Digiuno intermittente: come può fare bene alla salute

Negli ultimi anni grazie all’ampissima diffusione di studi e approfondimenti medici su internet, sono venuti ad affermarsi nuovi modelli alimentari utili per perdere peso, ma che possono avere un impatto benefico su numerosi aspetti riguardanti la nostra salute.

Si tratta di pratiche alimentari e diete che vanno a impattare sul funzionamento del nostro metabolismo. Tra questi sicuramente le pratiche che vanno a influire sui corpi chetonici, come il digiuno intermittente anche chiamato dieta mima digiuno.

 

Come funziona il digiuno intermittente

Questa dieta prevede un’assunzione precisa di proteine (circa 11-14%), carboidrati (tra il 42-43%) e grassi (46%), per arrivare ad un totale di riduzione dell’apporto calorico compresa tra il 34 e il 54%. Con il nome digiuno intermittente possono essere considerate almeno due tipologie di varianti:

  • La dieta 5:2 in cui per cinque giorni alla settimana possiamo mangiare normalmente tutti gli alimenti senza restrizioni, e per altri due giorni (tra loro non consecutivi) l’apporto calorico non deve essere superiore rispetto al 25% di quello abituale, idealmente tra le 500 e le 600 chilocalorie divise tra colazione e cena.
  • Lo schema 16/8 che prevede una fase di digiuno lunga 16 ore in cui va evitato anche il più piccolo spuntino, non sono ammesse bevande caloriche o zuccherate e si possono assumere solamente liquidi, non calorici. In questo modo il nostro corpo prende l’abitudine a gestirsi in condizioni di ridotta sazietà. In questo modo si evita di fare scorta di energie sul finire della giornata, una condizione tipica di chi cena tardi e che si trova nella situazione di non riuscire a smaltire le calorie introdotte prima di andare a letto.

Il digiuno intermittente mette contestualmente in moto un meccanismo chiamato autofagia, secondo il quale è proprio attraverso le 16 ore senza mangiare che le nostre cellule iniziano ad “auto mangiarsi” eliminando così la cosiddetta spazzatura cellulare.

 

Benefici del digiuno intermittente

La restrizione calorica ha benefici che sono noti da decenni e sono stati documentati sulle più quotate riviste mediche internazionali. Assumere cibo in modo intermittente è una pratica che può far “stabilmente” parte di un regime di vita sano. Tra gli indizi più solidi rispetto all’efficacia di questa pratica vi sarebbe la preservazione di un corretto livello di salute di organi e cellule. Durante il digiuno intermittente infatti si va ad esaurire le scorte di glucosio andando a interpellare il grasso, quale fonte di energia. In tal modo viene migliorata la regolazione della glicemia, diminuendo la risposta infiammatoria e aumentando la resistenza allo stress.

Grazie a studi condotti sia sull’uomo che sugli animali, è emerso che il digiuno intermittente, riduce contestualmente pressione sanguigna, livelli di lipidi nel sangue e frequenza del battito cardiaco in condizione di riposo. Evidenze meno solide, ma comunque interessanti, mettono in risalto come la pratica potrebbe andare ad impattare anche sul rischio di sviluppare diabete e obesità.

 

Benefici sul cervello

Il meccanismo sfruttato dal digiuno intermittente gioverebbe anche alla salute cerebrale, con un potenziale effetto preventivo rispetto allo sviluppo di malattie neurodegenerative come l’ictus cerebrale, Alzheimer e Parkinson. Sono ancora necessarie molte ricerche in questo senso al fine di dimostrare compiutamente le correlazioni tra digiuno intermittente, apprendimento e memoria. Chi ha una storia familiare caratterizza da processi neurovegetativi dovrebbe sicuramente prendere in considerazione questa pratica.