Se vuoi essere felice, non pensare a quanti amici hai

Se vuoi essere felice, non pensare a quanti amici hai

Siamo portati a credere che gli amici abbiano una rete sociale – di persone reali – più grande della nostra, e ciò influenza sia lo stato emotivo che il benessere. È giunto a questa conclusione un team di ricerca composto da studiosi della Business School e della Medical School dell’Università di Harvard (Boston), che ha seguito con due distinti sondaggi 1.500 studenti iscritti al primo anno del prestigioso ateneo del Massachusetts.

“Sappiamo che la dimensione delle reti sociali ha un effetto significativo sulla felicità e il benessere, ma la nostra ricerca suggerisce che anche le semplice credenze sulle reti sociali dei coetanei hanno un impatto sulla felicità”, ha sottolineato la dottoressa Ashley Whillans, autrice principale dell’indagine. Nel primo sondaggio gli studiosi hanno chiesto a 1.099 studenti quante amicizie avessero stretto e quanti amici pensavano avessero fatto i coetanei, a partire dal mese di settembre, ovvero dall’inizio della carriera universitaria. Dai risultati è emerso che circa la metà (il 48 percento) pensava che gli altri avessero stretto un maggior numero di amicizie delle proprie, mentre il 31 percento ha pensato l’opposto.

In un secondo sondaggio, condotto su 389 studenti ‘mirati’ dai ricercatori, è emerso che chi credeva di aver stretto meno amicizie degli altri era anche il più infelice e con un livello di benessere inferiore. Curiosamente, chi pensava di essere meno ‘social’ degli altri all’inizio dell’anno accademico, col passare dei mesi ha ridotto questa valutazione, e gli scienziati suggeriscono che questo dipende dal fatto che si sente indietro proverà ad aggiungere nuovi amici per “pareggiare i conti”. Quando però il divario delle reti sociali è troppo grande, alcuni desistono e tendono ad abbandonare questa specie di ‘sfida delle amicizie’.

I ricercatori indicano che sovrastimare il numero degli amici dei propri coetanei, in un ambiente universitario, sia più semplice perché gli incontri sociali avvengono soprattutto in biblioteche e caffè pieni. Insomma, non si vedono facilmente le altre persone studiare o mangiare da sole. Si tratta dunque di percezioni che diventano più forti in determinate circostanze, ma che possono emergere anche in altri momenti della vita. Whillans e colleghi, che hanno pubblicato i dettagli della ricerca sulla rivista scientifica Personality and Social Psychology Bulletin, proveranno a valutarle anche in altri modelli, ad esempio tra persone che cambiano lavoro o si trasferiscono in una nuova città.

[Foto di Wokandapix]

Fonte: Se vuoi essere felice, non pensare a quanti amici hai

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