Categoria: Salute e Benessere

Vuoi aiutare un tuo caro? Come puoi farlo? Scoprilo in questo articolo.

Se sei capitato in questo articolo è perché sicuramente conosci una persona anziana che ti sta a cuore e vuoi aiutarla a stare meglio. All’interno di questo testo ti forniremo delle informazioni su servizi precisi a cui puoi affidarti e che non richiedono in alcun modo la tua presenza. La vita odierna infatti è piena di impegni e tutto scorre troppo veloce da lasciarci quasi o per niente tempo libero, aiutare anche gli altri diventa perciò difficile. Quando però ci possiamo affidare a servizi come telesoccorso anziani a Varese tutto può essere migliore e possiamo regalare giornate di assoluta serenità a tutti i nostri cari. Scopriamo quali servizi possiamo incontrare per gli anziani.

Telesoccorso fisso

Il telesoccorso fisso è un servizio che prevede l’installazione di un servizio di sorveglianza h 24 all’interno di un appartamento. Questo servizio è collegato ad una centralina dove ci sono degli operatori pronti ad intervenire in qualsiasi momento di fronte ad una difficoltà o ad un’emergenza. Qualora il loro aiuto non sia sufficiente possono occuparsi di contattare le autorità necessarie per offrire immediata assistenza all’anziano.

Telesoccorso mobile

Il telesoccorso mobile funziona come il fisso solo che in questo caso il prodotto viene installato su un oggetto come un mazzo di chiavi, un portachiavi, un orologio, una cintura che l’anziano avrà sempre con sé. In questo caso il prodotto si occupa di monitorare lo stato di salute della persona che lo indossa, è in grado di capire se c’è un’emergenza, una caduta o altre problematiche, ed ha il GPS. C’ho vuol dire che ogni volta che c’è la necessità darà l’allarme informando gli operatori che decideranno se è sufficiente il loro intervento oppure no e in questo contatteranno le autorità competenti.

Assistenza domiciliare

L’assistenza domiciliare è un ottimo aiuto per chi ha difficoltà a svolgere le mansioni domestiche ogni giorno o ha semplicemente bisogno di qualcuno che esegua tutte quelle commissioni che da soli non si riesce a fare ad esempio la spesa, andare alla posta a pagare le bollette ect.

Assistenza medica: Questo è un servizio indicato per chi ha impossibilità di muoversi dal proprio appartamento ed ha bisogno di aiuto medico. Vengono messi a disposizione professionisti medici che eseguono visite ed esami a domicilio, infermiere che aiutano nelle terapie domiciliare, fisioterapisti che aiutano l’anziano e molto altro. Come puoi vedere sono numerosi servizi che tutelano gli anziani sotto ogni punto di vista regalandogli la serenità di una vita più tranquilla.

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Il mal di schiena è una delle cause più comuni, e si presenta con sintomi piuttosto fastidiosi che tendono a limitare le normali azioni quotidiane. Inoltre è un fastidio che finisce per svilupparsi ad un certo punto della vita per l'80% delle persone e soprattutto colpisce quelle in età compresa tra i 30 e i 50 anni. Di solito il problema si presenta a seguito di un incidente, uno sforzo eccessivo o una postura scorretta. A tale proposito vediamo nel dettaglio quali sono le cause del mal di schiena, i sintomi e i migliori rimedi per contrastarlo.

 

Le cause e i sintomi del mal di schiena

Le principali cause di dolore nella parte bassa della schiena sono in genere dovute a un trauma violento a seguito di un incidente, fratture da compressione della colonna vertebrale spesso addebitabili all’osteoporosi, ma anche a ernia del disco e sciatica giusto per citarne alcune tra le più frequenti. Il sintomo più comune del mal di schiena è il dolore localizzato nella zona lombare, e che può essere accompagnato o meno da una contrattura muscolare (dolore o debolezza nei muscoli) o da un'infiammazione dell'area da cui si irradia il disagio (gonfiore). Nei casi più gravi oltre a questi problemi, si ha anche una perdita di sensibilità e alterazioni del movimento in tutta la regione lombare e occasionalmente anche negli arti inferiori. Prima di vedere come alleviare la lombalgia, è tuttavia importante sapere che ne esistono due tipi ossia quella momentanea e la cronica. La prima in genere scompare in tre o quattro giorni circa, mentre la seconda va contrastata con l’uso di pomate o un cerotto Dicloreum per dolori alla schiena, quest’ultimo da applicare una volta al giorno e in grado di rilasciare sostanze lenitive nel corso delle 12 ore. Il prodotto tra l'altro è possibile reperirlo sia nelle farmacie tradizionali che sull'omonimo store online.

 

Rimedi per il mal di schiena

Il modo migliore per prevenire efficacemente il mal di schiena è sicuramente quello di svolgere regolarmente attività fisica ed eseguire ogni singolo consiglio medico per godere di una corretta igiene posturale. Se tuttavia nonostante ciò la condizione si manifesta, anche in questo caso i rimedi non mancano. A parte l’uso di un cerotto come il suddetto Dicloreum che tra i suoi principi attivi contiene il diclofenac sodico, ossia una sostanza che viene utilizzata in gran parte dei farmaci antiinfiammatori della tipologia non steroidea, bisogna anche prendersi cura della postura del proprio corpo modificando ad esempio il modo con cui si posiziona la schiena sia quando si cammina che da seduti. In quest’ultimo caso optare per una postura di 90 gradi è l’ideale, e allo stesso modo è preferibile utilizzare poltrone ergonomiche appositamente progettate e possibilmente dotate di braccioli e schienale. Questi ultimi infatti evitano rispettivamente la tensione cervicale e servono ad adattarsi perfettamente alla zona lombare mantenendola nella suddetta posizione a 90 gradi.

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Hai mai sentito parlare del Tai Chi? Vieni a scoprire questa disciplina sportiva in questo articolo.

A partire dal 900 in Italia, come in tutta Europa, si sono affacciate le discipline sportive cinesi, in particolare le arti marziali. Fino ad allora erano totalmente sconosciute ai nostri occhi ma non appena se ne venne a conoscenza tutti ne rimasero affascinati. Questo fece si che si diffusero velocemente e diventarono tra le discipline sportive più praticate nel mondo. Oggi il Tai Chi è una disciplina sportiva cinese, un’arte marziale, popolarissima e famosissima. Per impararla non devi fare un viaggio in Cina ma puoi frequentare una struttura idonea qui oppure seguire i corsi online di Tai Chi. Scopriamo di più su quest’arte marziale e sui suoi benefici.

Che cos’è il Tai Chi?

Il Tai Chi è un’antica pratica cinese che rientra nella categoria di arti marziali e che ad oggi rappresenta una tra le discipline più praticate e popolari al mondo. Questa sua fama la deve soprattutto ai suoi benefici e ai numerosi riconoscimenti avuti anche dal mondo scientifico.

Il Tai Chi prevede una serie di movimenti fluidi, precisi e rigorosamente lenti da eseguirsi in modo continuo. Questi movimenti vengono chiamate forme, ossia il corpo di chi la pratica raggiunge attraverso un movimento lento e preciso una forma dopo l’altra. Oltre ad avere una grande forza fisica è necessaria anche tanta concentrazione mentale che inizialmente nessuno ha ma che si sviluppa nel tempo praticando volta dopo volta.

Quali benefici porta?

Tutti possono praticare questa disciplina perché rientra in un esercizio di grado moderato quindi non richiede dei specifici livelli di preparazione fisica, è inoltre aperta a tutte le età e questo ci permette di impararla fin da piccoli. Questi sono solo due dei benefici che incontriamo, ecco gli altri:

  • Durante la pratica i tendini si allungano e distendono quindi questo porta ad una migliore capacità articolare.
  • Una respirazione più profonda quindi il corpo è maggiormente ossigenato.
  • Più forza e resistenza nel corpo ciò ci permette di prevenire numerose malattie.
  • Elimina i problemi di postura errata che abbiamo assunto negli anni.
  • Elimina le tensioni fisiche ma anche quelle psicologiche. Il corpo si rilassa maggiormente, meno ansie e più concentrazione.
  • Migliora la qualità del sonno.

Per imparare la pratica si possono svolgere corsi in palestre, scuole oppure online, oggi il panorama dell’insegnamento è davvero amplio. Quindi ovunque tu sia non preoccuparti troverai il corso che fa per te.

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Noto anche come gonalgia, il dolore al ginocchio è un sintomo molto comune e associabile ad una serie di patologie.

Questo può comparire in ogni età e può diventare anche debilitante, se non viene curato in modo tempestivo.

In genere, il dolore al ginocchio si associa ad altri sintomi, quali gonfiore, rigidità, instabilità, riduzione della mobilità articolare e arrossamento della pelle in corrispondenza della zona dolorante. 

Data la possibile diversa eziologia tra i diversi dolori alle ginocchia, altrettanto diversa è la terapia da adottare.

Infatti, per stabilire il trattamento più adeguato al caso specifico, il medico deve individuare in fase di diagnosi quale sia la causa scatenante.

Dolore ginocchio cause

Le possibili cause di dolore al ginocchio sono molte e vanno da condizioni di scarsa rilevanza clinica a condizioni di una certa gravità.

In genere, però, è possibile individuare tra le cause più comuni di dolore alle ginocchia infortuni, forme di artrite, squilibri di crescita nei giovani e sindromi da sovraccarico funzionale.

Altre condizioni che possono essere causa di dolore al ginocchio sono: la cisti di Baker, la gotta, la tendinite del popliteo, la sindrome della plica medio patellare, lacerazione del tendine del muscolo plantare, la lacerazione di una delle inserzioni tendinee dei muscoli ischio crurali e la sindrome patello femorale.

Infortuni del ginocchio

In particolare, la categoria degli infortuni comprende una vasta casistica, che va dalla lacerazione totale o parziale di un legamento alle fratture ossee, dalla lesione del menisco mediale o del menisco laterale alle borsiti, dalla lacerazione del tendine rotuleo alla lussazione della rotula.

Sindrome da sovraccarico

Per quanto riguarda le sindromi da sovraccarico funzionale, invece, queste derivano dalla ripetizione continua di un movimento, che sollecita in modo eccessivo un tendine, un legamento o un’articolazione, causando un’irritazione o un’infiammazione ginocchio.

Tra queste sindromi rientrano:

  • sindrome della bandelletta ileo-tibiale;
  • tendinite rotulea;
  • tendinite del quadricipite femorale. 

Artrite al ginocchio 

Le tipiche forme di artrite che causano dolore al ginocchio, invece, sono l’artrosi al ginocchio o gonartrosi, l’artrite reumatoide, la pseudogotta e l’artrite settica.

Dolore al ginocchio rimedi

Come anticipato, il trattamento per la cura del dolore al ginocchio è diverso a seconda di quella che sia la causa scatenante ed è per questo che è fondamentale eseguire una corretta diagnosi.

In genere, l’approccio sempre valido ad una gonalgia è il trattamento conservativo, riservando l’opzione chirurgica solo ai casi più gravi e compromessi e che non rispondano al primo trattamento.

La terapia conservativa prevede un periodo di riposo e di astensione dalle attività, soprattutto dalla pratica sportiva; in alcuni casi, si opta per un’immobilizzazione.

Al riposo, viene associata la crioterapia, ossia l’applicazione di impacchi di ghiaccio sulla zona dolorante per 4 volte al giorno per circa 15-20 minuti.

Inoltre, è consigliato comprimere la zona sede del dolore al ginocchio e mantenere la gamba in posizione elevata, così da favorire la circolazione e aiutare a ridurre l’infiammazione.

Il medico può scegliere di aggiungere una terapia farmacologica, a base di antinfiammatori e di paracetamolo, utili a gestire il dolore e a ridurre l’infiammazione.

Fisioterapia e tecar terapia

Ciò che svolge un ruolo davvero decisivo per il trattamento del dolore al ginocchio è affidarsi ad un percorso di fisioterapia, che molto spesso combina alla terapia manuale e agli esercizi di allungamento e rinforzo anche una terapia strumentale, quale la tecarterapia.

Quest’ultima è molto utilizzata per curare patologie di tipo infiammatorio e traumi, attraverso la produzione di calore endogeno nella zona dolorante.

Si tratta di un trattamento che produce tre effetti benefici principali, quali il miglioramento del microcircolo, la vasodilatazione e l’aumento della temperatura interna.

Ciò permette di controllare il dolore e l’infiammazione e di avere tempi di guarigione più rapidi.

Dolore al ginocchio intervento chirurgico

Come anticipato, l’intervento chirurgico è l’ultima soluzione a cui si ricorre ed è riservata al caso di pazienti che non abbiano avuto i risultati previsti con la terapia conservativa o per i quali la stessa sarebbe inutile.

Un classico esempio è quello della rottura del legamento crociato anteriore, per il cui recupero è necessario l’intervento chirurgico.

La chirurgia del ginocchio prevede l’esecuzione di un’operazione in artroscopia, per riparare i legamenti o i menischi danneggiati.

In alternativa e a seconda del caso specifico, però, è possibile ricorrere ad una procedura di innesto di protesi al ginocchio o ad un trapianto di cellule mesenchimali staminali, per facilitare la rigenerazione della cartilagine.

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La tecarterapia consiste in un trattamento elettromedicale, che consente di ottenere un recupero più rapido da traumi e patologie di tipo infiammatorio, che investono l’apparato muscolo scheletrico.

Il suo nome è un’abbreviazione di Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo ed è un trattamento elettromedicale.

Questa terapia viene utilizzata in modo particolare in fisioterapia, per la cura di patologie di carattere infiammatorio e di traumi, e si serve di un dispositivo, in grado di produrre calore nella zona sofferente.

La tecarterapia si attua eseguendo un massaggio tramite un strumento elettromedicale, che riesce a ridurre la sensazione di dolore e a favorire il naturale processo riparativo dei tessuti danneggiati.

Esistono due modalità di utilizzo della tecar, ossia la modalità capacità e la modalità resistiva.

La modalità capacità è indicata per la cura di problemi che interessano i tessuti molli, mentre la modalità resistiva viene utilizzata per trattare disturbi articolari, ossei, cartilaginei.

In sostanza, la tecar svolge tre effetti biologici, quali:

  • miglioramento del microcircolo;
  • aumento della temperatura interna;
  • vasodilatazione.

Tecarterapia come funziona

Vista la tecar cos'è, è importante capire bene come funziona.

La tecar è una termoterapia endogena, ossia basata sul calore, la cui produzione viene indotta dallo strumento utilizzato per la terapia, così che il calore prodotto provenga dall’interno del corpo.

Questo calore viene impiegato a scopo terapeutico per trattare dolori muscolari e articolari.

In pratica, la tecar induce il corpo del paziente a lavorare in modo attivo, producendo calore dall’interno, così da raggiungere in modo più rapido la guarigione. 

Il macchinario è composto da due piastre mobili, collegate al macchinario: la differenza di potenziale creato da quest’ultimo a livello delle due piastre muove gli elettroliti presenti nei tessuti.

È proprio questo meccanismo a produrre il calore endogeno, utile al processo guaritivo.

Tecarterapia effetti

Come accennato, la tecar produce tre effetti biologi, quali aumento del microcircolo, vasodilatazione e incremento della temperatura interna, tramite generazione di calore endogeno.

Questi risultati vengono raggiunti in base al livello energetico che il macchinario tecar trasferisce alle piastre, nello specifico:

  • l’aumento del microcircolo viene ottenuto impostando un basso livello energetico, detto atermia;
  • la vasodilatazione si ha facendo lavorare il macchinario ad un livello energetico medio, detto medio termia;
  • l’incremento della temperatura interna deriva dal mantenimento nel dispositivo di un livello energetico alto, detto ipertermia.

In sostanza, dunque, è evidente come il terapeuta sceglierà la quantità di energia in base all’obiettivo terapeutico specifico perseguito con il trattamento.

Tecar indicazioni

Una volta capito come funziona, è possibile individuare a cosa serve la tecar.

Questa terapia è ampiamente utilizzata in ambito medico e fisioterapico per la cura di numerosi infortuni, come distorsioni, tendiniti, lesioni ai tendini, esiti di traumi ossei, borsiti, problemi articolari.

Inoltre, ha vasta applicazione anche per la cura di patologie osteoarticolari e muscolari, quali stiramenti, contratture, strappi, sciatalgie, lombalgie, artrosi e infiammazioni osteoarticoli.

La sua efficacia è stata testata anche per favorire il recupero da interventi chirurgici di inserimento di protesi.

Le zone più trattate con tecar sono:

  • spalla;
  • anca;
  • ginocchio;
  • caviglia;
  • mano;
  • polso;
  • colonna vertebrale.

Tecarterapia controindicazioni

La tecar terapia rappresenta un trattamento sicuro e senza particolari controindicazioni.

Tuttavia, viene sconsigliata in caso di:

  • soggetti portatori di pacemaker;
  • soggetti insensibili ad alte temperature;
  • donne in stato di gravidanza.
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L’artrite reumatoide è una malattia a carattere infiammatorio e di tipo cronico sistemico e invalidante.

Quando si parla di artrite reumatoide, si fa riferimento ad una patologia a carico delle articolazioni sia piccole che grandi, che vengono colpite in modo simmetrico.

A causa dell’artrite, le articolazioni sono doloranti, tumefatte e vanno a deformarsi con il tempo. Inoltre, possono essere interessati anche altri organi e apparati, quali sierose, occhio vasi, cute e polmone.

In sostanza, dunque, si tratta di una malattia tipica dell’invecchiamento, che comporta la progressiva usura delle cartilagini articolari.

È possibile evidenziare l’esistenza di due varianti di artrite reumatoide, quali il morbo di Felty e la sindrome di Kaplan.

Nello specifico, il morbo di Felty si caratterizza per l’ingrossamento della milza, la riduzione dei granulociti neutrofili all’emocromo e la presenza di febbre.

La sindrome di Kaplan, invece, si presenta come una pneumoconiosi polmonare.

Questa patologia si presenta con un’incidenza di circa l’1% della popolazione adulta, soprattutto tra le donne con un’età compresa tra i 40 e i 60 anni, anche se in alcuni casi può svilupparsi in modo precoce o tardivo.

Avere maggiori informazioni a riguardo è semplice: vi basta consultare il sito Magnetorent, per richiedere maggiori dettagli e per il Noleggio di Magnetoterapia Professionale.

Artrite reumatoide cause

L’eziologia della malattia non è ben definibile, ma si ritiene che abbia origine autoimmune. Si tratta di una malattia multifattoriale, per cui presenta diverse cause, che concorrono al suo sviluppo.

In primis, si può parlare di una maggiore tendenza alla sua insorgenza in soggetti che presentino una predisposizione genetica e in coloro che siano affetti da alcune infezioni virali.

Un ulteriore fattore predisponente è stato individuato nel fumo.

In genere, l’artrite reumatoide si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti, sui quali incida un evento scatenante di natura ambientale, che attiva una risposta auto immune.

In questo modo, infatti, il sistema immunitario reagisce in modo anomalo, con conseguente sviluppo di un’infiammazione cronica e danno alle articolazioni.

I fattori ambientali che scatenano questa patologia sono stati individuati in:

  • alcune infezioni virali;
  • stress;
  • fumo;
  • cattiva igiene orale.

Artrite reumatoide sintomi

I sintomi associati all’artrite reumatoide interessano le sedi articolari e consistono in:

  • gonfiore;
  • sensazione di calore;
  • dolore;
  • rigidità articolare, soprattutto durante la fascia oraria mattutina, subito dopo il risveglio, e in seguito ad un periodo di riposo;
  • facile affaticabilità;
  • astenia;
  • limitazione funzionale nei movimenti. 

All’inizio, i primi sintomi di artrite reumatoide colpiscono in prevalenza le articolazioni più piccole, come quelle di mani, polsi, piedi e caviglie. In seguito, si estendono anche alle articolazioni di spalla, gomito, anca, ginocchia e mandibola, fino ad arrivare a colpire altre regioni corporee, come cute, polmoni, cuore, reni e occhi.

Artrite reumatoide terapia: la magnetoterapia

Ad oggi, è possibile ridurre la sintomatologia attraverso una terapia farmacologica, ma anche accedendo a trattamenti specifici, quale è la magnetoterapia.

Quest’ultima mira a ridurre l’infiammazione e il dolore dovuti alla malattia, attraverso la produzione di un campo magnetico, generato da un solenoide e da due magneti contrapposti.

Le onde prodotte dal macchinario interagiscono con le cellule a livello dei tessuti, senza provocare un aumento della temperatura corporea e senza essere assorbite dagli organi.

In questo modo, viene favorito lo scambio ionico all’interno della membrana cellulare e la rigenerazione dei tessuti.

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Cura della pelle: consigli utili per avere una pelle sana

Trattamenti di bellezza, pulizia profonda e massaggi, sono atti di fondamentale importanza. La cura della pelle è un’attività da non sottovalutare, a cui bisogna dedicarsi con costanza senza trascurarla, perché una buona routine da benefici a noi e al nostro corpo. A seconda della stagione anche la pelle cambia e va trattata con riguardo, creme idratanti d'inverno, protezioni e scrub d’estate.

Il rituale serale e del mattino deve diventare un’abitudine e una costante per il nostro stile di vita.

Come prendersi cura della pelle

Ci sono dei metodi per purificare la pelle e averne cura, ridonando naturale luminosità ed eliminando anche qualche imperfezione. Il primo passaggio è sicuramente la detersione, soprattutto dopo l’estate si può effettuare una detersione più profonda. Nonostante ciò una detersione quotidiana mattina e sera va fatta utilizzando un buon sapone detergente, un gommage esfoliante e dell’acqua tiepida. Ovviamente la sera non bisogna dimenticarsi di rimuovere eventuali residui di trucco, e una volta rimosso il trucco e fatta la detersione si può passare al tonico. Imbevendo un dischetto di cotone o dell’ovatta idrofila di tonico o acqua miscelare e tamponare sul viso, lasciandolo asciugare ed assorbire.

Dopodiché si può passare allo step dell’idratazione, applicando una crema specifica, che sia un idratante da giorno o una più ricca di nutrienti per la notte. Se si ha una pelle grassa o mista si può sostituire la crema con un siero equilibrante e purificante.

Per un trattamento più profondo si può ricorrere a una maschera, da scegliere in base al tipo di pelle.

Per la maschera viso si consiglia prima dell’applicazione si sciacquare il viso con acqua calda e applicare il latte detergente per rimuovere eventuali ostruzioni dei pori.Massaggiare la pelle con movimenti circolari quando la pelle è ancora umida, risciacquare e infine applicare la maschera. La maschera viso può essere applicata un paio di volte a settimana, oppure ogni 15 giorni.  Quando si stende una maschera viso si deve aspettare il tempo giusto, per poi rimuoverla con acqua e detergente, Pulita la pelle si può applicare il trattamento che si ritiene più opportuno. Siero, crema, contorno occhi e tonico. E se l’avete come ultimo step dell’acqua termale spray.

Se si vuole aggiungere alla pulizia viso più profondità, si può anche passare uno scrub, una maschera all’argilla o degli olii essenziali.

Per la pulizia si può pensare di utilizzare anche olii ed erbe che aiutano a dilatare i ori, così da facilitare le espulsioni delle impurità.Tra le varie erbe che si possono utilizzare c’è la camomilla, l’ortica che detergono, il limone, l’arancio e la menta che restringono i pori, il finocchio che serve a cicatrizzare. Per l’utilizzo delle erbe si consiglia, di riporle in un recipiente e versare sopra dell’acqua bollita. Ci si può porre con il viso sul vapore per 10 minuti coprendosi la testa con un telo così da non disperdere i vapori.

Una volta finita la “sauna” di vapori, ci si può rilassare eseguendo un massaggio viso con le dita e applicando una crema idratante fino a farla assorbire.

A prescindere dai prodotti che si utilizzano, per rinnovare la pelle del viso è necessario del tempo e una cura costante.

Perché trattare la pelle?

I prodotti che si possono utilizzare devono idratare e rigenerare la pelle. L’idratazione e la detersione aumentano l’elasticità e la tonalità della pelle. Così i nuovi tessuti hanno il tempo di ripararsi, l’acqua non solo idrata la pelle ma la protegge e la stimola. Molti prodotti trattano particolari problemi della pelle e risolvono gli inestetismi, nonché l’invecchiamento precoce della pelle. per capire come trattare la propria pelle si può contattare oltre che un'estetista e un operatore del settore anche un dermatologo.

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Inestetismi cutanei: ecco cosa sapere per contrastarli

Per via dell’invecchiamento cutaneo o per via di malattie tra cui acne, la pelle può presentare vari difetti estetici. Gli inestetismi cutanei sono più frequenti di quanto si immagina,ma possono scomparire con il tempo o grazie ad alcuni trattamenti. Le soluzioni per eliminarli, ridurli o curarli sono varie.

Prima di tutto è bene ricordare che il proprio corpo e la propria pelle va curato in ogni aspetto, a partire dall’alimentazione, per poi andare a finire alla beauty routine e le abitudini dello stile di vita.Anche lo stress e lo smog della vita quotidiana può influire sulla pelle e la sua elasticità e tonicità.

In particolare, gli amici di Estetica Body Charme di Donatella Di Lorenzo ci hanno spiegato come combattere e curare gli inestetismi cutane, ma prima dobbiamo sapere cosa trattiamo nello specifico.

Inestetismi cutanei: che cosa sono?

Gli inestetismi sono difetti estetici che possono scomparire da soli o se restano visibili a lungo si possono rimuovere grazie ai trattamenti estetici. I più comuni sono acne, brufoli e macchie cutanee, ma possono variare da persona a persona. in alcuni casi sono delle vere e proprie patologie che possono essere curate anche con l’aiuto di un professionista oltre che con trattamenti estetici adeguati. prima di parlare delle cure da effettuare è bene sapere come prevenire gli inestetismi della pelle, come per esempio bere tanta acqua, mangiare frutta e verdura, fare attività fisica e proteggere ed idratare la propria pelle con i prodotti giusti. Sottolineare l’importanza della prevenzione è fondamentale, e aiuta ed evita l’insorgenza di queste problematiche.

Le tipologie di inestetismi cutanei

Tutta quella serie di difetti presenti sulla nostra pelle, sono frequenti sul viso e su alcune zone del corpo, anche la cellulite può essere considerata un inestetismo, o le smagliature e le macchie solari rientrano in questa categoria. Anche le rughe, le borse e le occhiaie rientrano tra i difetti e inestetismi della pelle. Ma anche i punti neri, e i brufoli dell’acne che spesso portano cicatrici, in tutti questi casi un buon trattamento estetico può fare la differenza. Altri tipi di inestetismi  possono essere oltre le cicatrici da acne, macchie della pelle, verruche, fibromi, rosacea, capillari ma anche pelle grassa o disidratata.

Trattamenti per correggere e curare gli inestetismi

Utilizzando tecniche e trattamenti specifici come laser, peeling, scrub, elettrostimolazione in accompagnamento a delle visite specialistiche a seconda del tipo di inestetismo è possibile trattare le varie tipologie di inestetismi cutanei.

Oggi grazie ad apparecchiature come laser è possibile rimuovere i difetti con tempi di guarigione molto brevi, senza anestetici e postumi da cicatrici. Il laser garantisce precisione, sterilità, riduce il sanguinamento e anche i tempi di guarigione.

I laser possono funzionare anche su acne, cicatrici da acne o da varicella, ma anche su smagliature e cellulite. Le zone più complicate da trattare dopo il viso sono di solito l’addome, il collo e i glutei. Alcuni inestetismi si possono presentare anche dopo la gravidanza per via di cambi del corpo importanti, o una perdita di peso eccessiva dovuta ad una dieta.

Come dicevamo gli inestetismi cutanei in alcuni casi regrediscono o scompaiono man mano nel tempo, ma altri sono legati a vere e proprie patologie. Le cause variano da fattori ormonali, fattori ereditari, cambi di abitudini e stili di vita, ma anche l’esposizione solare e l’invecchiamento. Sia gli uomini che le donne sono soggetti a questi difetti, ma seguendo alcune regole di prevenzione si può risollevare il problema e limitarne il decorso.

Uno degli inestetismi più comuni è quello dei punti neri, o comedoni, che si formano quando i pori della pelle sono ostruiti. Possono essere ostruiti da cellule morte, da smog o sebo che non riesce a fuoriuscire.

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Dolore al gomito: le cause, i sintomi e le cure

Per chi compie ogni giorno numerosi sforzi, non è raro soffrire di dolori concentrati nelle articolazioni delle braccia. Il dolore al gomito è uno dei più comuni e che si presenta in diverse forme provocando danni più o meno gravi a seconda della causa scatenante.

Uno dei casi più comuni di dolore al gomito è quello provocato dalla tendinite di questa articolazione, una condizione chiamata anche epicondilite. Non sono però rari i casi in cui il dolore sia provocato anche da problemi articolari come l’artrosi del gomito o la borsite.

Il dolore al gomito può comparire con diverse sintomatologie, da fastidio lieve durante i movimenti più semplici a una sensazione di scarica elettrica associata ad altri dolori in zone del corpo. Ad ognuno di questi sintomi corrisponde una diversa causa. Il gomito è infatti una delle articolazioni più complicate del nostro corpo e comprendere le cause del fastidio può non essere facile e immediato ma è necessario per intervenire con la cura adeguata.

Dolore al gomito: cos’è

Il dolore al gomito è una condizione piuttosto comune che interessa soggetti di età e sesso differenti. Sulla base della causa scatenante, questo disturbo può essere più o meno debilitante, in quanto parliamo di un’articolazione di fondamentale importanza per il movimento degli arti superiori. All’interno di questa, infatti, si riuniscono più ossa, quella dell’omero, dell’ulna e del radio. Le stesse sono collegate da un sistema di nervi e tendini che consentono il movimento di estensione e flessione dell’arto collegandosi essi stessi al sistema muscolare.

Le cause del dolore al gomito

Data la complessità dell’articolazione, le cause del dolore al gomito possono essere diverse e interessare solo il sistema osseo o anche quello neurologico e muscolare. Uno dei sintomi più comuni del dolore al gomito è quello che dipende dall’impossibilità di estensione del braccio e dalla difficoltà di movimento anche dei gesti più semplici, come ad esempio stringere un oggetto o alzare un peso leggero. In questi casi potrebbe trattasi di epicondilite, ovvero un’infiammazione del tendine dovuto ad un sovraccarico funzionale.

Altra causa piuttosto comune del dolore al gomito, in particolare in soggetti di età avanzata e spesso di sesso femminile, è l’osteoartrosi, ovvero una forma di artrosi del gomito che si presenta come una malattia infiammatoria cronica delle articolazioni, le quali sono soggette a degenerazione graduale e assottigliamento della cartilagine. In questi casi è interessata la cartilagine articolare di troclea, capitulum, capitello radiale o incisura ulnare. L’osso, infatti, risente di del maggiore attrito dovuto all’assottigliamento della cartilagine e tende ad infiammarsi e risultare dolente.

Quasi sempre l’artrosi del gomito è collegata ad infortuni passati a danno dell’articolazione o ad attività manuali che sollecitano in modo costante questa zona. Sono diversi infatti gli sportivi soggetti al deterioramento della cartilagine del gomito.

Insieme all’epicondilite e all’artrosi, altra causa del dolore al gomito è da ricercare nella borsite, ovvero un’infiammazione della borsa sinoviale, sacche che contengono un fluido viscoso lubrificante il cui scopo è quello di ridurre gli sfregamenti tra le varie articolazioni.

Non mancano cause meno frequenti come la sindrome del tunnel carpale, la frattura del gomito, la lussazione dello stesso, la distorsione, la sindrome del tunnel radiale e la radicolopatia cervicale. Per comprendere quindi la reale causa del dolere e intraprendere la giusta cura è necessario rivolgersi ad uno specialista che possa diagnosticare correttamente la causa principale del dolore.

Le cure più comuni del dolore al gomito

Quasi tutte le tipologie di dolore al gomito hanno una costante in comune: l’articolazione. Curare questa a livello chirurgico è molto più difficile di quanto non lo sia per gli arti inferiori, sui quali è possibile intervenire sulla cartilagine. L’intervento chirurgico, nel caso del gomito, agisce sui tendini che collegano lo stesso ma vi si ricorre solo in casi estremi.

La cura più comune per il dolore al gomito è quella del riposo con crioterapia e fisioterapia volta alla ripresa della piena mobilità dell’articolazione.

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Sintomi epicondilite: quali sono e come si curano?

Spesso, durante le normali attività quotidiane o anche alzando un peso, si avverte un fastidioso dolore al gomito. In questi casi è molto probabile che il fastidio sia provocato dall’epicondilite, una tra le patologie ortopediche più comuni che mettono sotto sforzo i tendini delle braccia.

I sintomi più comuni di questa infiammazione sono quelli che interessano il gomito e che si propagano poi per tutto il braccio in modo esteso, impedendo di sostenere grandi pesi. Proprio per questo motivo, l’epicondilite è anche conosciuta come sindrome del gomito del tennista, soggetti molto interessati a questa tipologia di infiammazione a causa dello sforzo ricorrente in questa zona.

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Sono diverse le cause che possono portare all’infiammazione del gomito e al conseguente fastidio fisso che tende ad impedire ai pazienti anche i movimenti più semplici. Quali sono le cause e come può essere curata l’epicondilite?

Epicondilite: cos’è l’infiammazione del gomito

Prima di scoprire le cause e le conseguenti cure fisioterapiche e farmacologiche, è necessario comprendere cos’è l’epicondilite. Conosciuta anche “gomito del tennista”, vista l’insorgenza di questa infiammazione in questi atleti, l’epicondilite è un’infiammazione dei tendini del braccio che collegano l’epicondilo laterale all’omero. È definita una tendinite inserzionale cronica che impedisce il movimento di estensione del braccio.

Non ci sono soggetti più esposti rispetto ad altri verso questa infiammazione. Per quanto la denominazione comune “gomito del tennista” possa trarre in inganno, l’epicondilite può colpire anche un operaio, una casalinga o uno sviluppatore software che passa diverso tempo al pc in una posizione non del tutto corretta.

Le cause e i sintomi dell’epicondilite

Le cause che influenzano l’epicondilite sono diverse, le più comuni sono da ricercare nei continui urti e microtraumi provocati a carico del gomito con la sua conseguente infiammazione. In questo caso sono coinvolti i tendini estensori, in particolare quello radiale breve del carpo. Piccoli urti, cadute frequenti, ipersollecitazioni a carico dei muscoli del braccio, sono tutte condizioni che possono in qualche modo influenzare l’epicondilite.

Questa si presenta a diversi stadi, la prima delle quali è un leggero fastidio a livello del gomito che, se non considerato a tempo utile, inizia a diventare sempre più fisso e focalizzato nella parte esterna del gomito. Da qui il dolore si irradia per tutto l’avambraccio, arrivando in alcuni casi a interessare anche le dita della mano. Movimenti semplici, come alzare un peso anche leggere, stringere una maniglia o scrivere, diventano in questo caso insostenibili e dolorosi.

Il dolore può provocare un fastidio tale da incentivarci ad usare meno possibile il braccio interessato, danneggiando in questo caso la stessa articolazione che risente della rigidità prolungata creando un versamento che provoca gonfiore nel braccio.

Come si cura l’epicondilite

In seguito ad una visita accurata da uno specialista, l’unico che può davvero diagnosticare, in seguito a diversi test, la presenza o meno dell’epicondilite, è necessario agire al fine di ridurre e poi rimuovere l’infiammazione al gomito. L’utilizzo di un tutore è senza dubbio utile per diminuire la sintomatologia e il dolore, ma da solo non supporta la guarigione.

Anche l’eccessivo utilizzo di farmaci antidolorifici non supporta in sé la guarigione che può avvenire solo con la riduzione, o l’eliminazione temporanea in casi più gravi, dell’attività sportiva e quindi il riposo dell’articolazione. A questo è da aggiungere la crioterapia, ovvero impacchi di ghiaccio sulla zona al fine di ridurre l’infiammazione e consentire al fisioterapista di guidarci attraverso esercizi mirati per riacquisire la piena mobilità del braccio.

Solo in seguito è possibile recuperare la muscolatura, inevitabilmente compromessa dal periodo di immobilità, attraverso una terapia fisioterapica strumentale associata ad esercizi mirati.

È possibile valutare un intervento chirurgico solo in casi gravi in cui le terapie basilari non hanno dato esito.

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