Categoria: Angolo Pet

Spray nasale combatte la depressione: rivoluzionario, rapido ed efficace

Un rivoluzionario spray nasale per il trattamento della depressione a base di esketamina è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo statunitense preposto alla regolamentazione dei farmaci, degli alimenti e delle terapie sperimentali. Si tratta di un passo in avanti enorme per il trattamento di questa patologia psichiatrica sempre più diffusa, poiché oltre ad essere efficace in quei casi dove i farmaci tradizionali falliscono (dal 33% al 66% dei pazienti), lo spray offre un’azione incredibilmente più rapida. Se infatti uno psicofarmaco standard della famiglia SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) impiega un mese o più per manifestare gli effetti benefici, il nuovo trattamento agisce in tempi sensibilmente più rapidi. Inoltre, tenendo presente che chi soffre di disturbo depressivo maggiore può manifestare tendenze suicide, l’utilizzo dello spray può salvare moltissime vite.

Credit: Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson&Johnsonin foto: Credit: Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson&Johnson

Sotto controllo. Come indicato, lo spray nasale è a base di esketamina, un anestetico generale analogo alla ketamina, una droga di moda negli anni ’90 che determina effetti allucinogeni e dissociazioni psichiche. A causa dei rischi di sedazione e dissociazione legati alla sostanza, che a differenza dei comuni antidepressivi agisce sul recettore del glutammato e non sui neurotrasmettitori della serotonina, della noradrenalina e della dopamina, la somministrazione dello spray nasale può avvenire solo sotto strettissimo controllo medico e in centri specializzati. I pazienti , in pratica, non potranno portare lo spray a casa, ma dovranno restare due ore sotto osservazione dopo il trattamento, per l’intera giornata non potranno guidare veicoli o usare macchinari da lavoro. La terapia è inoltre pensata soltanto per chi non ottiene benefici dagli psicofarmaci tradizionali.

Terapia e costi. Lo spray nasale a base di ketamina sarà commercializzato col nome di “Spravato” dalla casa farmaceutica Janssen/Johnson & Johnson. Il trattamento, della durata di sei mesi o un anno in base a quanto stabilito da medico e paziente, si basa su una iniziale somministrazione di due volte alla settimana per un mese, poi una volta a settimana e poi ogni due settimane. Poiché ogni sessione costa tra circa 600 dollari e circa 900 dollari, la spesa prevista per il primo mese di terapia può arrivare a quasi 7mila dollari, con un massimo di 3.500 dollari per quella di mantenimento. Insomma, negli Stati Uniti lo spray nasale sarà tutto fuorché a buon mercato, ma grazie all’approvazione della FDA, a seguito di studi clinici che ne hanno dimostrato la grande efficacia, è verosimile che il farmaco sarà coperto dall’assicurazione sanitaria. Per quanto concerne l’Europa e l’Italia non ci sono ancora informazioni sulla possibile distribuzione, ma tenendo presenti i risultati e l’approvazione dell’ente americano è verosimile che non ci vorrà molto prima di veder sbarcare lo Spravato anche da noi. I dubbi sullo spray sono relativi agli effetti sul lungo periodo e al rischio di abuso, tenendo presente che si tratta di una composto assai simile alla ketamina. I rigidi protocolli di somministrazione stabiliti negli USA dovrebbero comunque evitare questi rischi.

Fonte: Spray nasale combatte la depressione: rivoluzionario, rapido ed efficace

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Assurda tarantola con un lungo “corno” turgido sul dorso scoperta in Africa
in foto: Credit: Ian Enelbrecht

Nel bacino dell’Okavango, in Angola, è stata scoperta una nuova e assurda specie di ragno, una tarantola con una lunga e curiosa protuberanza turgida sul dorso. Gli scienziati che l’hanno scoperta hanno deciso di chiamarla Ceratogyrus attonitifer, dove il secondo epiteto latino si riferisce proprio allo stupore per la curiosa caratteristica. In realtà ragni con strutture anatomiche simili (appartenenti dello stesso genere) sono già noti da tempo, tuttavia la protuberanza della nuova specie è decisamente la più lunga e “gonfia” mai scoperta.

Credit: Midgley / Engelbrechtin foto: Credit: Midgley / Engelbrecht

A caccia di biodiversità. A scoprire il bizzarro Ceratogyrus attonitifer sono stati due scienziati del National Geographic Okavango Wilderness Project, un progetto di ricerca mirato alla classificazione della biodiversità nel meraviglioso bacino dell’Okavango, un fiume endoreico (senza sbocchi sul mare) che abbraccia Angola, Botswana e Namibia. I due biologi, John M. Midgley e Ian Engelbrecht, ricercatori presso il Museo KwaZulu-Natal, l’Università di Pretoria e altri istituti sudafricani, durante le spedizioni condotte tra il 2015 e il 2016 hanno raccolto diversi campioni di invertebrati, tra i quali figurava anche la curiosa tarantola.

Credit: Ian Enelbrechtin foto: Credit: Ian Enelbrecht

Funzione sconosciuta. Gli scienziati non sanno a cosa possa servire la strana protuberanza sul dorso del Ceratogyrus attonitifer, ma ipotizzano un ruolo nel meccanismo di alimentazione. I ragni, dopo aver iniettato il veleno nelle vittime, ne succhiano la poltiglia interna, che scaturisce proprio dall’azione degenerativa dei potenti enzimi inoculati. Per fare ciò sfruttano dei muscoli che attivano lo stomaco come una sorta di pompa. La protuberanza potrebbe servire a potenziare l’azione di questi muscoli, ma si tratta soltanto di un’ipotesi. La struttura si presenta turgida negli animali vivi, ma in quelli morti si affloscia su se stessa, come si può notare dalla fotografia di uno dei campioni raccolti dagli scienziati.

Credit: Kostadine Luchanskyin foto: Credit: Kostadine Luchansky

Ragni battaglieri. I ragni del genere Ceratogyrus, conosciuti col soprannome di “ragni unicorno” o “ragni babbuino cornuti”, sono noti per essere molto aggressivi con chiunque provi a entrare nella loro tana, e la nuova specie scoperta non fa differenza. Il veleno di questo ragno non è molto tossico per l’essere umano, e gli unici casi di decessi registrati sono legati alle infezioni di morsi non trattati (i cheliceri sono potenti e provocano ferite profonde e dolorose). Curiosamente, la popolazione che vive nei pressi dell’Okavango conosceva da tempo questi ragni: sono conosciuti col nome di “Chandachuly” in lingua luchazi. I dettagli su questa strana tarantola sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata African Invertebrates.

Fonte: Assurda tarantola con un lungo “corno” turgido sul dorso scoperta in Africa

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Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi
in foto: Credit: Gianluca Danini

Circa 250 milioni di anni fa, nel Triassico inferiore, viveva uno stranissimo rettile dall’aspetto molto simile a quello dell’attuale ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), un mammifero con caratteristiche uniche e affascinanti. Il rettile, appartenente all’ordine degli Hupehsuchia e scientificamente chiamato Eretmorhipis carrolldongi, era noto ai paleontologi fin dal 1991 e fu classificato per la prima volta nel 2015, tuttavia soltanto di recente è stato scoperto uno scheletro completo; tutti gli altri erano inatti privi di testa. È stata proprio questa scoperta a permettere agli scienziati di comprenderne più a fondo l’anatomia e soprattutto di ipotizzarne il comportamento.

Orgoglio italiano. La descrizione più accurata dell’Eretmorhipis carrolldongi è stata fatta da un team di ricerca internazionale guidato scienziati cinesi del Wuhan Centre of China Geological Survey, che hanno collaborato con i colleghi dell’Università della California, del The Field Museum di Chicago, dell’Università di Pechino e dell’Università degli Studi di Milano. Il contributo italiano è stato dato dal paleontologo Andrea Tintori, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo meneghino.

Credit: Gianluca Daniniin foto: Credit: Gianluca Danini

Un aspetto curioso. L’Eretmorhipis carrolldongi aveva un aspetto così peculiare che sono stati gli stessi paleontologi a definirlo “strano”. Lungo circa 70 centimetri, aveva una piccola testa, piccoli occhi e un curioso becco da ornitorinco. Al centro di esso si trova un foro analogo a quello presente nel vero ornitorinco, dove molto probabilmente si trovavano i recettori che permettevano al rettile di cacciare invertebrati nei fondali fangosi. Secondo Tintori e colleghi molto probabilmente si nutriva di piccoli invertebrati come gamberetti e vermi. Era dotato di uno scheletro piuttosto robusto e si ritiene non fosse un agile nuotatore, tuttavia poteva contare su una discreta potenza grazie alle quattro grandi pinne (evolutesi in maniera simile a quelle di altri rettili preistorici acquatici, come gli ittiosauri). Il corpo era sormontato da placche ossee triangolari (chiamate osteodermi) che gli donavano un aspetto ancor più rigido e peculiare.

Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019in foto: Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019

Un habitat enigmatico. Il fossile completo dell’Eretmorhipis carrolldongi è stato trovato nella stessa area di scavi dove i paleontologi hanno trovato tutti i membri degli Hupehsuchia. Sita nella Cina centrale nella provincia dello Hubei, all’epoca del rettile era un immenso mare profondo appena un metro, costellato da lagune più profonde. È proprio all’interno di esse che sono emersi i fossili del rettile-ornitorinco. Curiosamente gli scienziati non hanno trovato resti di altri animali, come pesci, crostacei o altro, dunque hanno pochissime informazioni su questo strano ecosistema preistorico. Probabilmente le varie specie di Hupehsuchia erano in serrata competizione fra loro e si dividevano il territorio di caccia in base agli orari del giorno. I dettagli della ricerca “Early Triassic marine reptile representing the oldest record of unusually small eyes in reptiles indicating non-visual prey detection” sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Fonte: Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi

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Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi
in foto: Credit: Gianluca Danini

Circa 250 milioni di anni fa, nel Triassico inferiore, viveva uno stranissimo rettile dall’aspetto molto simile a quello dell’attuale ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), un mammifero con caratteristiche uniche e affascinanti. Il rettile, appartenente all’ordine degli Hupehsuchia e scientificamente chiamato Eretmorhipis carrolldongi, era noto ai paleontologi fin dal 1991 e fu classificato per la prima volta nel 2015, tuttavia soltanto di recente è stato scoperto uno scheletro completo; tutti gli altri erano inatti privi di testa. È stata proprio questa scoperta a permettere agli scienziati di comprenderne più a fondo l’anatomia e soprattutto di ipotizzarne il comportamento.

Orgoglio italiano. La descrizione più accurata dell’Eretmorhipis carrolldongi è stata fatta da un team di ricerca internazionale guidato scienziati cinesi del Wuhan Centre of China Geological Survey, che hanno collaborato con i colleghi dell’Università della California, del The Field Museum di Chicago, dell’Università di Pechino e dell’Università degli Studi di Milano. Il contributo italiano è stato dato dal paleontologo Andrea Tintori, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo meneghino.

Credit: Gianluca Daniniin foto: Credit: Gianluca Danini

Un aspetto curioso. L’Eretmorhipis carrolldongi aveva un aspetto così peculiare che sono stati gli stessi paleontologi a definirlo “strano”. Lungo circa 70 centimetri, aveva una piccola testa, piccoli occhi e un curioso becco da ornitorinco. Al centro di esso si trova un foro analogo a quello presente nel vero ornitorinco, dove molto probabilmente si trovavano i recettori che permettevano al rettile di cacciare invertebrati nei fondali fangosi. Secondo Tintori e colleghi molto probabilmente si nutriva di piccoli invertebrati come gamberetti e vermi. Era dotato di uno scheletro piuttosto robusto e si ritiene non fosse un agile nuotatore, tuttavia poteva contare su una discreta potenza grazie alle quattro grandi pinne (evolutesi in maniera simile a quelle di altri rettili preistorici acquatici, come gli ittiosauri). Il corpo era sormontato da placche ossee triangolari (chiamate osteodermi) che gli donavano un aspetto ancor più rigido e peculiare.

Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019in foto: Credit: Long Cheng, et al, Scientific Reports 2019

Un habitat enigmatico. Il fossile completo dell’Eretmorhipis carrolldongi è stato trovato nella stessa area di scavi dove i paleontologi hanno trovato tutti i membri degli Hupehsuchia. Sita nella Cina centrale nella provincia dello Hubei, all’epoca del rettile era un immenso mare profondo appena un metro, costellato da lagune più profonde. È proprio all’interno di esse che sono emersi i fossili del rettile-ornitorinco. Curiosamente gli scienziati non hanno trovato resti di altri animali, come pesci, crostacei o altro, dunque hanno pochissime informazioni su questo strano ecosistema preistorico. Probabilmente le varie specie di Hupehsuchia erano in serrata competizione fra loro e si dividevano il territorio di caccia in base agli orari del giorno. I dettagli della ricerca “Early Triassic marine reptile representing the oldest record of unusually small eyes in reptiles indicating non-visual prey detection” sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Fonte: Strano rettile simile a un ornitorinco scoperto in Cina: chi era l’Eretmorhipis carrolldongi

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Robot umanoidi in ospedale per la cura e l’assistenza: avviata sperimentazione in Italia

Avviata all’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (Foggia) la sperimentazione di robot umanoidi progettati per assistere i pazienti e agevolare il lavoro del personale sanitario. Il progetto di ricerca è sorto grazie alla collaborazione tra la struttura sanitaria pugliese, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova – punta di diamante della robotica a firma italiana – e i laboratori di ricerca di Roma di Konica Minolta, multinazionale giapponese del settore tecnologico impegnata in diversi ambiti, compreso quello ospedaliero. L’obiettivo del progetto di ricerca è sviluppare tecnologie all’avanguardia – come le intelligenze artificiali – in grado di supportare con efficacia il lavoro non clinico negli ospedali.

Robot umanoidi. Alla base della sperimentazione c’è il robot umanoide R1 sviluppato dagli ingegneri dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Alto fino a 1 metro e 45 centimetri, pesante 50 chilogrammi e mosso da 28 motori, R1 è stato concepito come robot per l’ambito professionale e domestico, un personal robot umanoide in grado di afferrare oggetti, imparare dall’ambiente circostante e interagire con esso, oltre che naturalmente con le persone. La sua modalità di apprendimento è basata (anche) sull’esperienza, rendendolo più ‘umano’ di altri robot in sviluppo. Oltre a rispondere alle domande, R1 può intrattenere, giocare e fare da assistente personale; si tratta dunque di un vero e proprio ‘androide badante’, che potrà essere d’aiuto e di grande compagnia anche e soprattutto alla popolazione anziana.

Un occhio al futuro. Grazie alla collaborazione con l’ospedale pugliese e le tecnologie di Konica Minolta, gli ingegneri stanno provando a trasformare R1 in un perfetto assistente ospedaliero, in grado non solo di agevolare il lavoro non strettamente clinico di medici e infermieri, ma anche di ‘prendersi cura’ dei pazienti. Il robot può infatti comprendere il comportamento del personale sanitario e degli ospiti dell’ospedale, muovendosi in completa autonomia all’interno della struttura. “L’obiettivo finale è quello di coordinare un numero maggiore di sistemi robotici e integrarli con sensori e sistemi di Internet of Things: estendere la percezione e il controllo automatico dell’ambiente consentirà agli operatori sanitari una maggiore attenzione per la cura del paziente e per la gestione delle strutture ospedaliere”, ha dichiarato Filippo Silva, R&D Strategy and Technology Manager del laboratorio di Roma di Konica Minolta. “Le nostre soluzioni utilizzano robot con maggiori capacità cognitive. Il riconoscimento di attività e oggetti, l’analisi delle emozioni e del comportamento consentono ai robot di percepire l’ambiente, comprenderlo e comportarsi correttamente”, gli ha fatto eco Francesco Puja, collega presso il laboratorio romano.

Robot in sala operatoria. I robot hanno rivoluzionato l’approccio al trattamento di diverse condizioni cliniche, permettendo interventi meno invasivi, più efficaci e sicuri. Basti pensare alla recente rimozione di un tumore al polmone grazie all’ausilio del sistema robotico DaVinci Xi presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, o a quella di un tumore al retto ‘senza cicatrici’ col robot endoscopico sperimentale “Flex Robotic”. Oltre ai robot assistenti, gli scienziati di Konica Minolta stanno sviluppando intelligenze artificiali in grado di analizzare immagini, dati e altri documenti medici, al fine di supportare al massimo il lavoro degli operatori sanitari.

[Credit: Konica Minolta/IIt]

Fonte: Robot umanoidi in ospedale per la cura e l’assistenza: avviata sperimentazione in Italia

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Per anni siamo stati abituati ad alimentare i nostri cani con avanzi dal pranzo o della cena inconsapevoli dei danni che potevamo arrecare alla salute dei nostri fedeli amici a quattro zampe. Fortunatamente negli ultimi tempi si è sviluppata una nuova sensibilità che porta a considerare i cani sempre più parte integrante della famiglia, dei veri e propri membri di cui avere cura e riguardo. Ed ecco che i padroni più attenti non si limitano a far visitare periodicamente i propri pet, per accertarsi del loro stato di salute, ma scelgono un’alimentazione sana ed equilibrata affidandosi a brand specializzati nel settore, come Natural Trainer. Una corretta alimentazione infatti è alla base del benessere fisico del nostro animale domestico e questo noto marchio, leader nel settore del pet food, lo sa bene.

L'importanza di una alimentazione sana ed equilibrata

Il nostro amico a quattro zampe ha, proprio come noi, determinate esigenze dal punto di vista nutrizionale che variano a seconda della taglia e dell'età. Scegliere per il proprio cane un cibo sano vuol dire farlo vivere meglio e a più a lungo, senza contare poi gli innumerevoli benefici anche dal punto di vista estetico. Un pelo forte e lucente, dei denti sani e bianchi sono sicuramente dei chiari segnali di un cane che gode di ottima salute. E se finalmente molti si sono resi conto che è arrivato il momento di abbandonare la vecchia alimentazione casalinga per una più adatta alimentazione industriale, capace di rispondere in modo migliore alle esigenze nutrizionali del pet, rimangono ancora molti i dubbi relativi alla scelta tra cibo secco o umido.
Prima di analizzare i pro e i contro di ciascuno occorre sottolineare che, indipendentemente da quello scelto, l'ingrediente base deve sempre essere rappresentato dalle proteine animali da combinare poi con altre sostanze che variano a seconda dell'età, delle esigenze e di eventuali patologie di cui è affetto il pet. I principali vantaggi del cibo secco sono dati dal fatto di:
– contenere tutti i principi nutritivi necessari per una dieta sana e completa, senza la necessità di somministrare al proprio cane ulteriori integratori;
– si conserva più a lungo e non è soggetto ad un rapido deterioramento;
– svolge un importante funzione di pulizia dei denti e delle gengive, prevenendo così placca e tartaro.
L'unica nota negativa del cibo secco è data dalla totale assenza di liquidi al suo interno.
Mentre il cibo umido è decisamente più appetibile di quello secco ed, essendo ricco di acqua, è maggiormente digeribile. Ha però lo svantaggio di deteriorarsi facilmente e quindi una volta aperto deve essere consumato il prima possibile. Inoltre, occorre ricordare che rappresenta l'unica alternativa valida per i cani anziani e che soffrono di problemi ai denti.
Spesso si è molto indecisi tra cibo secco e umido ma in realtà la scelta migliore rimane sempre quella di alternare cibo secco a quello umido, in modo da abituare il proprio cane ad entrambi gli alimenti.

Natural Trainer: il brand che ha rivoluzionato il mondo del pet food

Il mondo del pet food è abbastanza complesso e sono diversi ormai i brand di cibo per cani che si vantano di offrire alimenti sani ed equilibrati. In realtà, un solo marchio ha effettivamente rivoluzionato il mondo del pet food ed è Natural Trainer. Il noto brand propone infatti una ricca linea di prodotti, che è il risultato di anni di studi e di ricerche, basata essenzialmente sull'utilizzo di soli prodotti naturali. Niente conservati artificiali, zero coloranti e nessun utilizzo di organismi geneticamente modificati: queste sono le caratteristiche fondamentali di un brand leader ormai nel settore del cibo per cani ed espressione di eccellenza del made in Italy. Oltre all'impegno costante nella scelta e nella selezione degli ingredienti da utilizzare, che ormai rappresenta anche il punto di forza della filosofia di questo noto marchio, c'è da ricordare che Natural Trainer ha studiato varie linee, ognuna della quali specificatamente volta a rispondere a specifiche esigenze nutrizionali del cane in relazione all'età, alla taglia e ad eventuali patologie di cui è affetto.
A seconda dell'età del cane si può scegliere tra la linea di prodotti Puppy, Adult e Maturity e a seconda della taglia tra Mini, Medium e Maxi. Occorre infine ricordare la linea Light dedicata ai cani che soffrono di obesità o sono in sovrappeso a causa di una vita eccessivamente stabile e sedentaria. Ognuna delle linee appena elencate associa alle proteine animali ingredienti specifici come la cicoria, i semi di lino, il lievito, l'alga spirulina e tanti altri, tutti volti a migliorare il benessere fisico dei nostri amici a quattro zampe.

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Ultimamente sempre più diffusi presso ampie fasce di utenti, i pappagalli domestici sono animali che, se educati correttamente, possono offrire grandi soddisfazioni ai proprietari in quanto sono in grado di interagire con loro in maniera spesso imprevedibile.
Generalmente si tratta di animali molto curiosi e vivaci che desiderano instaurare con l'amico umano un rapporto caratterizzato da manifestazioni affettive, a volte forse eccessive; il presupposto fondamentale per impostare un buon feeling con loro è quello di saperli educare nel modo giusto.
È necessario poi riuscire a comprendere il loro linguaggio del corpo, tramite cui sono in grado di trasmettere molte sensazioni ed esigenze, tra le quali soprattutto il desiderio di coccole.
Bisogna anche destinare loro degli spazi adeguati per offrire un'esistenza piacevole e non confinata sempre ad una gabbia, e curare con particolare riguardo l'alimentazione, in quanto si tratta di animali piuttosto delicati.

Specie di pappagalli domestici

Vi sono parecchie specie di pappagalli che possono diventare piacevoli compagni della nostra vita.

Inseparabili

Agapornis selby, comunemente detto Inseparabile, è un pappagallo originario dell'Africa, caratterizzato dall'attitudine a vivere sempre in coppia, dato che quando due Inseparabili si incontrano non si staccano più. Giustamente denominati "Lovebirds", questi uccellini sono diventati il simbolo dell'amore.
Si tratta di esemplari di piccole dimensioni (dai 13 ai 17 centimetri), caratterizzati da un manto coloratissimo, spesso verde, e molto appariscente, con un capo di piccole dimensioni ed un becco giallo ricurvo. Interagiscono molto attivamente col padrone e la loro aspettativa di vita, se ben allevati, può arrivare fino ai 15 anni.

Pappagallo Cinerino

Si tratta di un uccello di medie dimensioni, con un manto dal tipico colore grigio cenere (da cui il nome) con punte candide e con una coda che può mostrare tonalità cromatiche rosse o marroni a seconda della specie.
Sono animali importati dall'Africa, di cui esistono due varietà: il Cinerino del Congo, con dimensioni di circa 35 centimetri, con becco nero e coda rossa; il Cinerino Timneh, molto più piccolo, con becco avorio e coda marrone. Sono ottimi imitatori e per questa loro caratteristica vengono prediletti dalle famiglie con bambini, ai quali si affezionano in maniera particolare; essendo molto curiosi, tendono ad annoiarsi spesso e pertanto richiedono grandi attenzioni da parte dei proprietari.

Parrocchietto Ondulato

È un pappagallo melodioso, di piccole dimensioni (tra 15 e 20 centimetri), con un manto che dal verde di base offre numerose sfumature cromatiche; il suo becco adunco è ricoperto di cera che cambia spesso colore. Originario dell'Australia, questo uccellino vive più a lungo in cattività, dove può raggiungere anche i 10 anni, mentre, se lasciato libero, non supera i 4 anni.

Calopsite

Si tratta di un graziosissimo esemplare caratterizzato da un piccolo ciuffo sul capo, simile ad una cresta, e da una macchia rotonda arancione localizzata sulle guance; ha un indole estremamente docile ed adattabile alla vita domestica, oltre che molto intelligente. Se ben educato questo pappagallino può dare grandi soddisfazioni al proprietario, con il quale è in grado di interagire giocando o anche emettendo qualche suono vocale.
Di natura socievole e per nulla aggressivo è il compagno ideale per tutta la famiglia.

Come accudire i pappagalli domestici

Per accudire un pappagallo domestico è necessario considerare alcuni aspetti:

  • la gabbia deve avere dimensioni sufficientemente ampie da consentire all'animale di muoversi liberamente senza sentirsi limitato;
  • gli accessori, oltre alle classiche vaschette per alimenti e bevande, devono comprendere alcuni giochi;
  • l'alimentazione è principalmente granivora, con differenze dipendenti dalle specie, di solito vengono utilizzati semi di girasole, di miglio e di avena, ed è possibile, in alcuni casi, integrare con pezzetti di mela, pera, carota o zucchina.
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Oggi ci rivolgiamo a tutti coloro che possiedono un cucciolo di gatto e desiderano imparare a giocare con il proprio amico a quattro zampe.
Il gioco assume, per chi non lo sapesse, molteplici funzioni ed è fondamentale per il corretto sviluppo dell’animale: concorre al giusto rafforzamento dei muscoli, prepara il micio alla vita da adulti, sviluppa le capacità venatorie e i sensi. Vediamo quindi come divertirsi con il proprio gatto, ma soprattutto quali sono gli atteggiamenti da evitare.

1. Come e quando giocare con il proprio gatto

Il gatto gioca, solitamente, più volte al giorno per alcuni minuti e le attività ludiche possono essere così suddivise:

  • sessioni di gioco con il proprietario;
  • sessioni di gioco in solitudine lasciando a disposizione dell’animale alcuni oggetti dedicati;
  • sessioni di gioco dedicate alla stimolazione mentale.

L’ideale è avere a propria disposizione piccoli giochi per gatti che siano in grado di risvegliare l’istinto dell’animale da cacciatore; in commercio vi sono palline, topini di peluche, piume attaccate a un bastoncino e molto altro ancora (sono perfetti anche i giochini fai da te come, per esempio, i rotolini vuoti della carta igienica e le bottiglie piccole di plastica).
Il segreto, per coinvolgere il micio e catturare la sua attenzione, risiede nel modo in cui si muovono gli oggetti che vengono percepiti dal gatto come prede: questi devono, perciò, allontanarsi dall’animale ed essere spostati in modo imprevedibile e con velocità variabile (si consiglia di alternare movimenti rapidi e lenti e nascondere, se possibile, l’oggetto dietro il divano o un mobile). Tutto ciò senza mai dimenticare che il gatto deve sempre trionfare e per questo motivo è importante che riesca a ‘catturare’ il suo giochino (in caso contrario potrebbe, difatti, frustrarsi).

Un’alternativa molto interessante è quella di proporre all’animale delle specie di sfide (o problemi da risolvere): riuscire a trovare bocconcini sparsi per la casa, prendere le crocchette all’interno di una scatola, ecc….
Il padrone, in questi casi, deve limitarsi a osservare l’animale, ma deve essere il gatto a ingegnarsi per superare la prova.

2. Quando il proprietario diventa una preda

Alcuni gattini, durante il gioco, tirano fuori le unghie, mordono il padrone e attentano, nel vero senso della parole, alle mani e ai piedi dello stesso.
Questo atteggiamento, che non deve essere assolutamente sottovalutato, può essere imputato a due diversi fattori.

  • L’animale si eccita in modo importante e perde il controllo: in tal caso il proprietario deve fermare immediatamente il gioco e lasciare che il micio si rilassi.
  • Il gattino non riesce a controllare il morso perché non ha ricevuto adeguati insegnamenti dalla mamma. Ciò accade soprattutto quando i cuccioli rimangono orfani o vengono sottratti alla madre prima del tempo.

Il padrone deve, quindi, essere pronto a dire un no deciso, allontanarsi dal gatto e ignorare lo stesso per alcuni minuti.
Si consiglia quindi, in ultima analisi, di:

  • evitare qualsiasi gioco che comporta il contatto diretto con gli arti superiori e/o inferiori;
  • non farsi rincorrere in giro per la casa.

È, perciò, fondamentale che il gatto impari fin da piccolo a non giocare con gli arti superiori e inferiori del proprio padrone; l’animale da adulto potrebbe, difatti, continuare ad aggredirli.
Le mani devono, infatti, essere usate solo per esprimere affetto nei confronti del proprio micio (coccole e carezze).
Rapportarsi correttamente con il gattino durante il gioco è, perciò, essenziale e tale approccio deve essere spiegato anche ai più piccoli che, in caso contrario, potrebbero correre il rischio di essere morsi e/o graffiati.

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Un corretto regime alimentare rappresenta un requisito fondamentale per assicurare al gatto un funzionamento ottimale del metabolismo.
Molti dati statistici concordano nell'affermare che molti proprietari non prestano la giusta attenzione a tale aspetto, ed incorrono in numerosi errori nutrizionali che comprendono generalmente un'insufficiente idratazione, un eccessivo consumo di carboidrati ed un surplus di cibi contenenti proteine di origine vegetale, a scapito di quelle di origine animale.
Una dieta scorretta può avere numerose conseguenze, anche gravi, sulla salute dell'animale.

Il metabolismo del gatto e l'alimentazione

– L'organismo felino non ha bisogno di carboidrati dato che possiede la capacità innata di regolare il metabolismo glucidico cellulare anche senza introdurre zuccheri con gli alimenti: pertanto, offrendo all'animale dei cibi contenenti tali sostanze, si rischia di farlo ingrassare e soprattutto di innescare dei pericolosi squilibri di natura ormonale riguardanti il metabolismo dell'insulina pancreatica, che potrebbero causare l'insorgenza di diabete mellito.
– Un altro aspetto metabolico tipico del gatto è rappresentato dal fatto che non comprende la necessità di assumere acqua, poiché i felini non avvertono lo stimolo della sete; tale situazione può causare, nel lungo tempo, l'insorgenza di gravi disturbi a livello renale, come cistite, calcolosi o blocchi urinari.
– Infine è necessario tenere presente che il gatto è un animale carnivoro, che, come tale, deve nutrirsi con alimenti contenenti proteine di origine animale, mentre mostra molte difficoltà a digerire quelle di origine vegetale. La carenza di aminoacidi contenuti nelle proteine animali può avere serie ripercussioni sul metabolismo organico dell'animale.

Alimenti umidi per l'alimentazione del gatto

Per la tendenza a non idratarsi in maniera equilibrata il gatto dovrebbe essere alimentato con una giusta quota di alimenti umidi che, contenendo elevate percentuali di acqua, rappresentano una scelta d'elezione per il suo nutrimento. Inoltre l'umido è costituito da proteine di origine animale e da pochi carboidrati, tutti requisiti indispensabili per assicurargli il benessere fisiologico.
Bisogna tuttavia tenere presente che esistono alimenti allergizzanti per l'animale, che sono la carne di agnello e di manzo, e che quindi devono essere esclusi dalla dieta. Un requisito indispensabile che il cibo umido deve possedere è quello di essere di buona qualità, è quindi consigliabile utilizzare prodotti garantiti da brand di comprovata esperienza ed affidabilità nel settore del pet-food.

Alimenti secchi per l'alimentazione del gatto

I croccantini, in linea di massima, non sono consigliabili per alimentare il gatto dato che contengono bassissime percentuali di acqua ed elevate concentrazioni di componenti vegetali; inoltre, per essere maggiormente appetibili, questi cibi vengono arricchiti con aromi ed altre sostanze di dubbia origine.
Si tratta quindi di prodotti non particolarmente sani e soprattutto poco adatti al metabolismo del felino. Nella vasta gamma di croccantini disponibili sul mercato sarebbe buona regola optare per quelli poveri di carboidrati e ricchi di sostanze lipidiche, che presentano un profilo nutrizionale abbastanza simile a quello della carne.

Dieta alternata tra umido e secco

Salvo particolari condizioni metaboliche dell'animale, per le quali sia necessario ricorrere a regimi dietetici specifici e controllati dal veterinario, la scelta migliore per la sua alimentazione consiste nell'alternanza tra prodotti umidi e secchi, in modo tale da garantirgli un corretto apporto di nutrienti e di acqua, e contemporaneamente da offrirgli cibi appetibili, variati, che siano in grado di sopperire ad eventuali carenze metaboliche facilmente presenti soprattutto negli esemplari molto piccoli.

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Esattamente come per l’uomo, un cane può soffrire di intolleranze alimentari. Quando l’animale perde il solito brio, appare inspiegabilmente stanco, privo di energia e manifesta problemi gastrointestinali, una possibile causa potrebbe essere una dieta non corretta con la presenza di alimenti intolleranti. In questi casi è necessario rivolgersi subito ad un veterinario che saprà indicare la via per ridare benessere e vivacità all’amato amico a quattro zampe.

Cos’è un’intolleranza alimentare?

L’intolleranza agli alimenti è l’incapacità di assimilare determinate sostanze che finiscono col causare disturbi, anche molto gravi, all’apparato gastroenterico. Tra i sintomi più frequenti c’è il gonfiore intestinale, diarrea e vomito. Un’intolleranza si manifesta solitamente quando il cane è ancora in giovane età, ma può colpire anche esemplari adulti. Non ci sono razze che si possono considerare più sensibili di altre a tale problema. Nei cuccioli un’intolleranza alimentare è particolarmente grave perché provoca seri danni fisici, compromettendo la regolare crescita dell’animale.

Le cause di questo disturbo alimentare sono da imputarsi principalmente a fattori genetici e all’assunzione di cibo di scarsa qualità che provoca difficoltà, da parte del cane, nell’assimilare i nutrienti (soprattutto la parte proteica).

I sintomi di un’intolleranza alimentare

Sappiamo bene come accorgersi dei problemi di salute di un cane non sia sempre una cosa semplice. È necessario avere un buon spirito d’osservazione e controllare attentamente tutti i comportamenti dell’animale, che manderà inequivocabili segnali del suo stato di disagio. Nel caso delle intolleranze alimentari sappiamo che colpiscono il sistema gastrointestinale, di conseguenza servirà prestare particolare attenzione all’appetito dell’animale ma soprattutto alla qualità delle feci.

I sintomi principali sono gonfiore intestinale, diarrea e vomito. Mentre il primo aspetto può anche sfuggire, negli altri casi è evidente come l’animale abbia dei problemi. Possono capitare fenomeni sporadici solamente per semplice costipazione, ma se le feci sono liquide o semiliquide con frequenza, è bene rivolgersi ad un veterinario per sottoporre il cane ad opportuni test clinici.

Sottovalutare il problema è un errore da non commettere. L’insorgenza della diarrea causa disidratazione e progressivo indebolimento, mentre il vomito di colore giallo o marrone (definito vomito gastrico) è spesso associato ad una gastroenterite acuta o una gastrite cronica. Tutte patologie che possono essere scatenate dalla continua assunzione di cibo intollerante.

Come combattere le intolleranze da alimenti?

Quando un veterinario decreta che il cane soffre di intolleranza alimentare, inizia un lungo percorso per cercare di capire quale sia l’alimento scatenante. Pur trattandosi di una malattia cronica si può curare attraverso una dieta controllata.

L’unica soluzione è eliminare dal cibo quotidiano la sostanza causa dell’intolleranza. Per raggiungere tale risultato è necessario applicare un regime alimentare ad esclusione della durata di almeno 6-10 settimane, introducendo un solo tipo di proteine. Basta osservare come reagisce il cane per comprendere immediatamente se il problema è stato risolto. Ovviamente in questo periodo è importante fare molta attenzione che l’animale non assuma cibo da altre fonti e che non sia libero di gironzolare. Un buon consiglio è tenere un diario in cui annotare la data di inizio della dieta e gli alimenti somministrati, per avere un quadro preciso del regime alimentare applicato.

Per rivedere il proprio cane con la consueta vitalità, basta eliminare gli alimenti colpevoli dalla sua dieta giornaliera. Una volta trovata la sostanza responsabile è necessario prestare la massima attenzione che il cane non la ingerisca nuovamente anche in piccole quantità: sarà la garanzia di avere un animale pieno di energia e sempre in ottima salute.

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