi e degli zuccheri, evitando accumuli.

Fibre e dieta dimagrante: meno appetito e perdi peso più facilmente

In natura qualsiasi fibra alimentare naturale presenta entrambe le parti descritte, anche se alcuni cibi hanno una preponderanza dell’una o dell’altra frazione. La crusca ad esempio contiene prevalentemente fibre insolubili mentre le mele contengono soprattutto fibre solubili.
Le fibre insolubili vanno consumate con moderazione in caso di problemi al colon o se il proprio intestino è già sufficientemente reattivo.

Una volta che vengono ingerite, le fibre si mescolano ai succhi gastrici e all’acqua: successivamente iniziano ad aumentare di volume formando un bolo che tende a favorire il senso di sazietà espandendosi all’interno dello stomaco. Da qui il bolo raggiunge l’intestino e grazie alla sua composizione il transito risulta veloce, consentendo un minore assorbimento dei carboidrati e dei grassi. Se il nostro organismo assorbe quindi meno zuccheri, si riduce la spinta insulinica diminuendo anche l’accumulo del grasso determinando dal surplus di glucosio e lipidi che il corpo non riesce a smaltire in una troppo breve unità di tempo.

Quando le fibre fermentano nel colon producendo gas, acqua e acidi organici, favoriscono la salute della mucosa intestinale evitando il ristagno di tossine che potrebbero causare gonfiori e stitichezza.

I nutrizionisti sono d’accordo nel sostenere che siano sufficienti ogni giorno 35 grammi di fibre per la salute del proprio intestino e il raggiungimento del peso forma. Tuttavia tali fibre vanno assunte insieme a molti liquidi, almeno 1 litro e mezzo al giorno di acqua: in questo modo le molecole fibrose possono aumentare di volume e contrastare la fame, la stipsi e il sovrappeso.

Salute intestinale, fibre e dieta dimagrante: anche se pratichi sport

Se vuoi assumere più fibre dalla tua dieta, prediligi alimenti biologici in maniera da poterli consumare con la buccia in totale sicurezza. La buccia infatti è la parte più ricca di fibre e se i prodotti hanno subito pochi trattamenti, risultano di più semplice assimilazione. I cibi integrali, soprattutto i cereali, si riconoscono facilmente dal colore più scuro legato all’assenza di processi di raffinazione.

In aggiunta puoi valutare anche l’assunzione di un integratore di fibre specifico: alcuni prodotti contengono oltre alle fibre anche enzimi digestivi per rinforzare la capacità del tratto digerente, grazie ad estratti vegetali attivi come la bromelina e la papaina. La sinergia tra enzimi digestivi vegetali e fibre alimentari consente di favorire la digestione evitando i fastidiosi sintomi di gonfiore e stitichezza, contenendo l’appetito e favorendo il dimagrimento e la definizione muscolare. Si tratta quindi di prodotti particolarmente adatti non solo a chi si è messo a dieta ma anche a chi pratica sport con regolarità.

 

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Perdere 10 kg in meno di un mese

Haylie Pomroy questo il nome dell’ideatore della dieta definita del “Supermetabolismo”.

Ma cos’è il supermetabolismo?

Come si fa questa dieta?

Garantisce i risultati che diffonde e promuove?

Che rischi ci sono per l’organismo?

Come effettuarla?

Queste sono alcune delle domande che possono sorgere nella mente di coloro che sono incuriositi da una dieta che promette di far perdere 10 kg in meno di un mese.

Il fondamento della Dieta Supermetabolista

Nella sostanza questa dieta agisce come brucia grassi degli alimenti assunti.

Alcune specifiche che riguardano la dieta in questione sono:

  • La suddivisione in tre fasi della dieta stessa
  • Aiuto nell’accellerazione del metabolismo
  • Aiuto nel far perdere peso in minor tempo

La soglia è quella della perdita di 10 kg in poco meno di un mese, ovvero quasi 4 settimane, a seguire verrà illustrato un menù tipico di questa dieta ma non solo.

I benefici di questa Dieta

Quando si parla di benefici di un regime alimentare, viene subito in mente la riduzione della massa grassa, questo certamente viene confermato dalla dieta del Supermetabolismo, ma a tale risultato si aggiunge anche quello di una riduzione considerevole dei livelli di colesterolo cattivo (LDL) e anche un consolidamento del tasso glicemico.

Probabilmente sono queste le ragioni che hanno portato anche personaggi sportivi di un certo livello, a scegliere questo regime alimentare.

Come annunciato in precedenza a seguire riportiamo lo schema di questa dieta:

NOTE:

  • La dieta del Supermetabolismo ha durata complessiva di 28 giorni
  • La dieta del Supermetabolismo è divisa in tre fasi, alternate in 2 o al massimo 3 giorni
  • Tutte le fasi prevedono l’impiego di cibi diversi
  • La dieta si accompagna ad una costante attività fisica
  • Occorre effettuare invece che tre o quattro pasti al giorno, cinque e almeno ogni 3 o 4 ore.
  • Colazione entro 30 minuti da quando ci si alza dal letto la mattina
  • I cibi devono essere Biologici
  • Occorre bere almeno 30 cl di acqua per ogni chilo di peso che si ha
  • Accompagnare la dieta all’esercizio fisico che andrà svolto almeno tre giorni a settimana
  • Rispettare le tre fasi della dieta

Menù completo

1a Fase della Dieta:

Lunedì e Martedì i giorni della settimana in cui seguire questa prima fase, in questi giorni mangerete frutta, verdura, proteine e cereali.

Per la colazione occorrerà una porzione di cereali e frutta.

Poi ci saranno gli altri due pasti di 5 che saranno fatti di spuntini a base di frutta

Il pranzo e la cena verranno svolte con una porzione di cereali, una di proteine e molte verdure.

2a Fase della Dieta:

Questa fase riguarda i giorni di Mercoledì e Giovedì. In questi giorni cucinerete alle griglia verdure e assumerete proteine. Anche la cottura lessa o in umido si addice a questa fase.

Per la colazione e gli spuntini delle omelette di albumi vanno benissimo.

Il pranzo e la cena saranno svolte con carni bianche e magre e verdure grigliate.

3a Fase della Dieta:

I restanti tre giorni saranno quelli della terza fase di questa dieta.

In questa fase dovrete integrare i cibi grassi, cosa che fino al week end era mancata. Ovviamente si parla sempre di alimenti sani e non di junk food.

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